Firenze, Il 28 Luglio 2004 dopo due anni di stazionamento al ministero della Salute, per l’ospedale S.Anna di Torino e’ arrivata l’autorizzazione per praticare in via sperimentale l’aborto farmacologico, con la pillola RU486. Da ottobre 400 donne potranno praticare l’interruzione di gravidanza con questo sistema che e’ in vigore da decenni in quasi tutta Europa, e su cui, e’ bene essere molto chiari, non esiste alcun divieto da alcuna parte nelle nostre norme: l’unico ostacolo e’ che si tratta di un farmaco non autorizzato alla commercializzazione. Tutto qui.
E’ sintomatico che questa decisione viene presa alcuni giorni dopo che in Francia, governata dal centro-destra, e’ stata modificata la legge nazionale sull’aborto, consentendone la pratica con la pillola RU486 anche a domicilio. Questo per avere il quadro della situazione e tutti gli elementi che, a chi ancora non l’avesse capito, facciano intendere la voragine di ritardo che il nostro Paese ha sulla materia. Perche’ qui non si tratta di essere pro o contro l’aborto, ma di far si’ che una pratica medica prevista dalla legge possa essere messa in opera nel modo meno violento e piu’ indolore per chi decide di accedervi: cioe’ civiltà giuridica e scientifica.
E diciamolo apertamente. Questa sperimentazione e’ stata, e continua ad essere, solo una scusa per prendere tempo, da parte di chi ha remore ideologiche nei confronti dell’aborto e, per questo, cerca di rendere piu’ difficile questo intervento onde scoraggiare le donne a ricorrervi. Cioe’ viene usata la propria ideologia per applicare nel modo peggiore le leggi dello Stato. Infatti, che motivo c’e’ di sperimentare, visto che da decine anni e’ prassi quotidiana in moltissimi Paesi della Ue, negli Usa e in buona parte degli Stati del mondo cosiddetto occidentale, e non solo? Non bastava mandare un osservatore del ministero della Salute in Francia, o negli Usa o in Gran Bretagna, e prendere atto della realtà e dei vantaggi? Evidentemente l’intento di chi ha anche fatto aspettare due anni per l’autorizzazione alla sperimentazione, non e’ solo scientifico, ma essenzialmente ideologico e politico ”¦. facendo sempre pagare gli utenti del servizio sanitario.
Come ovviare? Chiediamo che ogni ospedale d’Italia, attraverso le strutture sanitarie regionali ovviamente, faccia come il S.Anna di Torino. A questo punto crediamo che non ci sarà alcuna scusa per far aspettare due anni.
Intanto Aduc invita tutti a firmare la petizione che chiede l’introduzione della pillola RU486, a questo indirizzo telematico, dove ci sono anche tutte le informazioni del caso:
http://www.aduc.it/dyn/ru486
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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