Scapigliatura Moratti: Una mostra che indaga sulle radici e la storia della nostra città

Domenica
15:05:09
Maggio
03 2009

Scapigliatura Moratti: Una mostra che indaga sulle radici e la storia della nostra città

Il Sindaco ha presentato “Scapigliatura " Un pandemonio per cambiare l’arte” che sarà allestita dal 26 giugno al 22 novembre con 260 opere che celebreranno il movimento che naque a Milano nell’Ottocento

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Milano: “Una mostra che indaga sulle radici e sulla storia della nostra città analizzando il percorso di un movimento articolato che ha dato vita a una rivoluzione culturale. Un’esposizione che, grazie ai gessi restaurati del monumento delle Cinque Giornate di piazza Cinque Giornate ci offre la possibilità di far vivere e riscoprire un patrimonio che, a volte, viene dato per scontato”.

Il Sindaco Letizia Moratti ha partecipato, questa mattina, insieme all’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory, l’amministratore delegato di Artematica, Andrea Brunello e la curatrice Annie-Paule Quinsac, alla conferenza stampa di presentazione della mostra “Scapigliatura " Un pandemonio per cambiare l’arte” che verrà allestita a Palazzo Reale dal 26 giugno al 22 novembre.

“È una mostra che ripercorre un periodo storico molto ricco dal punto di vista culturale - ha detto il Sindaco - che poi ha visto nascere il Futurismo e che pone Milano come città capace di interpretare il nuovo e all’avanguardia, rispetto alla cultura classica e alla retorica del conformismo. Indaga dal punto di vista della pittura, della scultura e della letteratura questo periodo, che va conosciuto maggiormente e rivalutato”.

E’ un’esposizione di 260 opere, tra dipinti, sculture, grafiche e incisioni, che vuole celebrare il movimento che, dalla seconda metà dell’Ottocento fino ad inizio Novecento, seppe coinvolgere tutte le arti in un rinnovamento e traghettò la società italiana verso un cambiamento ideologico e di costume e che nacque proprio nel capoluogo lombardo.

“Credo nella Scapigliatura perché ne abbiamo bisogno, perché è un movimento anticonformistico che crede nella libertà artistica e ha in se la tensione degli opposti " ha spiegato Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura del Comune di Milano -. Con questa mostra Milano opta per una politica culturale contro una certa omologazione dei consumi e dei costumi. Del resto questo è il nostro anno, senza la Scapigliatura non avremmo avuto probabilmente Futurismo e da qui Milano deve continuare il suo moto di città dei movimenti. La Scapigliatura ci offre anche la possibilità di promuovere Milano come città della lettura e dell’editoria, per questo offriremo questa esposizione alla visita dei bibliotecari che dal 25 al 27 agosto saranno a Milano per IFLA dal 23 al 27 agosto”.

Il termine “Scapigliatura” deriva dal titolo del romanzo di Cletto Arrighi (giornalista, scrittore e patriota) La Scapigliatura e il 6 febbraio (1861-62), in cui, con i toni passionali del racconto popolare, si narra la vicenda milanese di un ’gruppo’ di scontenti e ribelli, “vero pandemonio del secolo”¦serbatoio ”¦ dello spirito di rivolta e di opposizione a tutti gli ordini stabiliti”, che finiscono con il sacrificare la vita nei moti antiaustriaci del 1853.

Promossa dal Comune di Milano " Cultura e prodotta e organizzata da Palazzo Reale e Artematica, col patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, l’esposizione è curata da Annie-Paule Quinsac e coadiuvata da un comitato scientifico composto da Giuseppe Farinelli per la letteratura, Paolo Repetto per la musica, Gaetano Oliva per il teatro, Anna Finocchi per i rapporti con l’architettura. In mostra saranno presenti i lavori di trentotto artisti, da Giovanni Carnovali detto Il Piccio a Daniele Ranzoni, da Tranquillo Cremona a Giuseppe Grandi, da Gaetano Previati a Medardo Rosso, a Pietro Troubetzkoy, provenienti da raccolte pubbliche e private italiane e da prestigiose istituzioni straniere quali il Groninger Museum di Groningen, in Olanda, e il Szèpművèszeti Mùzeum di Budapest, coprendo un arco temporale di quattro decenni in cui il movimento si è evoluto dall’iniziale serrata polemica ad un nuovo accademismo.
A corredo, nello stesso periodo, presso la Biblioteca di via Senato viene approfondita la parte letteraria e giornalistica della Scapigliatura. Per la prima volta viene esposto il Fondo di Angelo Sommaruga di proprietà della Biblioteca di via Senato: lettere, biglietti postali, cartoline (fra cui alcune inedite di Gabriele D’Annunzio e Giosuè Carducci), volumi, riviste fra cui “Cronaca Bizantina” e “Forche Caudine” (di cui è stato editore). Sarà presente inoltre una sezione dedicata alla caricatura e alcune opere di artisti scapigliati fra cui Ranzoni, Troubetzkoy e Conconi.

Per tutta la durata della mostra, Milano diventerà un palcoscenico aperto a esecuzioni musicali, liriche, letture di testi, pièce teatrali, proiezioni cinematografiche. Saranno anche ricostruiti alcuni itinerari mirati ai luoghi canonici, urbani, della “vita” scapigliata, come le osterie, i caffè e gli atelier.

IL PERCORSO ESPOSITIVO.
Il percorso espositivo, organizzato in sezioni cronologiche, prenderà il via da Gli anni ’60. La formazione di un’estetica. Qui si troveranno le opere de Il Piccio, un precursore che, nelle ultime stagioni della sua vita, elaborò una pittura sfumata, tutta d’atmosfera, e di Federico Faruffini, che sperimentò l’intensità coloristica intesa come lingua delle emozioni, accanto al quale s’incontreranno i lavori di Filippo Carcano, innovatore nel linguaggio pittorico ma meno propenso all’intimismo.
I protagonisti della sezione Gli anni ’70. Il momento d’oro saranno Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona e Giuseppe Grandi che, in sodalizio, elaborarono la ’macchia’ scapigliata e la scultura pittorica, sostituendo al finito accademico, basato sul disegno della forma, una materia fluida, in cui la forma è colore carpito alle zone d’ombra, suggerendo, e non descrivendo, il reale. La parte GIi anni ’80 è dedicata all’affermazione della scultura scapigliata, che prende avvio dal rifiuto del concetto rinascimentale di statuaria come plastica e apre così la via alla cosiddetta “scultura impressionista”. In mostra si troveranno i lavori di Giuseppe Grandi, del quale per la prima volta verranno presentati al pubblico i gessi - restaurati per l’occasione - del monumento alle Cinque Giornate, di Ernesto Bazzaro, del giovane Paolo Troubetzkoy, allievo di Ranzoni, del primo Leonardo Bistolfi e di Medardo Rosso. L’ultima sezione, Gli anni ’90, evidenzierà come, in pittura e scultura, l’apporto delle nuove leve permette l’elaborazione di un vero e proprio accademismo del linguaggio scapigliato (come nel caso dello scultore Eugenio Pellini o del pittore Camillo Rapetti), mentre la visione scapigliata diventa un banco di prova per i futuri “divisionisti”, come ad esempio Gaetano Previati.

Accompagna l’esposizione il catalogo a cura di Annie-Paule Quinsac e realizzato da Marsilio Editori. Il volume segue l’andamento delle sezioni cronologiche del percorso espositivo ed è arricchito dai saggi di Giuseppe Farinelli, Paolo Repetto, Gaetano Oliva, Anna Finocchi.
La mostra. Il percorso espositivo, organizzato in sezioni cronologiche, prenderà il via da Gli anni ’60. La formazione di un’estetica. Qui si troveranno le opere de Il Piccio, un precursore che, nelle ultime stagioni della sua vita, elaborò una pittura sfumata, tutta d’atmosfera, e di Federico Faruffini, che sperimentò l’intensità coloristica intesa come lingua delle emozioni, accanto al quale s’incontreranno i lavori di Filippo Carcano, innovatore nel linguaggio pittorico ma meno propenso all’intimismo.

I protagonisti della sezione Gli anni ’70. Il momento d’oro saranno Daniele Ranzoni, Tranquillo Cremona e Giuseppe Grandi che, in sodalizio, elaborarono la ’macchia’ scapigliata e la scultura pittorica, sostituendo al finito accademico, basato sul disegno della forma, una materia fluida, in cui la forma è colore carpito alle zone d’ombra, suggerendo, e non descrivendo, il reale. La parte GIi anni ’80 è dedicata all’affermazione della scultura scapigliata, che prende avvio dal rifiuto del concetto rinascimentale di statuaria come plastica e apre così la via alla cosiddetta “scultura impressionista”. In mostra si troveranno i lavori di Giuseppe Grandi, del quale per la prima volta verranno presentati al pubblico i gessi - restaurati per l’occasione - del monumento alle Cinque Giornate, di Ernesto Bazzaro, del giovane Paolo Troubetzkoy, allievo di Ranzoni, del primo Leonardo Bistolfi e di Medardo Rosso. L’ultima sezione, Gli anni ’90, evidenzierà come, in pittura e scultura, l’apporto delle nuove leve permette l’elaborazione di un vero e proprio accademismo del linguaggio scapigliato (come nel caso dello scultore Eugenio Pellini o del pittore Camillo Rapetti), mentre la visione scapigliata diventa un banco di prova per i futuri “divisionisti”, come ad esempio Gaetano Previati.

Attività parallele. A corredo, nello stesso periodo, presso la Biblioteca di via Senato viene approfondita la parte letteraria e giornalistica della Scapigliatura. Per la prima volta viene esposto il Fondo di Angelo Sommaruga di proprietà della Biblioteca di via Senato: lettere, biglietti postali, cartoline (fra cui alcune inedite di Gabriele D’Annunzio e Giosuè Carducci), volumi, riviste fra cui “Cronaca Bizantina” e “Forche Caudine” (di cui è stato editore). Sarà presente inoltre una sezione dedicata alla caricatura e alcune opere di artisti scapigliati fra cui Ranzoni, Troubetzkoy e Conconi.

Per tutta la durata della mostra, Milano diventerà un palcoscenico aperto a esecuzioni musicali, liriche, letture di testi, pièce teatrali, proiezioni cinematografiche. Saranno anche ricostruiti alcuni itinerari mirati ai luoghi canonici, urbani, della “vita” scapigliata, come le osterie, i caffè e gli atelier.

Source by Moratti


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