Tutto sotto controllo, senza che finora ci sia stato un segnale allarme o di attenzione in più. Questa la valutazione delle forze dell’ordine nel secondo giorno del Social Forum Europeo di Firenze. I monitor della sala operativa dellla questura rimandano le immagini riprese dalle numerose telecamere installate nei punti chiave del capoluogo toscano, soprattutto in prossimità dei cosiddetti obiettivi a rischio (monumenti, sedi istituzionali, banche) e finora non è scattata alcuna emergenza. Un servizio di pattugliamento costante ma al tempo stesso discreto viene operato da polizia, carabinieri e Guardia di Finanza nelle strade di Firenze. Con il trascorrere delle ore comunque la vigilanza diventa più serrata, pur mantenendo comunque un profilo basso, nel senso che le forze dell’ordine cercano di non dare l’impressione di presidiare massicciamente la città . I momenti chiave sono attesi nella giornata di sabato, quando si svolgerà il corteo 'No Global’. Sarà allora la prova più importante per tutto l’apparato della sicurezza predisposto per il Social Forum.
Sovranità alimentare, pace e giustizia, economia solidale, esclusione sociale, informazione e colutura. Non è solo cortei, canti, slogan, abbigliamento stravagante o palloncini colorati il Social forum europeo. Ma anche lunghe giornate di dibattiti, seminari, convegni, tutti tesi a discutere le proposte e individuare le strategie per costruire quell’ "altro mondo possibile" cui aspirano i no global. Dibattiti e seminari affollati nelle fredde sale della Fortezza da Basso o delle altre strutture in cui si svolge il forum, in cui giovani e meno giovani ascoltano, intervengono, chiedono, spiegano. "Non c’è pace senza giustizia", viene ripetuto da più parti, e la stessa "giustizia deve essere raggiunta con mezzi di pace". "Costruire la pace vuol dire unire una serie di comportamenti", dice Tonio dall’Olio di Pax Christi; vuol dire "dare vita a una cultura che sia capace di dar vita alla pace", gli fa eco Lidia Menapace, del coordinamento permanente contro la guerra. E, quando si parla di politica militare dell’Europa, esigere che sia una "politica di neutralità ". Ma serve anche una nuova politica che "garantisca la sovranità alimentare di ciascun Paese, l’accesso ai mezzi di produzione come l’acqua, le sementi, la terra e il credito". Una politica che "garantisca prezzi remunerativi per i contadini, e che rispetti l’ambiente", non come avviene in Colombia dove - denuncia l’economista Hector Mondragon - negli ultimi 15 anni "2,5 milioni di contadini sono stati privati della propria terra per fare spazio all’estrazione del petrolio e alle grandi vie di comunicazione". È poi assurdo, viene sottolineato, che le regole del commercio prevalgano sul diritto dei popoli a potersi nutrire: perciò da Firenze partiranno due campagne, una contro la Wto e l’altra contro gli aiuti all’ export agricolo. E cosi', tra una tavoletta di cioccolato o un caffè tutti con garanzia di commercializzazione 'equa e solidalè, si passa al rapporto tra informazione e cultura, su come i mezzi di comunicazione debbano essere mezzi di cultura al servizio dei cittadini. "Si dice che questo è un secolo multiculturale, dell’interscambio delle informazioni - spiega Luciana Castellina - ma non è vero, perché con il moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione, le fonti diminuiscono drasticamente". Mentre Rainer Rilling, della fondazione Rosa Luxemburg, punta il dito contro la pubblicità , accusata di "congelare l’intelligenza umana il tempo necessario per guadagnar denaro: questo meccanismo - aggiunge - ha come unico obiettivo quello di far soldi e rafforzare il mercato". Si dibatte già da tre ore di economia solidale quando il sole tramonta dietro le colline che circondano Firenze. Ma nelle sale della Fortezza si continua a discutere di come proporre un modello sociale alternativo alla globalizzazione neoliberale, un nuovo rapporto economico tra Nord e Sud del mondo. O dell’esclusione sociale, di un'Europa che - spiega Osaren Binoba, del coordinamento europeo dei sans papier - criminalizza gli immigati, produce sempre più povertà , anche dove c’è lavoro, perché lo rende precario, ed esclude da ogni diritto i giovani, gli extracomunitari, i disoccupati. È ormai buio nel 'fortino' no-global. Ma la gente continua ad arrivare. "Hai sentito Bovè stamattina?", chiede una giovane con accento calabrese. "No, ero al convegno con Lindsay German (Stop the War, ndr.)", le risponde un ragazzo fiorentino. "Ma sbrigati - le dice fendendo la folla che ancora entra alla Fortezza - c’è il seminario sull’America Latina, e siamo già in ritardo".
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