Grano meridionale irradiato o no?

di Duilio Pacifico

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E’ stata di qualche mese fa la dichiarazione allarmante di un Giornale Tedesco cioè il ’Frankfurt Allgemain’ secondo il quale il grano duro italiano era stato geneticamente modificato. Secondo un ricercatore della Università di Torino , con una “forte “dichiarazione rilasciata al quotidiano “La Stampa” di Torino , tale affermazione avesse del vero e del falso al tempo stesso perché nel 1970 un gruppo di genetisti italiani “irradiarono” molte piante e scartandone i mutamenti difettosi, nè selezionarono alcune tra cui alcune varietà di grano duro, che portarono a decisi miglioramenti, sia in termini di qualità che di quantità .

La produzione del frumento tenero per ettaro è passata dai 15 Quintali per ettaro degli anni 50, ai 90 Quintali per ettaro degli anni 90 , mentre quella del frumento duro è passata da dai 10 Quintali per ettaro ai circa 80 Quintali, con la possibilità di estendere la coltivazione del grano duro all’Italia Settentrionale, dove sino ad allora , per motivi climatici, il frumento duro non raggiungeva le caratteristiche merceologiche necessarie alla produzione della pasta.

Secondo il Prof. Roberto Iona della Università di Torino, quello era grano da considerare tecnicamente “ irradiato” e geneticamente modificato ma quella radioattività non si trasmetteva alla pianta, le piante che i nostri agricoltori seminano e che i fabbricanti di pasta utilizzano non sono state irradiate , (secondo il Prof. Iona), ma sono discendenti di quelle che subirono l’effetto benefico delle radiazioni (benefico? N. d. R ).

Inoltre , secondo il Prof. Iona , qualcuno vuole giocare sull’equivoco : è vero che si tratta di piante geneticamente modificate (OGM) ma oggi per OGM si intende un'altra cosa cioè quei organismi nei quali è stata introdotto , mediante una tecnica del DNA combinante , un gene estraneo.

La creazione degli OGM resistenti a parassiti , è nata come risposta ai giusti timori dei consumatori di vedere inquinare le derrate alimentari da diversi pesticidi : se la pianta possiede in sè, docet il prof. Iona, meccanismi di resistenza al parassita, questo non può più danneggiare la pianta e non vi è più la necessita di irrorare la pianta stessa .
Questa fu , ricorda Iona, il criterio di lotta alla Fillossera, che stava distruggendo i nostri vigneti: innestando le viti europee su viti americane resistenti, si salvò la viticoltura.

Perchè, si chiede il ricercatore Iona della Università di Torino, dunque tanto accanimento contro una pratica che dovrebbe essere salutata con entusiasmo proprio dai suoi più cupi detrattori , quelli cioè che si preoccupano della salute degli alimenti che giungono sulle nostra tavole ?La risposta non è sanitaria secondo il Prof. Iona, ma politica: gli OGM per la complessità loro propria, sono necessariamente prodotti da grossi società multinazionali che per motivi ideologici (non di salute) sono osteggiate con incendi e spranghe dai seguaci del Popolo di Seattle ( che a Genova ha fatto di tutto per creare incidenti e danni, alla faccia della salute dei consumatori e dei cosiddetti poveri del terzo.

A cura di : Duilio Pacifico