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Settembre
24 2021

Biodistretti e bonifica dei terreni agricoli

Dai diari di Silvana Zambanini

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Tempo fa ho assistito ad una curiosa discussione fra agricoltori che parlando di biodistretti si confrontavano sul ruolo dell’Ente preposto ad occuparsi di agricoltura, migliorie della salute e qualità della vita nel territorio trentino. Mentre un giovane, quasi raffinato, alto e con barbetta, cipiglio rampante e linguaggio politichese metteva in risalto la top position a risvolti internazionali dell’attività dell’ente, l’altro ribatteva che era solo un giro di soldi, e che, parole testuali, “scelta bucolica del biologico? … i contributi europei se li vogliono continuare a pappare loro”. Quanto al miglioramento della vita degli agricoltori un terzo aggiungeva “sì, bravo, a noi i ne lassa i problemi, i contributi i se li ten lori”. Più dietro, quello occupato dal cellulare in mano, smorzava il suo dissenso confermando l’adesione del consorzio. A cosa? Chissà perché, mi chiedevo, ogni visione ideologica è sempre in chiave monetaria.

Ancora una volta, la disquisizione sui biodistretti locali, collegata all’obiettivo della commissione europea di raggiungere il 25% della superficie certificata a biologico entro il 2030, non considerava nemmeno minimamente la situazione ambientale con la quale invece si devono fare i conti. Basta così poco … la tempesta Vaia del 2018 o le più recenti trombe d’aria in Valsugana e sull’alto Garda trentino che hanno letteralmente spappolato palme e distrutto meleti, sono soltanto un primo assaggio. Purtroppo è una questione di tempo e bisognerebbe agire anziché disquisire. Quella discussione avrebbe dovuto quantomeno vertere su biodistretti e bonifica dei terreni agricoli, ma evidentemente quegli agricoltori non si rendevano conto della gravità in cui siamo.
L’Onu annuncia “I cambiamenti climatici sono “inequivocabilmente” causati dall’uomo e il pianeta Terra marcia verso il punto di non ritorno”; ma a quel punto siamo già arrivati.

I biodistretti: una realtà soltanto ora in voga in Trentino


Si definisce biodistretto un’area vocata al biologico dove produttori, cittadini, operatori turistici e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse. In epoca di transizione ecologica il Trentino, fanalino di coda del biologico in Italia e con il solo 5,4% dei propri terreni coltivati in biologico, dichiara la scelta: “gestire la propria terra nel migliore dei modi, partendo dall’attenzione per la salute delle persone attraverso pratiche agricole e produttive rispettose dell’ambiente e del paesaggio, per la qualità della vita attuale e futura, e per le opportunità di lavoro e di sviluppo turistico ed economico che permettano a noi e a chi verrà dopo di noi di continuare a vivere tutto il Trentino”… è l’idea che oggi chiamiamo BIODISTRETTO TRENTINO. Oppure è ancora politichese, dacché scrivono “un Trentino Biologico innovativo, accattivante, attraente, salubre, interessante, importante”?
Ritengo che il biologico sia innanzitutto una competenza di Madre Natura. Occorre preservare il ciclo biologico dell’ecosistema per evitare un declino irreversibile, ma non credo sia questo il motivo del referendum del 26 settembre 2021 e vi spiego subito perché.

Ci sono leggi ed atti normativi che riguardano gli interventi di bonifica a fronte di “un evento che sia potenzialmente in grado di contaminare un’area agricola” o a fronte dell’“atto di individuazione di contaminazioni storiche”, ma non si considera che proprio gli organi territorialmente competenti siano essi stessi responsabili dell’inquinamento in quanto conniventi.
In tal modo il principio comunitario «chi inquina paga» non può essere applicato, soprattutto se il ripristino ambientale viene illusoriamente istituito attraverso i biodistretti.

Del principio comunitario «chi inquina paga» lo si vada a raccontare alle famiglie colpite da tumori e malattie dipendenti da tali contaminazioni. Quali “misure di riparazione e di ripristino ambientale, al fine di minimizzare e ricondurre ad accettabilità il rischio derivante dallo stato di contaminazione presente nel sito” si possono mettere in atto dopo 50 anni di irrorazioni di pesticidi autorizzate ed accumulate nei suoli?

A proposito di biodistretti e bonifica dei terreni:
un po’ di storytelling

Nel 2003 ero stata all’ufficio frutticoltura di un Ente preposto per dire che avremmo potuto creare un’eco-regione, un fiore all’occhiello dell’agricoltura mondiale, ma mi risposero “se ha la formula se la tenga ben chiusa in cassaforte”.

[img-righr]IMG_5573-300x402-1.jpg[/img-righr] Nel 2005, il settore ricerca di AXS M31 allora diretto dal ricercatore Alessandro Mendini, aveva rilevato nei terreni della Val di Non la presenza di microrganismi resistenti. Allora percorrevo le strade della Val di Non e mi fermavo nei paesi tappezzando i muri di manifesti sulla bonifica gratuita dei terreni agrari. Dicevano “arriva la femna dalla macchina gialla” e subito dopo qualcuno li strappava via o li copriva con qualcos’altro. Avevo dato l’allarme ambientale anche tramite pubblicazioni sui quotidiani. Un giornalista mi chiamò per fare un’intervista che non avvenne mai. Finché un bel giorno qualcuno disse “se vogliono continuare a lavorare digli che portino giù la formula”. Era il diktat dell’Ente ancora oggi preposto ad occuparsi di agricoltura, migliorie della salute e qualità della vita nel territorio trentino.

Pubblicazioni sul quotidiano l’Adige - 08 e 09 Settembre 2007

Si è aspettato 40 anni pensando alla formula, anziché partecipare. Come dire … oggi sarebbe collaborazione, ma invece per loro diventa umiliazione. L’unica alleanza da stringere ora rimane quella con Madre Natura.

Il potere può rendere ciechi

Il potere può rendere ciechi e la visione statica lontano dalla realtà diventa condanna dei propri figli e dei figli dei figli. Non si tratta semplicemente di limitare gli interventi chimici, oggi ci vorrebbero 5 anni di trattamenti con Bio Aksxter® per bonificare i terreni agricoli della Val di Non, altro che biodistretto e futuro sostenibile, altro che “operazione vino”; non basta coltivare a vigna quei terreni cristallizzati, la vite non depura anzi succhia più del melo. Inutile sostituire le colture mantenendo i terreni inquinati. Inutile alzare i limiti massimi di rilevabilità dei residui chimici nei prodotti agricoli. I biodistretti non servono se non si attua una vera e propria bonifica dei terreni agricoli e l’unica tecnologia in grado di farlo, sia nel caso dell’agricoltura intensiva paladina dei pesticidi che nel caso dell’agricoltura biologica dove si coltiva su terreni che di biologico hanno poco, è quella di Bio Aksxter®.
Quanto al percorso dei 9 anni rimasti per attuare i biodistretti, adesione volontaria a parte, il vero diktat sarà quello di Madre Natura.

In Italia dominano scelte contrastanti che, in quanto tali, possono condurre solo alla stabilità del caos. Se da un lato si vuole un’agricoltura protagonista della politica ambientale del Paese, come anche la logica della collettività vorrebbe, dall’altra esistono Enti ed Istituti che contrastano una ricerca capace di salvaguardare e tutelare l’agricoltura, l’ambiente e la salute.
E’ come se, stando su una barca che sta per affondare, prossimi ad un’isola, si volesse rimanere in mare per continuare ad essere capitani, tenendo un remo in mano. AXS M31 con la sua bio-formulazione avanzata si rivolge a tutti coloro che, invece di rimanere su una barca che sta per affondare, vogliono mettersi in salvo su quell’isola e scoprirne il tesoro.


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Source by Silvana_Zambanini


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