Quello che mi fa più incazzare dei moderni comunisti, o sedicenti ipnotizzati di sinistra è il loro credersi superiori agli altri, istruiti, intelligenti ed intellettuali.
Quello che però mi manda in bestia è il negazionismo.
Eccolo qui il tipico "compagno" lavoratore italiano, il “Compagno col SUV”, il “Guevarista col mutuo” o peggio, il “Rivoluzionario da aperitivo”.
Ovviamente, vogliono far penzolare tutti quelli che non sono come loro tipo Duce a Piazzale Loreto ma, altro non sono che globalisti da divano un po annoiati ed arroganti.
Tuttavia . . .
Essere di destra non significa essere fascista e tantomeno nazista.
Non c’entra un cazzo!
Essere di destra oggi significa appartenere a un’area politica che può avere idee conservatrici, nazionali, liberali, identitarie, tradizionaliste o sovraniste, ma che si muove dentro il sistema democratico e costituzionale.
Il fascismo è stata un’esperienza storica precisa, con un’ideologia, un regime, un partito unico, la soppressione delle libertà politiche e una precisa concezione dello Stato.
Il nazismo, poi, è un’altra cosa ancora, con caratteristiche storiche e ideologiche proprie.
Confondere deliberatamente destra contemporanea, fascismo e nazismo non è analisi politica: è semplicemente un modo per "evitare" di discutere nel merito delle idee.
Io posso essere di destra, posso avere idee nazionali, conservatrici o identitarie e posso rivendicarle senza dovermi giustificare ogni volta davanti a qualcuno che pretende di stabilire che cosa posso pensare.
E soprattutto una cosa va detta chiaramente: la democrazia non appartiene alla sinistra!
Punto.
Anzi, ne è proprio lontana.
La destra democratica non ha bisogno di rinnegare la propria identità per dimostrare di essere democratica.
La sinistra ha forse rinnegato i 100.000.000 (...cento milioni) di morti nei gulag ed altrettanti sparsi per il mondo nelle varie dittature antiche e moderne?
Ha bisogno, semmai, di confrontarsi sulle proprie idee, sui propri programmi e sulle proprie proposte.
Quindi basta con l’equazione: destra = fascismo = nazismo!
È storicamente superficiale, politicamente strumentale e intellettualmente troppo comoda.
Se volete discutere di politica, discutiamo delle idee.
Non delle etichette che ci appiccicate addosso se non siamo di sinistra, ovvero, se non amiamo le ammucchiate promiscue e sui carrozzoni arcobbalò o se non possediamo villette milionarie in toscana, nel litorale di Capalbio!
Ma tu guarda se con soli 12 chilometri di spiagge sabbiose, dune protette e natura incontaminata nella Maremma meridionale toscana, scalzi da maggio a settembre con lo spritz in mano e la servitù, ci devono insegnare cosa significa proletariato oppure alzarsi alle 5 del mattino per andare a lavorare e tornare a casa la sera!
Perché il proletariato, evidentemente, oggi non è più quello che lavora, produce, paga le tasse e arriva a fine mese facendo i salti mortali.
No.
C'è infatti il compagno 3.0 che oggi rimonta sul vecchio e caro metalmeccanico della Fiat di Melfi che, paradossalmente, incazzato nero con questa sinistra denaturalizzata, vota invece a destra!
Il nuovo proletariato è quello che discute di disuguaglianze dalla veranda vista mare, con il mojito ghiacciato e il cellulare da 2.500 euro in mano.
Quelli che ti spiegano lo 'sfruttamento' mentre qualcuno gli rifà il letto.
Quelli che pontificano contro il capitalismo, rigorosamente dopo aver prenotato il resort.
Quelli che combattono le differenze sociali… purché la differenza sia tra chi serve il tavolo e chi ci siede.
E guai a parlare di merito, lavoro, sacrificio e responsabilità individuale: improvvisamente compare il fantasma del fascismo, del neoliberismo e della società patriarcale.
Ma la realtà è molto più semplice: c'è gente che alle cinque del mattino è già in piedi perché deve andare a lavorare, e c'è chi alle cinque del mattino deve ancora decidere quale champagne ordinare.
Il problema non è avere privilegi o vivere bene.
Il problema è pretendere di rappresentare il popolo lavoratore senza averne mai condiviso le fatiche, e soprattutto avere la presunzione di spiegare a chi lavora davvero come dovrebbe vivere.
Il proletariato non è un costume da indossare durante una festa a tema.
E nemmeno una posa da Instagram.
È il lavoratore che timbra, produce, si sporca le mani, paga il mutuo, l'affitto, le bollette e le tasse e magari, alla fine del mese, deve pure sentirsi fare la morale da chi gli spiega che la vera rivoluzione è scegliere tra prosecco biologico e champagne equo-solidale.
Poi c'è tutta la fase del cortocircuito interno del movimento woke, degli omosessuali e dell'adattamento all'islam come futuro modello di vita, ma questo è un altro articolo!
Insomma: compagni, tranquilli.
La lotta di classe può aspettare.
Prima finiamo lo spritz. . .
Salute, Cin-Cin, prosit, anzi, facciamolo bene: "Alla nostra raffinata resistenza: che questo calice di vino biodinamico, rigorosamente ancestrale e non filtrato, ci difenda dalla volgarità del reale e dal neoliberismo imperante. Cin cin, con la consapevolezza di chi soffre per il sociale ma non rinuncia al bouillabaisse!"
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