Lecce: Anche la Suprema Corte si dimostra intransigente sull’evasione fiscale. Secondo la sentenza n. 38619 del 3 novembre 2010 rischia la reclusione da sei mesi a due anni chi non versa l’iva dichiarata, se il mancato pagamento si estende oltre il 27 dicembre dell’anno successivo a quello di riferimento.
Per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di IDV e fondatore dello “Sportello Dei Diritti” la decisione in esame è importante anche per il calcolo temporale del comportamento omissivo anche per la verifica di applicazione del beneficio dell’indulto.
Il Tribunale di Ancona, infatti, aveva applicato questo beneficio nei confronti di un uomo che non aveva versato l’iva dichiarata nell’anno 2005. Mentre il Procuratore generale presso la Corte d’appello del capoluogo marchigiano aveva presentato ricorso affermando l’inapplicabilità dell’indulto, in quanto secondo la procura il reato si era consumato nel vigore della nuova normativa, la quale prevede, per coloro i quali omettono il pagamento dell’iva, un trattamento sanzionatorio equivalente a quello previsto per il sostituto che non versa le ritenute d’acconto.
I giudici di piazza Cavour hanno quindi accolto il ricorso sostenendo che “per la consumazione del reato non è sufficiente un qualsiasi ritardo, ma occorre che l’omissione del versamento dell’imposta dovuta si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento”.
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