ZAGABRIA. Choc, sgomento e paura nelle strade di Belgrado per l’assassinio di Zoran Djindjic, il premier serbo ucciso ieri, poco dopo mezzogiorno, nel cortile del Palazzo del Governo. A poche ore dal brutale assassinio, le autorità hanno proclamato lo stato di emergenza nel Paese.
«Di fronte alla minaccia che incombe sulla Costituzione e l’ordinamento, su proposta del governo, ho deciso di introdurre lo stato di emergenza per difendere la sicurezza dei cittadini e dei beni immobili. Lo Stato userà tutti i mezzi a sua disposizione per un regolamento dei conti definitivo con la criminalità organizzata, finchè gli assassini e i loro mandanti non verranno consegnati alla giustizia», ha dichiarato la presidentessa ad interim della Serbia, Natasa Micic, lanciando un appello all’unità dell’esercito, della polizia, dei magistrati, della stampa e dei partiti politici per la difesa della sicurezza e della stabilità dello Stato. Sceso dalla sua automobile blindata, Zoran Djindjic stava per entrare nella sede del governo quando è stato preso di mira da uno o più cecchini che erano in agguato nell’edificio che si trova di fronte al Palazzo del Governo.
Due spari, il grido di una donna. Il cinquantenne Djindjic si accascia per terra di fronte alle sue guardie del corpo che cercano di soccorrerlo. Due pallottole l’hanno colpito al torace e allo stomaco.
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