CITTA' DEL VATICANO, 7 GEN. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto il Signor Kenan Gürsoy, nuovo Ambasciatore della Turchia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
Nel suo discorso Benedetto XVI ha ricordato che fra breve ricorre il cinquantesimo anniversario dello stabilimento di relazioni diplomatiche fra la Turchia e la Santa Sede "un frutto del Pontificato del mio predecessore Giovanni XXIII":
Nel rievocare il Viaggio Apostolico in Turchia del novembre 2006, Benedetto XVI ha affermato: "È stata la mia prima visita da Papa in un Paese a maggioranza musulmana. Mi ha rallegrato poter esprimere la mia stima per i musulmani e ribadire l’impegno della Chiesa Cattolica nel condurre il dialogo interreligioso in uno spirito di rispetto e di amicizia reciproca, testimoniando insieme la salda fede in Dio che caratterizza i cristiani e i musulmani, e adoperandosi per conoscerci meglio e per rafforzare i nostri legami di affetto".
Nel porre in rilievo che i cattolici in Turchia "apprezzano la libertà di culto garantita dalla Costituzione e sono lieti di poter contribuire al benessere dei loro concittadini, specialmente attraverso le loro attività caritative e nei servizi sanitari", il Papa ha sottolineato che "La Chiesa Cattolica in Turchia aspetta un riconoscimento giuridico che contribuirebbe al godimento della piena libertà religiosa e ad un maggiore contributo alla società ".
"La Turchia" - "gode di un buona posizione per agire da un ponte fra l’Islam e l’Occidente, e dà un significativo contributo allo sforzo di portare pace e stabilità al Medio Oriente. (...) Come molto frequentemente ha dimostrato la storia, le dispute concernenti il territorio e le rivalità etniche possono essere risolte in modo soddisfacente soltanto quando si tengono nel dovuto conto le legittime aspirazioni di ogni parte e le ingiustizie passate sono riconosciute e, quando possibile, riparate".
Benedetto XVI ha concluso assicurando che "la Santa Sede assegna alta priorità alla ricerca di giuste e durature soluzioni a tutti i conflitti delle regione" ed ha sottolineato "la disponibilità a porre le sue risorse diplomatiche al servizio della pace e della riconciliazione".
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