KENYA,- “L’attribuzione del premio Nobel a Wangari Maathai è una pietra miliare nel riconoscimento delle battaglie a favore dell’ambiente e dei diritti umani nei Paesi in via di sviluppo”: lo ha detto alla MISNA Jennifer Wanjiku, presidente della Commissione diritti umani del Kenya, dopo aver appreso che la sua connazionale e amica Maathai " con la quale ha combattuto molte battaglie in questi anni - è stata insignita oggi del prestigioso premio, assegnato per la prima volta a una donna africana. “È davvero una buona notizia per il Kenya, per le donne e per chi ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente” aggiunge Wanjiku, al telefono con la MISNA da Nairobi. “Il suo ruolo è stato enorme non solo per le lotte ecologiche, ma anche per la crescita della donna nei Paesi africani.
Ora che Maathai fa parte del governo (è sottosegretario all’Ambiente e alle risorse naturali, ndr) saprà portare nell’agenda politica le questioni dei diritti umani: è questa la grande sfida” dice ancora la presidente della Commissione diritti umani del Kenya.
“Il premio che ha ricevuto oggi " le fa eco da Londra Pida Ripley, fondatrice dell’associazione ’Women aid’ " conferma l’impegno della professoressa Maathai a favore di tante battaglie, di cui ha pagato il prezzo in prima persona”. Ripley ricorda in particolare la determinazione mostrata nel 1989 dalla neo-premio Nobel " fondatrice del Movimento ’Green Belt’ una dozzina d’anni prima - nell’opporsi alla cementificazione dell’’Uhuru Park’ nel centro di Nairobi: “Aveva tutti contro, venne denigrata e persino incarcerata per alcuni mesi” racconta ancora la responsabile di ’Women Aid’.
“La sua grande forza fu di mobilitare l’opinione pubblica internazionale, anche a costo di scontrarsi con l’allora presidente Daniel Arap Moi”. La lotta della Maathai non fu inutile: il ’polmone verde’ della capitale sfuggì alla colata di cemento (“volevano costruire un complesso di 60 palazzi” ricorda Ripley), e l’ecologista-biologa venne premiata come ’donna dell’anno’ dalla ’Women Aid’: “Fu un riconoscimento meritato anche per gli abusi che aveva patito di persona” spiega alla MISNA la responsabile, che aggiunge: “Vorrei ricordare che è stata la prima donna dell’Africa centro-orientale a ottenere un dottorato e la prima a occupare una cattedra universitaria, in veterinaria, come professore associato”. [EB]
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