Con una simpatica serata a tema alla quale sono intervenuti alcuni bei nomi dello spettacolo e della cultura ( abbiamo notato Neri Marcorè, Giobbe Covatta e Stefano Rodotà tra i partecipanti all’evento ) Lucio Sforza, patron ed anima del famoso ristorante orvietano, ha inaugurato il suo nuovo locale romano in zona Salario, in un ambiente fresco, pulito, semplicemente accattivante.
Il tema della serata è stato quello della presentazione, oltre che degli ambienti del ristorante, progettati e realizzati con elegante ed efficiente sobrietà dall’Arch. Gianfranco Pigozzi, è stato quello di presentare una cucina inedita per Roma, una cucina che ricorda sapori ormai dimenticati dalla civiltà consumistica che impone di mangiare precotti, surgelati ed altre simili nefandezze dimenticando quella cucina di una volta fatta di ricette “ povere “ che sanno infondere il gusto del sapore e l’eleganza della forma nelle pietanze che Lucio, un “ Tre Gamberi “ nella guida del Gambero Rosso, riesce a preparare con la spesa che egli personalmente fa al mercato.
Il menù del locale non è particolare, è unico: intanto perché introduce piatti della cucina della vicina Tuscia ma oltre tutto perché si basa su quelle pietanze delle nostre nonne che hanno a base e per guida la stagione che si vive ed i relativi prodotti, il territorio dal quale i prodotti provengono ed il ricordo di sapori dimenticati: insomma Lucio Sforza riesce a far rivivere il passato attraverso la preparazione sapiente e delicata al tempo stesso di cose dimenticate con accostamenti apparentemente strani ma sicuramente efficaci quali la coratella con i gobbi, l’oca con le prugne, la zuppa di fagioli e castagne al profumo di arancia candita o " particolarmente squisito e delicato " lo stinco di agnello con le acciughe.
I dolci rappresentano lo sforzo finale di un menù del tutto insolito e che vale la pena di degustare, sia per il pranzo che per la cena: il tiramisù di pane, la crema cotta di cioccolato e liquirizia, il budino di salvia o la spuma di patate e zabaione rappresentano quanto di più sobrio e raffinato sa esprimere l’arte culinaria di Lucio e del suo staff di cuochi e di preparatori.
Una parola sull’ambiente: sobrio, dalle linee pensate ad arte e con colori tenui, lunari ma di una eleganza sopraffina che ti attrae come una calamita anche grazie all’uso di materiali “ poveri “ come la base della cucina di Lucio, ma anche raffinatamente arredato con tavoli Knoll di Saarinen e sedie Jacobsen di disarmante semplicità e purezza quasi a voler sottolineare il tipo di cucina servita in questo ristorante dal nome veramente strano: l’Asino d’Oro ( la semplicità della simpatica bestia da soma e l’eleganza e la preziosità dell’elemento che attrae perché lucente ).
Eppure, malgrado la cucina del locale sia quella di una volta e che a Roma sarebbe stata interpretata alla stregua di una qualunque trattoria, il locale innova e ripudia questo schema classico di abbinamento, sia pure “ nel povero “: non pentole appese ai muri o tavoli con classiche tovaglie a quadretti, non sedie fintamente sgangherate ma eleganti Jacobsen che fanno da contorno a bellissimi tavoli ubicati in un “ labirinto “ disegnato dall’Arch. Pigozzi utilizzando pannelli di cemento chiusi, ma aperti a voler significare la eleganza e la semplicità del locale ( una ex carrozzeria, ubicato in quella che fino ad alcuni anni fa era una periferia romana e che ora è assurto a quartiere elegante della città eterna ).
La bottega, come la definisce Lucio, è insomma un locale nel quale entrare e consumare rappresenta una sorpresa, stimolante e piacevole al tempo stesso, ornata di semplicità ed eleganza, di qualità e di un rapporto qualità - prezzo veramente interessante e che già nella precedente esperienza di Orvieto a “ La Volpe e l’Uva “ è valso al nostro appassionato Lucio il riconoscimento di intenditori assai più famosi di chi scrive queste semplici ed appassionate righe che vogliono rappresentare un grazie ed un riconoscimento al valore ed al coraggio di un cuoco - imprenditore che vuole ripetere a Roma i successi riportati in tanti anni di militanza orvietana.
Paola Di Pietro
338 2653386
paoladipietro_1@libero.it
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