NEPAL : Misna; Dopo aver raggiunto la pace il Nepal ha un’altra sfida da affrontare, quella delle mine anti-persona lasciate sul terreno durante la decennale guerra civile (1996-2006) costata la vita a oltre 14.000 persone: secondo Hugues Laurenge, consulente dell’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia), che insieme con altri organismi locali e internazionali ha costituito il Mag (Gruppo per l’azione contro le mine), sono state uccise o ferite più persone nel 2006, anno della firma della pace tra governo e ribelli maoisti, che nel 2005, quando ancora il conflitto era in corso. Dai dati del Mag emerge infatti che nel 2005 i civili morti o feriti a causa di questi ordigni sono stati 142, mentre l’anno successivo sono saliti a 169; quest’anno, da gennaio a maggio, sono state segnalate 67 vittime, ma si teme che il numero possa crescere e soprattutto che molti incidenti non vengano riportati alle autorità , perché avvenuti in località remote o perché ancora gli abitanti si ricordano di quando segnalare un ordigno vicino casa significava, per la polizia, essere complici dei maoisti.
A tutt’oggi, prosegue Hugues Laurenge, la maggior parte delle mine non si trova lungo le strade, come accadeva durante la guerra, ma dentro le abitazioni o nelle loro vicinanze, perché i ribelli erano soliti farsi ospitare nelle case per nutrirsi e poi fuggire via, a volte lasciandosi dietro materiale esplosivo.
Alla presenza delle mine sul territorio hanno contribuito anche le forze di sicurezza, che in cinque anni hanno disseminato 12.500 ordigni in numerosi distretti per “proteggere le loro basi”. Dal 2005 a oggi solo 15 distretti su 75 non hanno mai comunicato la presenza di mine anti-persona. Come purtroppo spesso succede in questi casi le prime vittime sono i bambini, che costituiscono il 54% dei decessi per esplosioni. [CO]
FOTO: John Roster
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