DOPO oltre un anno di indagini della Guardia di Finanza, il 16 gennaio del 2003 diciotto dirigenti dell’Enichem di Priolo (Siracusa) sono stati arrestati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento di rifiuti tossici, miscelando rifiuti pericolosi, utilizzando formulari falsi, indicando falsi dati nei certificati di analisi, e trasportandoli in discariche non autorizzate e smaltendoli in violazione alle prescrizioni di legge.
I rifiuti, quindi, non venivano portati nei centri di smaltimento, ma erano trattati, nel migliore dei casi, come gli altri rifiuti. Il Procuratore della Repubblica di Siracusa, Roberto Campisi , ha evidenziato nella Conferenza Stampa successiva all’esecuzione dei provvedimenti cautelari che "..dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali è emersa la disinvoltura ed il sostanziale disprezzo per il valore dell’ambiente e dunque della stessa vita umana.
l’attività all’interno dell’impresa era fortemente connotata da una volontà di riduzione dei costi, sia a livello alto che in quello intermedio.
È un'azione - ha aggiunto il procuratore - che non ha precedenti ed è collegata ad altre inchieste che sono in corso e riguardano l’inquinamento di falde acquifere, le conseguenti malformazioni neonatali e l’incremento di patologie tumorali".
Il Mercurio derivato dalla produzione dello stabilimento di Priolo veniva smaltito, in alcuni casi, dentro normalissimi tombini, altri rifiuti tossici sono stati scaricati in mare, ed alcune sostanze (altamente inquinanti) miscelate con rifiuti come fossero semplice spazzatura.
La mattina del 10 settembre del 2001 è partita la prima segnalazione alla Magistratura proprio da parte di alcun cittadini di Priolo che avevano notato una larga chiazza rossastra nel tratto di mare di fronte all’impianto petrolchimico dell’Enichem.
I successivi accertamenti hanno messo in evidenza "una elevata percentuale di acido solforico" dispersa in mare, ma per un anno e mezzo, con il supporto di alcuni periti, si è evidenziato nei campioni prelevati in mare a Priolo una percentuale di mercurio ventimila volte superiore ai livelli previsti dalla legge. Secondo la Procura di Siracusa, quindi, i rifiuti dell’Enichem di Priolo non venivano portati in centri specializzati, come prevede la legge, ma venivano trattati come rifiuti normali.
F.B.
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