Perdersi nel fitto reticolo di “calli“ e “campielli“ che disegnano la ragnatela urbanistica veneziana è una sorta di percorso iniziatico e interiore per giungere a sperimentare una compiuta metafora della vita.
Nulla è ciò che sembra.
Lo stretto “sotoportego“ pare un budello senza sbocco per poi aprirsi subitaneamente nel magnifico slargo di un “campo“.Da un’imponente “salizada“ ci si ritrova costretti nell’angusto spazio di una “corte“.Un’ariosa “fondamenta“ può moltiplicarsi in una “riva“ come dimezzarsi e ancor più in una “fondamentina“,a un passo dal canale.
Così accade per l’umana esistenza.
Quel che pare una crescita può rivelarsi un’involuzione.Ed un periodo di aridità preludere ad una stupenda fioritura.
Lo spirito della millenaria civiltà lagunare ha informato i cuori e le menti dei veneziani e tutto quanto è frutto dell’alacre operosità e del loro ingegno...le arti,l’architettura...profuma di una sapienza antica.
ROSARIO TISO
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*Tratto dall’opera“Diario veneziano“ di Rosario Tiso
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