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Quello che vi hanno promesso sui tassi e il mutuo che costa ancora uguale

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La BCE taglia i tassi da gennaio 2025. Dalle proiezioni di Bankitalia emerge che il potere d'acquisto dovrebbe aumentare. I governi raccontano che le famiglie respireranno. Ma se apri il contratto del mutuo e guardi cosa pagherai il mese prossimo, la domanda è una: tutto questo miglioramento dove è?

Partiamo dai fatti. Secondo i dati Istat di novembre, l'inflazione è all'1,1% annuale, in calo da +1,3% di ottobre. La "frenata" prosegue—così la descrive Confcommercio—e c'è chi nota possibili effetti positivi sulla fiducia delle famiglie. Guardando le proiezioni, l'inflazione media per il 2025 dovrebbe stare intorno all'1,7%, poi scendere all'1,4% nel 2026. Quindi ufficialmente: l'inflazione non è il problema di due anni fa. È controllata, quasi bassa secondo gli standard europei.

Ma aspetta. L'inflazione di novembre è all'1,1% medio—cioè è la media di tutto. Se guardi cosa è davvero aumentato e cosa è sceso, la storia cambia. Dai dati Istat, gli alimentari lavorati salgono al +2,7%, gli alimentari freschi rallentano ma restano al +1,5%. L'energia regolamentata crolla a -3,2%, cioè le bollette scendono grazie ai controllori di Stato. Niente di quello che è salito è tornato giù. Niente di quello che è sceso era salito per caso. È tutto controllato, tutto prevedibile—tutto su carta.

Ora entra la BCE. Il 30 gennaio 2025 il Consiglio direttivo ha tagliato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 3,00% (era 3,25%). Quindi? Teoricamente, i tassi sui prestiti bancari dovrebbero scendere. Ma "teoricamente" è la parola chiave. Perché quello che succede alle riunioni della BCE a Francoforte e quello che succede allo sportello della banca a Milano sono due cose diverse.

Le banche italiane hanno margini di guadagno da proteggere. Quando la BCE taglia, loro non tagliano tutto proporzionalmente. Tagliano quel che serve per mantenere i clienti redditizi e tenere gli altri. Un mutuo stipulato nel 2023 a un tasso medio del 4,2% rimane a 4,2%. Uno nuovo oggi? Sta attorno al 3,5-3,7%, dipende dalla banca, dalla persona, da quanto la banca ti ama.

Il vero problema è questo: il mercato immobiliare italiano nel 2025 non ha accelerazioni. Le famiglie credono che i tassi scendano, ma la casa costa ancora uguale, anzi costa di più perché i prezzi al metro quadro hanno ripreso a salire lentamente. Dalle stime disponibili emerge che i consumi dovrebbero accelerare grazie al potere d'acquisto in aumento, ma il potere d'acquisto in aumento non è la stessa cosa di "ho soldi in più". Significa che la perdita di capacità di spesa rispetto a un anno fa è minore. Non è una vittoria, è il rallentamento di una sconfitta.

Sui salari? L'Italia non ha ancora capito cosa fare. I contratti pubblici si rinnovano, ma lentamente. Quelli privati dipendono dalla singola azienda. Nel settore terziario—che è dove lavora la maggior parte dell'Italia—gli aumenti salariali nel 2025 si sono fermati ancora prima di iniziare. Lo sa chi fa il cameriere, l'operaio della logistica, chi lavora nei call center. Sa che il suo stipendio è rimasto uguale, che i prezzi della spesa sono saliti, che il mutuo costa meno ma non abbastanza.

Guardando avanti, le proiezioni vedono inflazione all'1,4% nel 2026 e poi risalita all'1,6% nel 2027. La BCE continuerà a ridurre i tassi nel 2025—il mercato prevede altri 100 punti base di taglio complessivo nella prima metà dell'anno—ma quella mela al supermercato non tornerà al prezzo di due anni fa. Le bollette energetiche potrebbero restare controllate grazie ai vincoli europei, ma dipende da cosa succede in Ucraina e in Medio Oriente. L'affitto? Continuerà a salire perché gli affitti non dipendono dalla BCE, dipendono dalla scarsità di case.

Cosa hanno promesso i governi? Di proteggere il potere d'acquisto, di fare politiche espansive, di "non lasciare indietro nessuno". Cosa han fatto? Hanno aspettato che la BCE tagliasse i tassi, poi hanno detto "guardate, è merito nostro". Il 2025 sta finendo così: la curva dell'inflazione piega finalmente verso il basso, i tassi iniziano a scendere, le dichiarazioni trionfalistiche sono già pronte per il nuovo anno. Nel frattempo, una famiglia italiana che guadagna 1.800 euro al mese spende il 45% del suo reddito in affitto, servizi e cibo. I servizi scendono poco, l'affitto non scende mai, il cibo scende ancora meno. E il mutuo che costa il 3,5% invece del 4,2%? È una vittoria, è vero. Ma è una vittoria per chi ha già una casa e può permettersi il margine di interesse. Per chi non ce l'ha, è solo un problema rimandato.

La domanda vera è semplice: tra la narrazione della BCE, i tagli di Bankitalia e quello che vedete al portafoglio quando tirate fuori i soldi, quanto spazio c'è? E soprattutto: dove va quello spazio, se va da qualche parte?

Informazioni tassi, inflazione e previsioni 2025-2026

Ma snoccioliamo per bene i numeri. A novembre 2025, secondo i dati Istat, l'inflazione generale è all'1,1% su base annua, giù da +1,3% di ottobre. L'inflazione di fondo—quella al netto di energetici e alimentari freschi—scende a +1,7%, ancora dal +1,9% precedente. Questo significa che il vero costo della vita non sta scendendo così veloce come dicono i numeri generali. Se guardi avanti, le proiezioni dicono una cosa semplice: l'inflazione scende quest'anno a 1,7%, poi continua a scendere nel 2026 a 1,4%, ma già dal 2027 torna a salire a 1,6%. Cioè: il miglioramento adesso, il peggio dopo.

La BCE il 30 gennaio ha fatto il suo numero: tagliato i tassi di 25 punti base. Il tasso di deposito scende da 3,25% a 3,00%, il tasso principale da 3,40% a 3,15%. Numeri che sulla carta dicono qualcosa, nella pratica spesso no. Nel mercato, Deutsche Bank stima altri 100 punti base di riduzione nella prima metà del 2025, che potrebbe portare il tasso di policy al 2,00% entro giugno. Tutto bene sulla carta. Nella pratica, i tassi sui mutui e i prestiti dovrebbero scendere gradualmente, ma il "dovrebbe" è il verbo della delusione—le banche non tagliano sempre proporzionalmente, e non tagliano per tutti.

Le stime dicono che i consumi accelereranno nel 2025 e 2026 perché il potere d'acquisto sale e l'incertezza scende. Sulla carta, perfetto. Ma il PIL? Rimane frenato: +0,6% quest'anno, +0,6% l'anno prossimo, lieve risalita a +0,8% nel 2027. Cioè: la economia non corre, sta in piedi a stento. I consumi accelerano per chi può permettersi di accelerare. Il resto rimane. Significa crescita lenta. Sulla spesa alimentare, i dati di novembre Istat mostrano +1,5% per i beni freschi e +2,7% per i lavorati. Cioè: il cibo che compri tutti i giorni continua a essere una voce pesante nel bilancio familiare, nonostante la "frenata" dell'inflazione. L'indice ISTAT-FOI (quello che conta davvero per le famiglie di operai e impiegati) è a 121,3 a novembre, con una variazione annuale del +1,0% e biennale del +2,2%. Biennale significa: in due anni il tuo potere d'acquisto è calato di oltre il 2%.

Glossario

  • Tassi di interesse BCE: il tasso di deposito è il tasso con il quale la Banca Centrale Europea orienta la politica monetaria—quando scende, teoricamente gli altri tassi (mutui, prestiti) dovrebbero scendere.
  • Inflazione di fondo: l'inflazione al netto dei beni energetici e alimentari freschi, più stabile e meno volatile della media.
  • Potere d'acquisto: la quantità di beni e servizi che puoi acquistare con il tuo reddito—aumenta quando i salari crescono più dei prezzi, diminuisce quando è il contrario.
  • ISTAT-FOI: indice dei prezzi al consumo per le Famiglie di Operai ed Impiegati, usato per rivalutare affitti, assegni e contratti.
  • Margine di interesse bancario: la differenza tra il tasso che la banca paga per raccogliere denaro e quello che applica ai prestiti—è il guadagno della banca.

Istat — Prezzi al consumo novembre 2025 (30 novembre 2025). https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-c... (consultato 26.12.2025).

Confcommercio — Inflazione novembre 2025 (15 dicembre 2025). https://www.confcommercio.it/-/inflazione-novembre... (consultato 26.12.2025).

Morningstar — Tassi BCE gennaio 2025. https://global.morningstar.com/it/economia/tassi-d... (consultato 26.12.2025).