Tutto è cominciato da un pranzo al Marennà.Il ristorante di Feudi di S.Gregorio era,dal tempo della sua apertura,nel mirino del nostro desiderio.
La provincia di Avellino ha un fascino selvaggio e primordiale.Provenendo da Foggia si incontrano cime dalla folta capigliatura boschiva(...Cervialto,Terminio...natura immacolata!)e poi...la discesa verso Serino.Nessuna piana.Un ininterrotto succedersi di colli.I paesi sembrano sperduti e abbandonati.Quasi per accidente o per necessità ecco S.Potito Ultra.Come non fermarsi per “Vinosia“?
Un viale di platani secolari e maestosi ci accoglie.Oltre c’è poco altro.Anonimi raggruppamenti di case.Tanto verde.
L’azienda “Vinosia“ è una cassetta della posta e,all’interno di un cortile,un piccolo ufficio a piano terra.Scrollate le perplessità(..ma è solo la sede amministrativa!..),facciamo incetta di Marziacanale e Soavemente.Poi subito via,alla volta di Sorbo Serpico.
L’azienda capitanata dalla famiglia Ercolino ne ha fatta di strada.Quando vi giunsi la prima volta erano i tempi del mitico Idem bianco millesimo 1998.Tutto mi sembrò piacevolmente genuino e diretto.Un’azienda in forte crescita.
Ricordo la schiettezza dei rapporti umani e la misteriosa bottiglia di “Syriacus“ che riuscii ad acquistare,pur non essendo in vendita,facendo leva sulla propensione ad accontentare gli ospiti che ispirava le azioni delle persone preposte all’accoglienza.Senza sussiego o affettazione.Semplicemente.
Adesso è molto diverso.Il calore nei gesti è incanalato in schemi preordinati anche se è perfettamente percepibile.Ma lo scenario intimidisce.Assolutamente mozzafiato.
Una struttura maestosa,moderna ed elegante.Un giardino pieno di suggestioni e profumi.Nel mirabile roseto,profusione di colori e la malcelata intenzione creativa di riprodurre un sogno e disvelare la bellezza.
La sala ristorante,scura e geometrica,opportunamente raffredda gli animi.Lì è il luogo in cui l’emozione deve scaturire dai piatti.Cucina a vista come un camino da osservare,persi nelle proprie fantasticherie.
Nelle portate ritroviamo tutti i sapori dell’orto.L’ambiente esterno introiettato magistralmente nelle suggestive preparazioni gastronomiche.E poi la successione di calici di Campanaro,Serpico,Privilegio.Ogni resistenza virginale cede di fronte alla progressione travolgente del piacere enoico.
Nel lasciare quel luogo incantato,per rendere meno acuto il rimpianto,compriamo una bottiglia di Patrimo 2004...
Il Patrimo 2000 ha una storia diversa,moderna,telematica.Internet e il vorticare delle contrattazioni su ebay.In coppia col Montevetrano 2004,il Patrimo 2000 ci ha dato filo da torcere.Ma alla fine ce lo siamo aggiudicati.
Come dunque astenerci dal metterli a confronto?Ecco ricostruita la genesi dell’evento Patrimo vs Patrimo che si è svolto recentemente al wine-bar Cairoli di Foggia.
Una bottiglia di champagne Charles Lafitte ha ricoperto il consueto ruolo di apripista assegnato alle bollicine.Una cuvèe un pò vecchia ma dalla spiccata sapidità.Poi sono entrati in scena i protagonisti.Subito i sensi hanno suggerito una metafora.Il Patrimo 2004 è sembrato una fanciulla dai profumi e dal turgore giovanile.Travolgente la carica olfattiva,imperioso il frutto,illibata e lucente la sua trama,consistente l’ordito degli estratti.Come una ninfa inconsapevole delle sue imberbi attrattive,non lesinava ad ogni inspirazione di concedersi fisicamente ai sensi,facendo risultare il bere fluente e copioso,come di rapporto carnale schietto e appagante.Il Patrimo 2000,di contro,si è presentato come una donna affascinante,consapevole.Di piacere.Di conquistare.Complesso di una ingente dotazione di sentori terziari,nonchè del sottostante frutto,mi ha ricordato una canzone d’amore di Joni Mitchell che recita così:
“He comes for conversation
I comfort him sometimes
Comfort and consultation.....“
Con un approccio d’altri tempi il Patrimo 2000 è venuto per palarci.Ha chiamato a raccolta non solo i sensi ma anche l’intelligenza e l’immaginazione.E ha conquistato molto di più che le sole papille gustative...lo spirito...disegnando nella fantasia di ognuno di noi un’affresco dai tratti epici.
Non c’è stato,ad onor del vero,unanimità di giudizio sulla superiorità del 2000.Ma la soddisfazione che aleggiava sulle nostre teste era come una benedizione che metteva comunque tutti d’accordo sull’eccezionalità delle bottiglie.Il residuo champagne ha dato fiato ad una ridda di brindisi celebrativi di un momento comunque irripetibile.Il bello del bere bene sta nella lucidità emozionale che ti fa gustare il piacere fino all’ultima goccia.
ROSARIO TISO
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