In un’aula con pareti grigie e una bilancia dorata alle spalle dei giudici, si aprirà oggi il processo contro l’ex-presidente iracheno Saddam Hussein, alla sbarra con altri sette notabili del suo regime. Davanti al Tribunale speciale, gli imputati devono rispondere dell’uccisione nel 1982 di 143 civili nel villaggio sciita di Dujail, che sarebbe stata compiuta per vendicare un tentativo di assassinare lo stesso Rais.
L’avvocato di Saddam, Khalil al-Duleimi, ha già fatto sapere che nella prima udienza chiederà un rinvio del processo di tre mesi studiare meglio la difesa dell’ex-dittatore; sembra inoltre che abbia intenzione di far entrare colleghi arabi e occidentali nel collegio legale che difende Saddam.
“Non riconosciamo questa corte, che secondo noi è incostituzionale e non è competente a giudicare il presidente dell’Iraq”, ha spiegato al-Duleimi.
Se ritenuti colpevoli, Saddam e gli altri imputati rischierebbero la pena di morte, contro la quale potrebbe però presentare appello a un’altra sezione del Tribunale creato dagli iracheni per giudicare il loro ex-dittatore e i gerarchi del regime, durato 23 anni.
All’udienza saranno presenti anche tre rappresentanti dell’organizzazione internazionale Amnesty International, che ha sede a Londra, con l’obiettivo di un processo equo “per garantire giustizia a milizia di vittime civili”.
Non è chiaro dove si trovi l’aula del tribunale; dalla sua cattura nel dicembre 2003, Saddam si trova sotto custodia degli americani in una cella segreta, che molti ritengono ubicata nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. [EB]
MISNA misna@misna.org
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