Radio Ga Ga e nel 1984 i Queen, con un pezzo mirabile, ricordavano che qualcuno ancora amava la radio e i suoi programmi, ormai vivi solo nel Regno della Nostalgia.
La radio ha completamente abbandonato quel genere di trasmissioni che la fecero grande in un’epoca ormai remota e quei quattro d’oltremanica seppero salutare magistralmente l’epoca delle “soap”, programmi sponsorizzati dall’industria del sapone, e tutti gli altri divertenti programmi via antenna. Oggi è un altro mondo a sbiadire nell’indifferenza: il cinema in bianco e nero.
Capolavori titanici e non, sono completamente ignorati dalle nuove generazioni e caduti nell’oblio per le vecchie generazioni. Tutti quei bei film “b/n”, sostanzialmente snobbati dalle emittenti televisive. Solo RAI tre e canali minori come Videolina o Telepace, concedono gli ultimi sospiri a una cultura cinematografica che fu indubbiamente superiore. Uno spazio è concesso ai “classici” intramontabili, come ai vari “Don Camillo”, e ai vecchi film che negli anni ottanta si pensò di dipingere; Col minuzioso lavoro di colorare fotogramma per fotogramma i capolavori del passato, si pensò così di “preservare” alcuni di quei capolavori che ci tramandano il mondo di emozioni e sentimenti delle generazioni passate. Ma capolavori come “Ivan il terribile” (1944 e 1946) di Sergej Mikhajlovi? Ejzenštejn, dove si varca la soglia tra cinema e teatro e si studiano dei mirabili giochi d’ombre, rimangono oggi sostanzialmente sconosciuti ai giovani e autori, come il già citato Ejzenštejn, sono ricordati solo per l’apparizione di alcune scene di un altro suo lungometraggio, “La Corazzata Potemkin”, in uno dei film della serie “Fantozzi”.
I vecchi film continuano, su piccola scala, ad essere colorati ma quelli in b/n rimangono relegati a un mondo cinematografico in via d’estinzione e si preferiscono film con attori mediocri, incapaci di calarsi nei ruoli ma famosi per il loro aspetto da bambocci e per la pubblicità che tenta di riempire la loro pochezza”¦ Nulla di cui stupirsi in un mondo in cui anche le bagascie si fanno passare per le “dive”. Ma il divario rimane e “remake”, effetti speciali, scoppi, scene di sesso, sangue, perversione, violenza e volgarità gratuite e via dicendo, non sostituiranno mai chi sapeva scrivere dialoghi, dirigere un film o interpretare una parte. Le pellicole del passato a molti non piacciono o non piacciono più ma è solo perché non sanno “vedere”. Il “bianco e nero” è anche una testimonianza della decadenza che viviamo oggi. Certo, per i daltonici della cultura non cambia mai nulla.
Matteo Cornelius Sullivan
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