Milano: “L’ennesima lite scoppiata fuori da una discoteca di corso Buenos Aires, dopo il grave accoltellamento all’Atlantique, ripropone un problema: alcuni locali notturni di Milano sono un punto di ritrovo di frequentazioni equivoche e costituiscono dunque un pericolo per la sicurezza, oltre a recare disturbo alla quiete pubblica. Si tratta certamente di una minoranza, una decina tra locali e discoteche, a fronte di un centinaio che rispetta le regole. Per loro chiederò a Prefetto e Questore l’attuazione di provvedimenti di chiusura anticipata (e in casi più gravi di definitiva serrata) perché è evidente che dopo una certa ora, con il tasso alcolico cresce anche il rischio di risse che possono degenerare provocando vere e proprie tragedie”.
Lo dichiara il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, dopo l’ennesima lite scoppiata fuori da una discoteca di corso Buenos Aires, nella quale è stato ferito un ucraino di 27 anni.
“Sono una decina - spiega De Corato - le discoteche e i locali notturni segnalati da alcuni mesi al Comune da cittadini, comitati di quartiere e consigli di zona per liti, schiamazzi, fenomeni di degrado e risse che avvengono all’uscita. Fra questi, i locali notturni di via Sammartini e via Ponte Seveso, lo Stardust di piazza Bernini, lo Sharm el Sheikh all’Ortomercato, Jaga Glam di via Cenisio, Cocoon Cafè di via Palmanova, La Baia di via Rinuccini, il Mom Cafè di viale Montenero, Sawa di via Panfilo Castaldi, il Clase Aparte di via Mestre, il Pulp via Alserio e il My Bali di via Padova. Le discoteche sono invece lo Zoe di piazza Garibaldi, il De Sade, l’Alcatraz e il Vogue di via Valtellina, il Karma di via Fabio Massimo e il Sottomarino Giallo di via Donatello”.
“Il Comune - conclude De Corato - ha cercato, nel limite delle sue competenze, di porre freno a certe situazioni, anche se, come dimostrano i ricorsi al Consiglio di Stato per i locali di via Sammartini e Ponte Seveso, bisogna mettere in conto estenuanti battaglie legali solo per far valere dei ragionevoli provvedimenti di chiusura anticipata. L’Amministrazione ha, dunque, sostanzialmente le mani legate e occorre che intervengano altre istituzioni preposte per difendere la tranquillità dei residenti”.
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