ABBANDONARE UN CANE NON È UNA SCELTA. È UN REATO.

ABBANDONARE UN CANE NON È UNA SCELTA. È UN REATO.

OGNI ANIMALE LASCIATO IN STRADA È UNA VITA TRADITA, UN PERICOLO PER TUTTI E UNA SCONFITTA DELLA CIVILTÀ.

Un gesto vile che distrugge vite: contro l’abbandono degli animali nasce una campagna di responsabilità e civiltà.

C’è un momento, ogni estate, in cui troppe strade diventano il luogo dell’abbandono, della paura e della solitudine.

Un guinzaglio lasciato sul ciglio di una carreggiata, uno sguardo perso dietro un’auto che si allontana, una vita spezzata dall’irresponsabilità umana.

La campagna promossa da S.U.L.P.L. - Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale, insieme a OPES Turismo Sociale e Sportivo e all’Istituto Cinofilo Italiano ICI, nasce con un messaggio chiaro, forte e non negoziabile:

Abbandonare un animale non è un gesto.

È un reato grave.

Non si tratta soltanto di sensibilizzazione emotiva, ma di un richiamo concreto al senso civico, alla responsabilità morale e al rispetto della legge.

Abbandonare un animale significa metterne in pericolo la vita, provocare sofferenza, esporre automobilisti e cittadini a rischi gravissimi e tradire quel legame di fiducia che un animale dona senza condizioni.

La campagna evidenzia anche le conseguenze previste dal nuovo Codice della Strada e dalla normativa vigente, arresto; ammende elevate; sospensione della patente; aggravanti in caso di incidente e responsabilità penali severe.

Dietro questa iniziativa vi è una visione precisa: costruire una cultura della tutela animale fondata su educazione, prevenzione, controllo e responsabilità collettiva.

Perché gli animali non sono oggetti da lasciare indietro quando diventano scomodi.

Sono esseri viventi, compagni di vita, presenze fedeli che dipendono completamente dalle scelte dell’essere umano.

E una società civile si riconosce anche da questo: “da come protegge chi non ha voce per difendersi.”


Dalla voce del Dott. Alessandro Marchetti, Presidente ANASPOL - Associazione Nazionale Agenti Sottufficiali Polizie Locali e Segretario Generale aggiunto del SULPL:

- “Dr. Marchetti, come pensate di trasformare questa campagna da semplice sensibilizzazione emotiva a un cambiamento reale e duraturo nella responsabilità verso gli animali?”

- “L'emozione dell'annuncio serve a catturare l'attenzione e a creare empatia, ma da sola non basta. Per questo motivo, la campagna non si esaurirà con i manifesti o gli spot estivi. Attiveremo, se le amministrazioni comunali e provinciali ci assisteranno, un programma nelle scuole per educare alla "proprietà responsabile". Questo significa spiegare concretamente cosa comporta accogliere un animale (costi, tempo, impegni veterinari) prima che avvenga l'adozione, fornendo alle famiglie gli strumenti pratici e psicologici per gestire le difficoltà quotidiane ed evitare l'impulso iniziale che spesso precede l'abbandono. La nostra campagna si propone di mappare e promuovere soluzioni accessibili, a partire dalla collaborazione e dal coinvolgimento della comunità e monitoraggio del territorio. Vogliamo creare una rete capillare che veda la collaborazione tra istituzioni locali, medici veterinari, associazioni e cittadini. Promuoveremo attivamente la microchippatura e la sterilizzazione come doveri civici, facilitando l'accesso a questi servizi. Inoltre, responsabilizzeremo la comunità stessa: l'abbandono non deve essere solo un reato punito dalla legge, ma un atto socialmente inaccettabile agli occhi di tutti.”

- “Cosa direste a chi considera ancora un cane un impegno ‘temporaneo’ invece che una responsabilità per tutta la vita?”

“A chi considera ancora un cane come un impegno temporaneo o un "esperimento" a scadenza, risponderemmo invitandolo a cambiare radicalmente prospettiva, partendo da tre riflessioni cruciali che toccano l'etica, la realtà pratica e il valore del legame emotivo. Un cane non ha i mezzi per comprendere il concetto di "contratto a termine". Quando entra in una casa, investe tutto sé stesso, sviluppa un attaccamento profondo, impara le nostre abitudini e riconosce la famiglia come il suo branco, il suo unico punto di riferimento sicuro. Spezzare questo legame dopo qualche mese o anno provoca un vero e proprio trauma psicologico. Diremmo a queste persone che accogliere un cane significa firmare un patto di fedeltà reciproca: per tutta la sua vita (che può durare dai 10 ai 15 anni e oltre), noi saremo tutto ciò che ha. Molti considerano l'impegno temporaneo perché legano la presenza del cane a una fase specifica della propria vita: i figli piccoli, un periodo di smart working, l'entusiasmo del momento. Ma un cane attraversa con noi tutte le stagioni della vita: i cambi di lavoro, i traslochi, le separazioni, l'arrivo della vecchiaia (sia nostra che sua). Considerarlo un impegno a lungo termine significa pianificare il futuro includendolo, non considerandolo un accessorio sacrificabile non appena le circostanze personali si complicano. Trattare un essere vivente come un oggetto "a noleggio" o un passatempo transitorio diseduca noi stessi e, soprattutto, le nuove generazioni. Insegnare ai figli che un animale si può accogliere e poi allontanare quando diventa "scomodo" o "anziano" trasmette un messaggio pericoloso sulla fragilità delle relazioni e sulla facilità con cui si possono eludere le proprie responsabilità. Al contrario, prendersi cura di un cane anche nelle difficoltà e nella sua vecchiaia è la più grande lezione di empatia, costanza e rispetto che si possa dare. In buona sostanza se non si è pronti ad accettare che la vita cambierà e che il cane dovrà farne parte fino al suo ultimo giorno, la scelta più matura e rispettosa non è prenderlo "per vedere come va", ma optare per forme di vicinanza diverse, come il volontariato nei canili o il supporto alle associazioni. Un cane non è un test d'ingresso, è una scelta di vita.”


Leggiamo l’autorevole voce della Dr.ssa Elisabetta Fancinelli, Segretario SULPL Modena:

- “Dr.ssa Fancinelli, pensate che servano leggi e sanzioni più severe contro l’abbandono, oppure il cambiamento debba partire soprattutto dalla cultura e dall’educazione?”

- “No, le leggi ci sono, ben chiare e precise ma, molto spesso, come accade anche per altri reati, non vengono applicate con la necessaria puntualità!”

- “Come si può aiutare concretamente la vostra campagna, oltre alla condivisione sui social, per avere un impatto reale sul territorio?”

“Condividendo, condividendo e ancora condividendo la nostra campagna ma condividendola e promuovendola realmente, non solo sull’onda emotiva del momento, perché abbandonare un cane è un crimine verso l’essere umano.”


Incontriamo, quindi, il Dott. Paolo Cusintino, Presidente dell’Istituto Cinofilo Italiano.

- “Dott. Paolo Cusintino, lei è una autorità del settore, quanto conta, secondo voi, il controllo pre-affido per evitare che un cane finisca in una famiglia non realmente pronta ad accoglierlo?”

- “In realtà oggi ci sono molti volontari che operano in altrettante associazioni che prestano la loro opera in modo ineccepibile affinché vi sia un pre-affido di altissimo livello e qualità. E comunque, conta tanto, tantissimo, diciamo che un buon pre-affido è un pilastro per la presa in famiglia di un cane.”

- “Secondo voi i social stanno aiutando davvero a creare consapevolezza sul rispetto degli animali, oppure spesso tutto si ferma all’emotività del momento?”

- “I social in parte aiutano molto quella che può essere una campagna di sensibilizzazione contro gli abbandoni e contro quello che nuoce all’animale ma, attenzione alle fake-news, molte notizie sono vere ma altrettante sono false o falsate per mera pubblicità, molte notizie arrivano distorte all’utente finale affinché vi sia poi la richiesta di aiuto ed ecco pronta l’offerta del ‘mago cinofilo’ del momento. Oggi ad esempio c’è una polemica sul ‘cane da lavoro’ tipo quelli delle Forze dell’Ordine o Protezione Civile perché c’è chi, chissà perché, li reputano stare male perché stressati dal lavoro o dall’induzione al lavoro, invece il problema è che c’è troppa gente che vuole umanizzare il proprio cane e questo è male, anzi malissimo, il cane è cane e l’essere umano è essere umano, ricordiamoci che il cane è nato come gregario dell’uomo non per essere colorato in coordinato o vestito come una bambola o un pupazzetto, il cane lo si rispetta tranquillamente facendolo lavorare, perché è la sua natura.”


In ultimo ascoltiamo Massimiliano De Cristofaro, Dirigente di Terzo Settore, Responsabile nazionale di OPES Turismo e Istruttore Cinofilo di vecchia data.

- “Secondo voi, tecnici cinotecnici ed esperti del turismo, qual è la causa principale dell’abbandono oggi: mancanza di educazione, problemi economici o scelta superficiale nell’adottare un cane?”

- “La causa principale è la superficialità. Troppa gente prende un cane sull’onda dell’emozione, della moda o dell’impulso, senza comprendere cosa significhi davvero gestire un essere vivente per 10, 15 o anche 20 anni. Da istruttore cinofilo posso dirlo con assoluta fermezza, un cane non è un passatempo del weekend, non è un giocattolo per i figli e non è un oggetto da “sistemare” quando arrivano le vacanze o cambiano le abitudini familiari. I problemi economici possono esistere, certamente. Ma nella maggior parte dei casi l’abbandono nasce molto prima: nasce dall’assenza di cultura cinofila, dalla mancata consapevolezza dell’impegno quotidiano e dalla totale impreparazione educativa e relazionale. Chi accoglie un cane deve sapere che sta assumendo una responsabilità morale, civile e sociale. E chi non è pronto a questo, semplicemente, non dovrebbe adottare. Da Dirigente del settore Turismo di OPES posso affermare che non c‘è turismo, non c’è vacanza senza il proprio cane…”

- “Quali strumenti concreti state mettendo a disposizione delle famiglie in difficoltà economica o personale per evitare che l’abbandono del cane diventi l’unica scelta?”

- “Il primo strumento è l’informazione seria, non il pietismo social! Stiamo lavorando sulla prevenzione attraverso l’educazione al possesso responsabile; consulenze cinofile; orientamento pre-affido; sensibilizzazione nelle scuole e nei territori; reti associative; collaborazione con professionisti e realtà locali. Come operatori del settore turistico e sociale sappiamo bene che molte difficoltà possono essere affrontate se si crea una rete concreta di supporto strutture pet friendly; aiuti temporanei; famiglie di appoggio; consulenze comportamentali e supporto logistico nei momenti critici. Ma va detto con chiarezza, l’abbandono non può mai diventare una soluzione accettabile. Chi ha difficoltà deve chiedere aiuto PRIMA. Le istituzioni, le associazioni e il territorio possono intervenire. Abbandonare un animale in strada, invece, significa scaricare il problema sulla collettività mettendo a rischio vite umane e animali.”

- “Avete raccolto testimonianze di persone che, grazie al supporto della campagna, hanno scelto di non abbandonare il proprio animale?”

- “Sì, e sono forse la parte più importante di questa campagna. Abbiamo incontrato persone che stavano vivendo momenti difficili - economici, familiari o personali - e che grazie al confronto, all’ascolto e all’orientamento ricevuto hanno scelto la strada della responsabilità invece di quella dell’abbandono. Questo dimostra una cosa fondamentale, molte persone non hanno bisogno di essere giudicate, ma di essere educate e accompagnate prima di compiere un gesto irreparabile. Tuttavia bisogna essere chiari anche su un altro punto, comprendere una difficoltà non significa giustificare un reato. Abbandonare un animale resta un atto grave, crudele e pericoloso. E come istruttori, operatori sociali, cittadini e come nel mio caso proprietari di cani, abbiamo il dovere di contrastarlo con educazione, prevenzione, controlli e fermezza assoluta.”

E poi ci si chiede che società stiamo diventando.

Perché l’abbandono di un animale non racconta soltanto la sofferenza di un cane lasciato sul ciglio di una strada.

Racconta qualcosa di molto più profondo, la perdita del senso di responsabilità, del rispetto e dell’umanità.

Un cane continua ad aspettare anche dopo essere stato tradito.

Rimane fermo, confuso, terrorizzato, fedele fino all’ultimo a chi lo ha appena condannato alla paura, alla fame, agli incidenti o alla morte.

Per questo il contrasto all’abbandono non può limitarsi all’indignazione estiva o a qualche post sui social.

Servono educazione, controlli, cultura cinofila, prevenzione e soprattutto una presa di coscienza collettiva.

Chi sceglie di accogliere un animale deve comprendere che sta assumendo un impegno morale prima ancora che legale.

Un impegno fatto di tempo, cura, sacrificio e presenza.

Perché gli animali non si abbandonano quando diventano difficili.

Non si scaricano.

Non si tradiscono.

Si proteggono.

Si rispettano.

Si amano.


Grazie ai nostri partners storici sensibili alle campagne contro l'abbandono e il degrado periferico, grazie a BTF Born To Fight e Movimento FCDG (Fuori i Cani Dalle Gabbie) testimonial Master "Clod" Claudio Alberton, al Presidente Paola Vegliantei dell'Accademia della Legalità, a Davide Bomben, Presidente della ConservationRisk Initiative e storico formatore dei Ranger del Kruger Park e ai fondatori della nuova Accademia per le Arti, Scienze e Professioni