Roma " I dati dell’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, non lasciano dubbi: l’Italia si colloca al 23° posto, sui 30 totali della classifica 2007 sui salari netti di un lavoratore senza carichi di famiglia calcolati a parità di potere d’acquisto.
Certificazione allarmante che però emerge in uno scenario in cui il bel Paese appare già abbondantemente condizionato da riconoscimenti di tal natura.
A rincarare la dose di disagio e di criticità in cui versano i lavoratori italiani si aggiunge l’impennata del prezzo del petrolio, che ha raggiunto i 110 dollari al barile e i conseguenti riflessi foschi sui prezzi al consumo.
“Dinanzi a questa impasse economico-sociale appare di una certa urgenza un intervento mirato da parte del Governo centrale " ammette con forza Antonello De Pierro, Presidente del neonato Movimento nazionale Italia dei Diritti " infatti è dovere dello Stato italiano assicurare dignità e rispetto a chi dedica la propria vita alla collettività a alla crescita economica della medesima. Il Governo dovrebbe focalizzare l’attenzione su settori strategici dell’economia italiana - dal tessile al turismo " per poter ricreare quei presupposti di crescita che sembrano essere stati accantonati sul breve periodo”.
L’attenzione del Presidente De Pierro si rivolge con particolare enfasi al calo del potere d’acquisto dei salari e al conseguente riflesso sulla crescita economica dell’Italia: “Bisogna intervenire sui salari, poichè senza un intervento mirato sul potere d’acquisto, la crescita economica italiana in una prospettiva europea apparirà sempre più lontana”.
Dinanzi all’attenzione dei media che sembra focalizzarsi sempre di più sulla condizione dei lavoratori dipendenti, quale categoria maggiormente indifesa dinanzi all’impasse economica, De Pierro, che ha trovato il pieno supporto di Roberto Soldà , segretario romano dell’Italia dei Valori, riconosce l’obbligo di guardare verso altre e più infelici condizioni lavorative: “Questa realtà non coinvolge esclusivamente i lavoratori dipendenti, con reddito fisso e con una certa stabilità lavorativa, sbandierata in alcuni periodi per meri e meschini scopi elettorali, ma coinvolge soprattutto una realtà sempre più diffusa in Italia quale quella del lavoro precario e sommerso”.
La diffusione del fenomeno del lavoro precario sollecita una panoplia di criticità : “Le scelte politiche miopi che si sono succedute negli ultimi anni " continua De Pierro " hanno minato sensibilmente le certezze di un’intera generazione, a ciò si aggiunge il fatto che l’impossibilità di far fronte a spese talvolta necessarie induce molte persone a fare riferimento alle trame dell’usura: le istituzioni piuttosto che finanziare retoriche campagne contro queste forme di criminalità radicate dovrebbero puntare a monte, valorizzando il lavoro di ogni singolo cittadino”.
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