Col tennis, che praticavo con grande gusto ed in maniera assolutamente dilettantistica, tutto andò per il meglio fino a quando non mi attrezzai come un giocatore che si rispetti:completo nuovo dell’Adidas, racchetta nuova, moderna, ultraleggera!
Da allora non ho giocato più. Mai più.
Poi è stato il turno della mia passione per i boschi e quella correlata per i funghi. La Foresta Umbra, nel cuore dell’amato Gargano, era diventata il mio regno. Un paio di volte alla settimana, nel periodo propizio, la setacciavo in lungo e in largo alla ricerca di porcini(. . ed il loro re:il “boletus aereus“... il porcino nero), dell’ineffabile “amanita caesarea“(... ovolo buono) e del gustosissimo “chantarellus cibarius“(il nostro “gallinaccio“).
Poi decisi di fare sul serio. Non più il primo ramo che capitasse a tiro per sostenermi nel cammino e spostare le felci e farmi strada nel sottobosco... ma un bastone serio, con tanto di puntale a sonagliera per scongiurare l’incontro con l’unico animale dal morso velenoso che abita le nostre terre:la vipera;non più un normale coltello da cucina ma un coltello professionale per estirpare i preziosi frutti della micorriza con tutte le cautele senza devastarne il micelio. Sarà... ma dopo questi acquisti apparentemente dovuti non sono più andato a funghi. Incredibilmente.
Adesso è la volta del vino.
Sto per intraprendere il terzo ed ultimo corso per diventare sommelier:che effetti avrà sul mio amore per il frutto della vite?
Lo incrementerà, lo arricchirà, lo consoliderà?o ne decreterà il declino?
Spesso ho pensato a quale meccanismo psicologico venga ingenerato dal voler dare veste ufficiale, quasi istituzionale ad una passione.
In me sembra che pregiudichi l’intento ludico, edonistico, gioioso che mi muove e lo trasformi in qualcosa che non mi piace più. E’ come se la mente prendesse il sopravvento sull’istinto per convincere l’Ego dell’ineluttabilità di bisogni che forse non esistono realmente.
Io godo già, nella mia ignoranza tecnico-esperienziale, nel sorseggiare un buon calice di vino:cosa dovrei pretendere di più?Che altro mi serve?
E’ un interrogativo esemplare che potrebbe essere applicato a tutti gli aspetti della vita.
Troppo spesso si cerca altrove quel che si ha già e ci si affanna per quello che in fondo non ci manca.
Si dovrebbe vivere come si sente e non farci dettare dal pensiero razionale imperativi che non ci appartengono.
Ma per il vino... son sicuro... sarà diverso.
Non accadrà che il voler rivestire di forma la sostanza finisca per svilirne l’essenza. Perchè è una grande e radicata passione e nessuna terminologia predefinita, nessuna gestualità precostituita, nessun nozionismo potranno inquinarne le arcane sorgenti, profonde e spirituali a sufficienza per sottostare e reggere a qualsivoglia sovrastruttura gli si voglia addossare.
Questa... la mia speranza.
ROSARIO TISO
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