ROMA - Questa volta il pacco bomba aveva un destinatario preciso, un nome e cognome: quello di Gianluigi Basiglietti, il cronista del ''Corriere di Viterbo'' che si è occupato delle buste esplosive recapitate il 4 novembre scorso alla Questura del capoluogo e alla stazione dei carabinieri di viale Libia, a Roma, dove l’ esplosione ha ferito gravemente il comandante Stefano Sindona. Un altro elemento ha, pero', contribuito ad aumentare la preoccupazione: nel pacco consegnato al quotidiano viterbese c' erano 200 grammi di polvere nera, il doppio rispetto agli altri, pressata in modo tale da provocare una deflagrazione molto potente. ''Poteva ucciderè' ha fatto notare un investigatore. l’ ordigno è stato reso inoffensivo dagli artificieri della Questura di Roma che hanno accertato che la polvere era stata messa in un portacd di plastica morbida chiuso da una zip con l’ innesco solito - batteria, fili, lampadina - ma adattato al tipo di custodia.
Pur se differente rispetto agli altri - non più le custodie per videocassette - il senso dell’ ordigno non cambia: una risposta all’ arresto di Massimo Leonardi, il leader del movimento anarchico viterbese. Cagliaritano d'origine ma viterbese d'adozione, Leonardi è finito in manette a meta' ottobre in seguito al pestaggio di un carabiniere durante il corteo del 4 ottobre scorso in occasione della Conferenza Intergovernativa dell’Ue. Leonardi, considerato un leader di spicco nella galassia degli anarchici, era gia' stato al centro di indagini: nel '96 fu denunciato per associazione sovversiva e due anni dopo per resistenza, oltraggio e danneggiamenti durante una manifestazione a favore del Chiapas. Nel '98 la polizia di Viterbo lo denuncio' per una manifestazione non autorizzata organizzata dagli anarchici contro il sistema carcerario italiano. Leonardi fu anche indagato per danneggiamenti a negozi dopo il suicidio di due anarchici a Torino. Alla luce degli ultimi due pacchi bomba recapitati a Viterbo gli investigatori stanno riconsiderando un altro episodio avvenuto nel capoluogo: un attentato sventato una ventina di giorni fa alla sede del Centro Sociale del Ministero di Grazia e Giustizia. In quell’ occasione fu scoperto per tempo un contenitore con 15 litri di benzina collegato ad un rudimentale innesco messo accanto al cancello di ingresso della palazzina che ospita gli uffici di una struttura che si occupa dei problemi dei detenuti.
l’ allarme è scattato alle 12 quando il pacco è stato portato in redazione da una impiegata della societa' che gestisce la pubblicita' del quotidiano e che, normalmente, riceve la corrispondenza per poi smistarla ai vari uffici. La busta, dalla quale fuoriusciva polvere nera, era stata avvolta nel cellophane dal personale dell’ ufficio postale del capoluogo. Il nome del giornalista e l’ indirizzo erano stati scritti con una penna biro nera. Nel predisporre la posta l’impiegata aveva tagliato con le forbici parte del cellophane di rivestimento senza bucare, per fortuna, il plico ed evitando di provocare lo scoppio. Il personale della Digos ha prelevato il plico e lo ha consegnato agli artificieri che hanno proceduto al disinnesco. Alla redazione del quotidiano sono giunte attestazioni di solidarieta' dalle organizzazioni dei giornalisti e da esponenti del mondo politico nazionale e locale.
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