CMI alla festa della Madonna di Piedigrotta

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Settembre
07 2007

CMI alla festa della Madonna di Piedigrotta

Una devozione plurisecolare dei Re, dei Monarchici e del popolo a Napoli

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Sin dall’età romana a tre miglia fuori Napoli, sotto la verdeggiante collina di Posillipo, esisteva la località già nota con il nome di piè di grotta per via di un basso passaggio, lungo circa 700 metri, che univa la spiaggia di Mergellina alla zona di Pozzuoli. Qui sorgeva una cappella dedicata a S. Maria dell’Itria ed era luogo di diffusa devozione dei locali marinai verso la Madonna che schiaccia il serpente. Anselmo, Arcivescovo di Napoli, nel 1207, trasferendo le reliquie dei santi Giuliana e Massimo da Cuma a Napoli le depositò per una notte nella Chiesa di S. Maria di Piedigrotta, provando con ciò l’esistenza della Chiesa anteriormente a quella data, con un clero residente. Tuttavia il santuario fino a noi giunto fu costruito in seguito all’apparizione in sogno della Vergine Maria a tre distinte persone del luogo la notte dell’8 settembre 1353, giorno tradizionalmente consacrato alla nascita della Madonna. La Vergine chiese loro che in quel luogo venisse costruita una chiesa in suo onore. Il popolo napoletano offrì tante elemosine che si pensò di poter costruire prontamente il santuario. Scavando le fondamenta fu effettivamente ritrovata una statua lignea della gran madre di Dio nell’atto di sedere. Ancora oggi essa è ritenuta una delle più antiche immagini della Madonna con il bambino venerate a Napoli. Rapidamente il santuario divenne celebre in tutto il Regno, al punto che già nel 1358 il Petrarca, che si trovava a Napoli, registra una grande affluenza giornaliera di popolo e marinai.

Per secoli Piedigrotta è stata considerata la festa classica del popolo napoletano, la più caratteristica tra I suoi usi, la più felice tra le sue espressioni. Radicata nel cuore dei napoletani essa ha ricevuto varie definizioni, tutte altamente significative. Piedigrotta nasce come festa di popolo nel Seicento, ma raggiungerà il massimo splendore con la Casa di Borbone. Con la festa nasce la pia pratica dei nove sabati di S. Maria di Piedigrotta. Nei primi tempi la festa si celebrò nella grotta, alla luce delle fiaccole. La gente quando si fermava danzava la tarantella trasferendo la gioia del viaggio agli occasionali spettatori e molti si lasciavano trascinare in questo viaggio di gioia e di devozione. Il sacro si mescolava al profano in una completa trasfigurazione costituita dalla festa. Il popolo manifestava con orgoglio la sua appartenenza ad una identità precisa; in quel giorno esaltava la sua resistenza alle fatiche del vivere quotidiano, cancellava le tribolazioni sofferte nel cammino di un intero anno, rinnovava il legame con la Tradizione riesumando il ricordo della sua origine. Nel 1835 "nacque" la Piedigrotta canora e da essa presero il volo le più belle melodie della canzone napoletana, come quella di don Raffaele Sacco, rapidamente diffusasi in tutto il regno, il cui ritornello recitava: "io te voglio bene assai e tu nun pienze a mme! ".

Piedigrotta fu, prima di tutto e sempre, festa di Re con segni, costanti nel tempo, di grande devozione che legarono il Santuario agli eventi significativi del tempo. Per gli Angioini prima, I Durazzeschi successivamente e per gli Aragonesi poi, Piedigrotta rappresentò il simbolo religioso della dinastia. La visita regale più antica risale al regno di Giovanna I e Andrea d'Ungheria. La Regina Giovanna, nel 1343, fissò particolari sussidi per I poveri che durante la festa di Piedigrotta fossero accorsi lungo la strada per ammirare il suo regale consorte che si recava a cavallo ad omaggiare la Madonna. La Regina Margherita, moglie di Carlo III di Durazzo, venuta a sapere che suo marito, contrariamente alle prime notizie, non era morto, si recò scalza, di notte, con una torcia in mano, alla chiesa di Piedigrotta l’8 febbraio 1386, seguita dall’intero popolo di Napoli, per ringraziare la Vergine Santissima. Re Alfonso d'Aragona sin dal 1452 iniziò, a sue spese, il restauro della Chiesa e dei locali destinati ad accogliere I religiosi di Piedigrotta. Il successore, Re Ferrante I, non fu da meno. Intervenne ogni anno alla festa di settembre come aveva fatto quando era duca di Calabria e, nel 1493, cedette la Chiesa restaurata ai Canonici Lateranensi, chiamati a Piedigrotta dal suo regale genitore. Don Giovanni d'Austria, il giovane fratello di Filippo II, che il Papa S. Pio V aveva nominato comandante della flotta allestita dalle potenze cattoliche per combattere I turchi, ricevette il bastone di comando mentre si trovava a Napoli e si recò in pellegrinaggio a Piedigrotta per chiedere alla Vergine Maria la protezione nella difficile guerra contro I turchi. Egli sconfisse la flotta islamica a Lepanto nel 1571 e certamente alla sua vittoria contribuì, oltre al rosario di S. Pio V, come ricorda un canto contro‑rivoluzionario, anche la protezione della Vergine di Piedigrotta.

Gli Angioini, I Durazzeschi, gli Aragonesi organizzarono spettacolari cavalcate verso Santa Maria di Piedigrotta. I nobili del tempo ed il popolo tutto, per spirito di emulazione ma anche per convincimento, seguirono sempre I cortei regali e testimoniano l’esistenza., già da quell’epoca, di una festa di Piedigrotta che aveva assunte le proporzioni di una vasta saga popolare.
Durante il regno di Ferdinando II (1830-59) cadde il quinto centenario del ritrovamento miracoloso della statua lignea e della fondazione della chiesa di Piedigrotta (1853). Egli volle che la piazza antistante la chiesa, divenuta il punto di sbocco del nuovo corso Maria Teresa, fosse ripulita di tutte le fatiscenti strutture laterali ed illuminata da una corona di grandi candelabri a gas. Provvide, a sue spese, al restauro generale della Chiesa, pavimentando in marmo le strutture interna ed esterna. Del resto è notorio che Ferdinando II pur parsimonioso, non lesinò mai aiuti quando si trattò del decoro della santa religione.

Per le celebrazioni del V centenario il Re volle che tutta la truppa residente in NMsoNormal style="TEXT-ALIGN: justify">Le annuali visite regali, anche nei cambi di dinastia, resero tradizionale il fasto dei cortei, che assumevano una grande solennità per l’apparato militare destinato a scortare i reali protagonisti del pellegrinaggio. Così nacque la parata.
Per tutto il Seicento i Vicerè spagnoli intervennero puntualmente ogni anno alla festa di Piedigrotta. Vi presero parte ufficialmente, con tutta la corte, segno che dimostra il recepimento nell’azione pubblica della tradizione precedente. Celebre fu la visita della Regina di Spagna Maria d'Austria, ospite a Napoli nel 1630. Ed anche nel breve periodo del viceregno austriaco la tradizione non fu interrotta. Come nella scelta delle fonti giurisprudenziali, così nella pratica religiosa, nonostante i cambi dinastici, il popolo del regno di Napoli non conobbe fratture nelle convinzioni a lui più care.
La grande festa di Piedigrotta, tuttavia, doveva giungere al massimo splendore con il primo Re della casa di Borbone, Carlo III, venuto dalla Spagna per fondare una dinastia divenuta a tutti gli effetti napoletana. L’8 settembre 1744, giorno in cui il nemico tedesco si era ritirato, fu da lui proclamato festa nazionale e festa dell’esercito per cui la parata divenne l’attrazione della solennità . La Piedigrotta del 1777, poco dopo la nascita dell’erede di Ferdinando IV, Francesco I., fu eccezionale. Ferdinando IV fu devoto alla Madonna di Piedigrotta come suo padre, Carlo. Aprì la bellissima Villa Reale, riservata alla Corte, stabilendo che essa, ogni anno, fosse aperta al popolo in occasione della festa di Piedigrotta affinchè i Napoletani potessero visitarla, trovandovi buona ospitalità i pellegrini che giungevano con i loro carri da tutte le parti del Regno. Tra il 1818 ed il 1824 Ferdinando IV, divenuto in seguito al Congresso di Vienna, Ferdinando I, fece eseguire dal Gigante degli affreschi alla volta della Chiesa. Altri lavori fece eseguire suo figlio Francesco I e suo nipote Ferdinando II.

Francesco II si recò ufficialmente a Piedigrotta per la festa dell’8 settembre 1859, nella sua nuova veste regale, nonostante il fresco lutto per la morte del padre Ferdinando II. I Sovrani ed i Principi di sangue resero omaggio ai 45.000 soldati che sfilarono, affacciati al balcone della reggia. Da forte S. Elmo partì un colpo di cannone. Era il segnale che dalla reggia stava uscendo il corteo reale aperto da otto carrozze con i gentiluomini di camera nelle divise varie di seta ed oro.
Alla fine dell’800 vennero aggiunti alla festa anche esibizioni canore di nuove canzoni della tradizione napoletana, infatti la celeberrima "O Sole mio" fu appunto presentata ad uno di questi concorsi canori e moltissime delle famose canzoni del repertorio classico napoletano sono proprio state lanciate nel corso delle varie "Piedigrotta". l’apice della festa popolare si è avuto negli anni 50, quando a reggere le sorti della città vi era l’amministrazione monarchica con Sindaco il Comandante Achille Lauro. Lauro era solito "vestire" a festa con luminarie tutta la città , dal Corso Umberto I a Via Roma,Piazza del Plebiscito, alla riviera di Chiaia, fino a Piedigrotta e a Mergellina.

Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano

Source by CMI


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