Roma - Assassinato per aver rubato un pacco di biscotti dopo una serata con gli amici. Il giovane Abdul Salam Guibre, 19 anni, è morto così ieri a Milano, colpito alla testa con una spranga da Fausto Cristofoli, il proprietario di un chiosco mobile, e da suo figlio Daniele. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, i due erano intenti a scaricare brioches da un camion. Il giovane, cittadino italiano nato in Burkina Faso, tentato il furto e la fuga, è stato raggiunto e ferito a morte. Nel corso della lite sono state pronunciate frasi offensive e ingiuriose tra cui “Sporco negro. Te la faccio pagarè'.
I soccorsi sono arrivati poco dopo, ma non sono valsi a salvare la vita di Guibre, arrivato già in coma al Fatebenefratelli. Una ragazzata finita in tragedia, che riapre in Italia una ferita xenofoba mai saldata.
La notizia della morte del giovane di colore ha scosso profondamente Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti. “Episodi come questo sono in crescita, in particolare al nord Italia”, ha dichiarato. “Si tratta - ha aggiunto - di un assassinio che va punito con estrema durezza”. Secondo il presidente Italia dei Diritti l’assassinio del giovane originario del Burkina Faso rivela un’intolleranza in crescita in Italia, spinta anche dalla politica leghista, che sta operando una vera e propria “evangelizzazione xenofoba”. “Basta ascoltare le parole di Mario Borghezio, e non solo, per rendersi conto della violenza e della virulenza che caratterizza i toni delle loro parole”, ha affermato De Pierro. “Bisogna muoversi per far in modo che la Lega venga limitata nelle proprie esternazioni - ha specificato - con atti di responsabilità da parte degli alleati e di coraggio da parte di un’opposizione al momento debole”.
Il pm che si occupa del caso non ha intenzione di contestare l’accusa di razzismo mossa ai due complici dell’assassinio del giovane originario del Burkina Faso. “Credo che Fausto Cristofoli e il figlio debbano essere puniti con il massimo della pena prevista in questi casi”, ha ribadito il presidente Italia dei Diritti. Sembrerebbe che i titolari del chiosco avessero precedenti penali per rapina e reati contro il patrimonio. “Se ciò è vero - ha concluso De Pierro - i due non avrebbero dovuto avere neanche la licenza”.
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