Infibulazione - La mutilazione genitale femminile

Infibulazione - La mutilazione genitale femminile indicata come «faraonica», il terzo e più grave grado dell’orrenda pratica tradizionale che asporta gli organi genitali.

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Milano: La mutilazione genitale femminile indicata come «faraonica», il terzo e più grave grado dell’orrenda pratica tradizionale che asporta gli organi genitali esterni di 6 mila bambine ogni giorno in 28 Paesi arabi e africani, non è affatto praticata in Egitto, ma in altri paesi africani come il Sudan e deve il suo nome forse a un errore nella valutazione medica fatta in passato su mummie di regine. Se n'è parlato ieri al Cairo nel primo incontro di esperti arabo-africani sugli «strumenti legali per la prevenzione della Mutilazione Genitale Femminile (Fgm)». I lavori sono stati aperti dalla first lady egiziana Suzanne Mubarak, che ha sottolineato come la mutilazione genitale femminile sia «un problema sociale spinoso che devasta i corpi e le anime di giovani donne innocenti e il loro ruolo di madri e di mogli». Succesivamente l’eurodeputata Emma Bonino ha urlato la sua indignazione: «Non ci sono - ha detto - basi nè religiose nè etiche di alcun tipo a questa pratica crudele e inutile. È arrivato il tempo per dire basta».

CORANER

Le mutilazioni genitali - Infibulazione
l’infibulazione costituisce un problema delicato e controverso che porta con sè implicazioni religiose e pseudo religiose, culturali ed ideologiche e crea reazioni emotive sia in coloro che le hanno subite, sia nelle persone che vivono nella cultura ove questa pratica è comune che nelle persone emigrate che vedono nel perpetuare queste pratiche mutilatorie come il mantenimento di tradizioni che permettono il senso di appartenenza, ed anche in noi che viviamo in una società che sente estranea questa violenza estrema sulle donne. Proprio per la presenza di queste contraddizioni l’invito principale è quello di rispettare il punto di vista, l’opinione, il sentire della singola donna. Il nostro impegno deve essere nel confronto con le varie culture senza sentirci portatori di verità assolute ma bensì consapevoli che nelle differenze sta la ricchezza di ogni società .

DOBBIAMO URLARE IL DIRITTO DI OGNI BAMBINO DI OGNI BAMBINA AL RISPETTO DELl’ INTEGRITA' PSICHICA FISICA ED IL DIRITTO AL RISPETTO DELLA INFANZIA E AD UNA FUTURA SESSUALITA' FELICE.
Dovremmo impegnarci non solo per evitare che avvengano nel nostro paese ma anche favorendo una crescita culturale per le donne africane immigrate in Italia rendendole consapevoli dei loro diritti all’integrità fisica, rispetto e diritto a una sessualità completa, per far sì che siano in prima persona protagoniste di un reale cambiamento nei loro paesi di origine.

LA MUTILAZIONE è SOLTANTO UN ATROCE DELITTO E NON UN RITUALE RELIGIOSO.
Le credenze e le usanze che circondano le differenti forme di mutilazione genitale femminile sono tuttora diffuse e radicate infatti questo calvario è spesso accettato dalle altre donne della famiglia come un dato normale e inevitabile della vita comunitaria, un segno di appartenenza, un codice di onore da rispettare senza pensare al trauma ed all’handicap sessuale per tutta la vita, ma crea forti instabilità psicologiche e gravi traumi che durano tutta la vita. Le motivazioni che mantengono in esistenza questa tradizione, dal nostro punto di vista, inumana sono stupefacenti, contraddittorie mascherate da falsi concetti religiosi, ipocriti pregiudizi sociali e con l’unica costante di creare una mutilazione non solo fisica ma anche psicologica della giovane donna che la subisce. Senza alcuna motivazione anatomica reale, la clitoride viene considerata, da alcuni, un organo aggressivo pericoloso per il maschio e per il bambino al momento del parto o che i genitali non recisi penzoleranno fra le gambe, per altri che la clitoride sia il residuo maschile di una donna e che il prepuzio sia il residuo femminile di un maschi e che vadano recisi per definire il sesso di una persona. Per altri, la amputazione della clitoride è protettiva contro l’ipersessualità femminile favorendo la castità e la fedeltà essendo la verginità femminile un requisito indispensabile per il matrimonio, inoltre è tale il senso di appartenenza che le donne non infibulate vengono denigrate ed emarginate. È drammaticamente vero che la infibulazione riduce la sensibilità ed il piacere ma certo è che non riduce il desiderio ed è talmente ipocrita questa visione morale che sono comuni le "riparazioni" di una infibulazione per permettere il matrimonio ad una donna che ha già avuto rapporti sessuali. l’infibulazione viene erroneamente vista come una pratica esclusivamente mussulmana ma così non è, e questa viene praticata da popolazioni di svariate religioni presenti nella zona.

Certo è che si tratta di interpretazioni forzate e talvolta falsificate della
religione per perpetuare il controllo sulla sessualità femminile.

Si possono distinguere diversi tipi di mutilazione genitale:
1. Circoncisione: taglio del prepuzio o cappuccio del clitoride, noto nei paesi mussulmani come sunna (tradizione).

2. Recisione: taglio del clitoride e di tutte o parte delle piccole labbra.

3. Infibulazione:-  asportazione del clitoride, delle piccole labbra e almeno dei 2/3 anteriori e spesso della intera sezione mediale delle grandi labbra. I due lati della vulva vengono poi attaccati insieme con suture in seta o con spine, occludendo così l’accesso vaginale, eccettuata una piccolissima apertura, garantita dall’inserimento di sottili pezzetti di legno o da una cannuccia di giunco, per il passaggio dell’urina e del sangue mestruale.

4. Intermedio: rimozione del clitoride e di alcune parti o di tutte le piccole labbra. Talvolta alcune porzioni delle grandi labbra vengono asportate e suturate. Vi sono vari gradi, quindi, a seconda delle richieste dei genitori della bambina.

l’età in cui si effettuano le mutilazioni varia da zona a zona, anche se contro tale pratica è prevista una specifica legislazione. l’età varia da pochi giorni di vita (ebrei dei Falas in Etiopia, nomadi del Sudan), circa sette anni (Egitto, Africa centrale), adolescenti (vari paesi africani), prima del matrimonio (Nigeria).

Conseguenze fisiche:
I rischi per la salute e le complicanze dipendono dalla gravità della mutilazione, dalle condizioni igieniche, dall’abilità e dalla capacità dell’operatrice e dalla resistenza opposta dalla bambina. In ogni caso, immediate o a lungo termine, le complicanze sono serie.

Complicanze a breve termine
Le complicanze a breve termine includono: emorragia per la rescissione dell’arteria vulvare o della arteria dorsale del clitoride; shock post-operatorio (la morte può essere evitata solo se sono possibili trasfusioni di sangue e rianimazione d'emergenza e queste quasi mai sono disponibili). La scarsa abilità dell’operatrice o la resistenza della bambina (non viene usato nessun anestetico) possono causare lesioni ad altri organi: l’uretra, la vescica (complicata talvolta da ritenzione urinaria e infezioni croniche), lo sfintere anale, le pareti vaginali o la ghiandola del Bartolini. Tutti gli strumenti non sono ne puliti ne tanto meno sterilizzati per cui sono frequenti infezioni, setticemie, tetano (spesso mortale).

Complicazioni a lungo termine
Sono frequenti infezioni croniche dell’utero e della vagina. Cicatrici cheloidee rigide sulla ferita vulvare che possono essere così ampie da impedire la deambulazione. Possibile la formazione di fistole e prolassi sia spontanei che a causa infettiva sia dopo il parto. Spesso con il passare degli anni compare incontinenza. Talvolta si accumulano coaguli di sangue mestruale in vagina favorendo infezioni. La complicanza più straziante è lo sviluppo di un neurinoma nel punto di sezione del nervo dorsale della clitoride, che rende tutta l’area genitale perennemente e insopportabilmente ipersensibile. Si possono sviluppare ascessi recidivanti. Le donne che hanno subito queste mutilazioni hanno dolore durante i rapporti sessuali e talvolta diventano sterili a causa delle infezioni causate dalla infibulazione o dalle complicanze. Durante il parto è inevitabile la lacerazione del tessuto cicatriziale. La vulva, fortemente occlusa ha infatti perso la propria naturale elasticità inevitabilmente ostacola la fase espulsiva del parto. A causa della spesso profonda alterazione delle strutture e rapporti anatomici, l’episiotomia può lacerare altri organi. La consuetudine prevede che dopo ogni parto la donna venga di nuovo del tutto "ricucita" ed è talvolta causa di polemiche al momento che la "ricucitura " viene, dal nostro punto di vista giustamente, negata.

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