Non tutte le confezioni che contengono i cibi che portiamo in tavola sono sicure. I veleni nascosti sono molti e spesso si stanno ancora studiando i loro effetti sulla salute. Lo rivela un Dossier del WWF “I veleni nel piatto” nell’ambito della Campagna Detox-svelènati condotta per far approvare e applicare rapidamente e in modo rigoroso la normativa europea REACH sulle sostanze chimiche.
Nel Dossier si esplorano tutti i pericoli nascosti sia nei cibi che nelle confezioni che li contengono.
L’assunzione di componenti chimici provenienti dagli imballaggi avviene a causa della migrazione di questi composti all’alimento ed il pericolo che ne deriva si aggiunge a quello degli additivi, ovvero, quelle sostanze volontariamente aggiunte al cibo. La quantità di queste sostanze è di solito molto ridotta e i dati tossicologici degli effetti di tale esposizione non sono ancora completi.
Molti contenitori metallici per alimenti, quali scatolame e lattine, ad esempio, sono rivestiti al loro interno da una resina epossidica che spesso è sintetizzata per condensazione fra il bisfenolo A e l’epicloridrina. Il bisfenolo A che non condensa con quest’ultima ma rimane libero può essere una sostanza potenzialmente presente negli alimenti che ne vengono a contatto. Numerosi studi sperimentali affermano che, benchè manchino dati tossicologici validi, che il bisfenolo-A è un composto estrogenico, e, pertanto, un tipico "interferente endocrino" associato, inoltre, all’insorgenza di malformazioni, aborti e cancro.
L’aumento del consumo di cibi in scatola ha anche provocato un aumento dei livelli di contaminazione da metalli quali ferro, cromo, arsenico, nichel, rame, alluminio e stagno che possono essere ceduti all’alimento dal contenitore.
Altri imballaggi alimentari, come pellicole per alimenti, contenitori in plastica, usati nelle confezioni di largo consumo, contengono altre sostanze pericolose, come gli ftalati, composti clororganici uilizzati per rendere la plastica più morbida ed elastica. Queste sostanze riescono a persistere a lungo senza degradarsi accumulandosi facilmente negli organismi. C’è il sospetto che questi composti possano avere effetti alteranti anche del sistema endocrino, una minaccia cioè per la salute riproduttiva umana e degli animali. Un esempio ben noto è quello del PVC presente in molti prodotti usa-e-getta, negli imballaggi alimentari, come anche nei giocattoli, tubi, cavi, ecc.
Sotto “osservazione” anche i composti chimici ceduti dai contenitori destinati a riscaldare o cuocere cibi nei forni a microonde. Uno studio (Nerin et al., 2002) ha dimostrato che le concentrazioni di composti chimici ceduti da questi contenitori sono direttamente proporzionali alle temperature raggiunte nel processo di cottura. Un pericolo nascosto e poco considerato poichè spesso si crede che la plastica dei contenitori, essendo trasparente ai raggi, non subisca riscaldamento e si sta anche tranquilli visto che il periodo di cottura di solito è veloce. Al contrario, il contenitore per microonde può raggiungere (a causa del contatto con l’alimento che sta cuocendo o che si sta riscaldando nel forno) anche temperature superiori a 180°C dopo solo 5 minuti di riscaldamento. Lo studio ha valutato che composti quali metilbenzene, etilbenzene, 1-octene, xilene, stirene e 1,4 diclorobenzene vengono rilasciati dai comuni contenitori presenti in commercio fabbricati per i forni a microonde. Si tratta di sostanze aromatiche alcune delle quali cancerogene.
“La chimica ha sicuramente portato vantaggi alla popolazione e gran parte dello sviluppo tecnologico non sarebbe stato possibile senza un parallelo sviluppo di questo settore industriale " ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile campagne Internazionali del WWF Italia - Dobbiamo però renderci conto che accanto ai vantaggi pratici, molte sostanze hanno effetti collaterali dannosi per la salute umana e dell’ambiente: prime fra tutte gli interferenti endocrini, sostanze capaci di sostituirsi di fatto agli ormoni prodotti naturalmente dal corpo umano e alterare così il sistema endocrino, riproduttivo provocando alterazioni dello sviluppo e della crescita. Non bisogna sottovalutare inoltre l’effetto tossico dovuto al “cocktail” di sostanze chimiche nocive provenienti dalle diverse fonti alimentari, dagli oggetti di uso quotidiano, una realtà rivelati anche dai numerosi biotest sul sangue effettuati nel corso della Campagna Detox-svelènati. Nel sangue di 13 famiglie europee il WWF ha scoperto un “cocktail” di ben 73 sostanze chimiche , tra cui vecchi contaminanti come DDT e PCB e della nuova generazione, come ftalati, ritardanti di fiamma, polibromurati, muschi artificiali, PCF (perfluoroctani) comunemente utilizzati in prodotti quali computer, cosmetici, tessuti.
Sebbene esistano numerose direttive europee che regolano specificatamente le sostanze presenti in contenitori e imballaggi ora l’industria e i cittadini stanno per avere a disposizione il REACH, un regolamento europeo che potrebbe sciogliere le nebbie dell’informazione e aiutare a tutelare meglio la salute e l’ambiente. Se oggi REACH fosse già in vigore, approvato con le richieste che il WWF ha avanzato, ovvero, l’obbligo per le aziende di fornire informazioni sulla sicurezza di tutele sostanze messe in commercio, lo scandalo del latte, come anche l’incertezza nell’acquisto di prodotti potenzialmente tossici, non avrebbero le dimensioni attuali.
In questi giorni è, infatti, proprio l’assenza di informazioni e di certezze sulla tossicità o meno della sostanza ITX (isopropyl thioxanthone) scoperta nel latte che sta mettendo in crisi sia le aziende produttrici, sia i consumatori che le stesse istituzioni”.
Il WWF chiede ai Ministri italiani che parteciperanno al Consiglio dei Ministri europei nel prossimo dicembre di non cedere alle pressioni dei colossi dell’industria e di votare a favore di un REACH efficace e non come uscito “buono a metà ” dal voto di Strasburgo avvenuto il 17 novembre scorso, in cui è passato solo il principio di sostituzione delle sostanze più pericolose con alternative, ove disponibili, più sicure.
Ufficio stampa WWF Italia
Il Dossier “Veleni nel piatto” è disponibile sul sito http://www.wwf.it/svelenati
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