Verona: Cinzia Frascheri - Martedì, 29 Luglio, alle ore 12.00, moriva Alessio Favoli, durante il suo turno di lavoro, a Gardaland, il parco giochi di Verona. Transennata l’attrazione sulla quale è avvenuto l’infortunio mortale, il parco giochi è rimasto regolarmente aperto. Posta dai giornalisti la domanda all’Amministratore Delegato del perché non si fosse deciso di chiudere l’intero complesso di divertimenti, la risposta è stata: « visto le centinaia di richieste di rimborso del biglietto di entrata, arrivate nelle ore immediatamente successive al decesso, solo per aver dovuto fermare un’attrazione del parco; chiudere completamente sarebbe stato impossibile per il volume di rimborsi da gestire ».
Chiediamoci, a questo punto, la cultura della sicurezza a chi è mancata in questo drammatico evento. Al giovane lavoratore, al datore di lavoro, o all’italiano medio, padre e madre di famiglia che di fronte ad una tragedia di questa natura pensa subito (e solo) a chiedere il rimborso del biglietto perché privati (loro ed il figlio) di una “giostra”, di cinque minuti di divertimento”¦? È un fatto sul quale dovremmo tutti riflettere ed interrogarci. Se a mancare è il rispetto della vita umana, se a mancare è il valore della vita umana, se un genitore non sente di dover spiegare a suo figlio il senso di una vita spezzata sul posto di lavoro, quale società pensiamo di costruire, quale efficacia potrà avere la formazione che con tanta energia si sta facendo nei posti di lavoro e si progetta per inserire nei programmi scolastici?
La cultura della sicurezza non è uno slogan, è uno stile di vita, è un modo di rispettare e valorizzare la vita, in ogni momento, in ogni contesto, in ogni circostanza. Se una partita di calcio viene sospesa e tutto il mondo del calcio e la società civile si fermano per un tifoso che muore in uno stadio di calcio, perché la morte di un giovane sul posto di lavoro non ha lo stesso tributo di rispetto”¦. (anche accadendo in posto di divertimento e in piena estate). La cultura della sicurezza non si può invocare solo nei convegni sulla prevenzione o nei posti di lavoro, la si deve costruire giorno dopo giorno, grazie all’apporto di tutti, nei diversi contesti e ruoli del nostro vivere (come genitori, cittadini, lavoratori, sindacalisti, imprenditori, credenti, consumatori”¦). Solo ri-educando i giovani (e tutti noi) al valore della vita umana, alla tutela e centralità della persona nella vita sociale e lavorativa, si permetterà alla formazione, a partire dalla scuola, ma anche nel lavoro, di produrre concreti ed efficaci risultati di crescita della prevenzione e del livello di cultura della sicurezza sul posto di lavoro, da tutti auspicata”¦..ma, troppo spesso, solo enunciata o sbandierata”¦
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