Australia alla frutta – sabotaggi e scoperta dell’acqua calda

Martedì
20:22:08
Ottobre
02 2018

Australia alla frutta – sabotaggi e scoperta dell’acqua calda

Aghi nelle fragole

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Da qualche settimana in Australia si è diffusa una "epidemia" di aghi da cucito nelle fragole; è iniziata negli stati dell’Est e ha poi raggiunto ogni stato e territorio australiano. Il costo di questo atto di sabotaggio, da alcuni definito terroristico, è enorme per l’economia agricola australiana che, oltre ad aver dovuto distruggere quantitativi enormi di frutta, e non solo di fragole dato che gli aghi si sono poi stati trovati in altri tipi di frutta come le mele, ha subito un calo d’immagine e molti Paesi che importano la frutta dall’Australia ora chiedono, specialmente per le fragole, che siano passate per un metal detector e ai raggi X. Alcuni politici hanno definito "stupidi" questi sabotatori e Mark McGowan, il premier dello stato del Western Australia ha anche messo una taglia di $100.000 sui sabotatori, che rischiano vent’anni di galera, come "ricompensa per informazioni che portino al perseguimento di chiunque sia ritenuto responsabile di aver inserito aghi nelle fragole trovate nello stato". Che siano stupidi è opinabile, perché col costo di qualche centesimo hanno messo in ginocchio un’industria che ha i suoi gravi difetti … e sono probabilmente stati (o stato) emulati da altri che hanno creato la "epidemia" di aghi; ma se di emulazione non si è trattato questi individui, non stupidi ma sicuramente vigliacchi schifosi, potrebbero essere una organizzazione che intende punire una politica agricola che non va certo verso l’interesse dei cittadini australiani che sostanzialmente si trovano tagliati fuori quel genere di lavoro per l’abbassamento dei salari, grazie alla semi-schiavitù dei "working holidays visa" (visto vacanza lavoro), cioè ragazzi che, al di sotto dei trent’anni, possono lavorare in Australia per un anno e, se trovano un "lavoro" nel campo dell’agricoltura per tre mesi, o più precisamente per ottantotto giorni, possono stare nel Paese per un altro anno. Il problema è che questi giovani, in maggioranza europei e asiatici, quando vengono pagati, ricevono salari che raggiungono l’abisso di $2.50 all’ora o vengono pagati a seconda di quante ceste di prodotto agricolo riescono a raccogliere, insomma una politica che appunto taglia fuori la manovalanza australiana che non può certo sopravvivere con paghe miserevoli e al contempo sostanzialmente umilia centinaia di migliaia di cittadini esteri che vedono inevitabilmente questo squallidissimo lato della politica agricola australiana. Il bello è che due volte all’anno circa i mass-media australiani scoprono l’acqua calda e fanno un bel report sui ragazzi sfruttati dall’agricoltura ed è quindi ovvio che i governi siano informati del problema ma se ne lavano le manine. Ma c’è soprattutto da chiedersi a vantaggio di che cosa sia (la domanda è retorica) questa trovata agricola del "working holidays visa", quando si pensa che il costo del cibo in Australia è andato alle stelle negli ultimi decenni, senza un sostanziale incremento dei salari per la classe media. Per esempio la carne australiana costa meno in Tailandia che in Australia … È ovvio che una politica speculativa al massimo, tutta incentrata al guadagno e all’esportazione, crea un inevitabile risentimento sia da parte degli australiani che da parte dei giovani stranieri sfruttati a livello di semi-schiavitù. È quindi ragionevole pensare che se un giorno le autorità sosterranno che si è trattato di terroristi dell’ISIS o simili, ci saranno ottime ragioni per dubitarne. La speculazione è diventata una invisibile costante delle menti di fango che governano il mondo e queste inzozzano anche l’Australia e i cittadini onesti ne pagano inevitabilmente le conseguenze. Questa speculazione non riguarda solo l’agricoltura in Australia ma anche l’immigrazione, l’edilizia e il settore minerario (solo il 20% circa di coloro che lavorano in quel campo sono australiani) dove, a conferma come chicca finale di questi giorni si è visto un ulteriore ingiustificato innalzamento del prezzo dei carburanti. Un assurdo quando si pensa che le compagnie petrolifere, quasi tutte straniere, estraggono petrolio in Australia ma le stesse nei Paesi del Medio Oriente tengono il costo dei carburanti a un prezzo bassissimo non solo per i Paesi dove questo viene estratto ma anche per i Paesi loro amici, cioè Paesi Mediorientali che non hanno petrolio. Quindi i fessi sono sempre i cittadini dei Paesi Occidentali che subiscono sempre più l’arbitrio delle multinazionali che trattano come burattini i governi di molti Paesi, così ogni tanto qualcuno gl’infila un ago proprio li…

Matteo Cornelius Sullivan

Source by Matteo_Cornelius_Sullivan


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