Dicono che Milano sia ormai una città culturalmente asfittica, dove succede ben poco. A rianimarla ci hanno provato due giorni fa la fondazione Nicola Trussardi e Maurizio Cattelan, uno tra i più quotati artisti italiani.
Piazza 24 maggio, nel cuore del quartiere ticinese, una volta popolare, ora "alla moda": appesi all’albero più antico di Milano questi tre fantocci: bambini legati per il collo, ma con gli occhi ben aperti e lo sguardo perplesso su chi li osserva, su chi li ammira, su chi distoglie disgustato lo sguardo. Un’opera che ha avuto vita breve, brevissima, poco più di 24 ore, tanto sono bastate perché Franco De Benedetto, esasperato, si arrampicasse sull’albero, e con un seghetto tagliasse le corde di due fantocci prima di cadere a terra e farsi male.
A mettere al sicuro il terzo ci hanno pensato i vigili del fuoco: un gesto che l’uomo, dice, comunque rifarebbe. Se non fosse intervenuto lui ci avrebbero pensato i capigruppo della Lega nord al comune e alla regione, che avevano tuonato perché quell’opera fosse rimossa. E ci avrebbe pensato probabilmente anche An che ora esulta addirittura: "è stata riportata la libertà ".
Gli alleati non hanno esitato a puntare il dito contro il sindaco Albertini che aveva concesso l’uso di un'area pubblica, e che difende la sua scelta. Maurizio Cattelan non si scompone, è abituato a sollevare vespai: “la discussione continua, i fantocci non sono più lì, ma continuano a vivere nei ricordi, nelle discussioni e nei confronti, questo è interessante. Speravo che si parlasse della realtà che evoca quell’opera e non parlare dell’opera”.
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