I produttori vinicoli che mi piacciono sono quelli che sanno di uomini,che hanno l’allure del contadino. Di loro...visionari,colti,emancipati...schiettezza e orgoglio sono i tratti caratteriali che più mi seducono. Raro trovarne numerosi. Non nella nutrita schiera di personaggi annoverati fra i produttori di “Les Caves de Pyrene“.
Alcuni li ho conosciuti. Tutti mi hanno conquistato. Ciascuno è a suo modo diverso,libero:chi fa il vino per passione finisce per esprimere la sua anima unica,individua,irripetibile. Provo brevemente a narrarli.
Comincerò dal ricordo di Natalino Crognaletti,titolare dell’azienda marchigiana “Fattoria S.Lorenzo“. Si direbbe che viva esclusivamente per il suo vino e quando si va a cena da Lui e scatta la scintilla dell’appartenenza e della solidarietà è capace di stapparti l’impossibile,fino a violare il Sancta Sanctorum in cui riposa il vino di punta dell’azienda,il “San Lorenzo“,verdicchio di stupefacente longevità e complessità. Profumi sottili e delicatissimi promanano dal bicchiere,sempre vivo e brillante.
Esprime debordante umanità anche Paolo Veglio,cercato e stanato nella “Cascina Roccalini“,dominante in impareggiabile positura un’ansa del Tanaro. Umiltà e attenzione affiorano in ogni suo gesto,misura in ogni parola. E’ una delizia stare in sua compagnia. E il Barbaresco che produce ha pochi eguali,senza tema di smentita.
Di tutt’altro tenore l’incontro con Fulvio Bressan. Perennemente su di giri,ruvido e sanguigno,si mostra consapevole della preziosità dei suoi gioielli enologici(Pignol in primis....) fino alla superbia e sembra non ammettere repliche e critiche di sorta specie se fatte da dilettanti e non partecipi della sua arte. Ma i vini sempre lo soccorrono. Qualsiasi cuspide caratteriale del facitore è smussata dalla bontà diffusa dei suoi nettari e presto si dimenticano le asprezze comportamentali e le tempeste umorali. Diametralmente opposto è l’incipit relazionale di Natale Simonetta,l’anima di “Cascina Baricchi“. Di squisita delicatezza,sembra volere innanzitutto la tua felicità. I suoi vini sono lo strumento di una missione edonistica e vivificatrice,di una visione pacificatrice. Quando sono stato in azienda,ai limiti dell’areale del Barbaresco,le vigne in posizione magica e precipite e dal microclima capace di generare un ice-wine,sembravano disegnate da un artista,fasciando in composte e multicolori scriminature le colline d’intorno. In quella circostanza la sua assenza è stata un’occasione mancata. Ma in un’inaspettata cena foggiana abbiamo recuperato quel fraseggio che nella sua terra sarebbe stato ancora più intimo e incisivo.
Anche per Francesco Cirelli la congiuntura astrale favorevole è scoccata incredibilmente a Foggia. Produttore in quel di Atri dei tipici vini abruzzesi,trebbiano,cerasuolo,montepulciano,ha nel naturale istinto empatico e nella scommessa enologica dell’anfora le sue principali attrattive. Sorridente,caldo,ironico il suo approccio;intrigante,succosa,bevibilissima la sua ambrosia. Ci diventi amico subito,in cinque minuti,e dei suoi vini vorreste averne cartoni.
Concludo raccontando il fugace contatto intercorso con Ezio Cerruti,grande vigneron piemontese. Pur non avendoci mai parlato mi ha colpito a Cerea,durante la kermesse “Vino Vino Vino 2012“, la sua figura eterea ed imponente,di un’eleganza e di una bellezza senza affettazione e senza tempo.
Ho bevuto poi a casa il suo “Sol“ e gliel’ho scritto.
Pronta la sua risposta,sobria e di antica cortesia.
Un uomo ed un vino affascinanti.
ROSARIO TISO
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