VATICANO. Non solo la guerra in Iraq ma anche la spirale di violenza che avvolge da anni la Terra Santa inducono il Papa a fare una riflessione assai penosa: è «drammatico» l’«inizio del terzo millennio che stiamo vivendo». Nel giorno della domenica delle Palme, Wojtyla torna così a parlare di pace nel mondo, davanti ad una piazza san Pietro inondata dal sole e gremita da 30mila ragazzi arrivati da vari Paesi europei ad assistere al passaggio della Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù.
La grande croce di legno -simbolo di questi eventi religiosi che raccolgono milioni di 'papaboys'- viene consegnata da una delegazione canadese ad una tedesca. La prossima Giornata Mondiale della Gioventù si svolgerà nel 2005 a Colonia. Ai ragazzi, le 'suè sentinelle del mattino, Giovanni Paolo II, ricorda il dramma del conflitto iracheno e quello in corso tra arabi e israeliani. «Come non esprimere fraterna solidarietà ai vostri coetanei provati dalla guerra e dalla violenza in Iraq e in diverse altre regioni del mondo?»
La pace nel mondo -ripete il Papa citando l’enciclica del suo predecessore Angelo Roncalli «Pacem in terris»- si potrà raggiungere solo se basata su quattro punti: verità , libertà , giustizia e amore. «Sono questi i quattro pilastri su cui è possibile costruire l’edificio della vera pace, come 40 anni or sono scriveva il beato Giovanni XXIII». «Consegno idealmente a voi, giovani del mondo intero, questo storico documento quanto mai attuale: leggetelo, meditatelo, sforzatevi di metterlo in pratica. Sarete allora beati, perché autentici figli del Dio della pace». E ancora: «la pace è dono di Dio, ottenutoci col sacrificio della Croce. Per conseguirla efficacemente è necessario salire col Divin Maestro sino al Calvario».
La folla di pellegrini che segue la messa delle Palme, ascoltano le parole di Wojtyla, stringendo tra le mani rametti di palme e d'ulivo. Stamattina ne sono stati distribuiti 70 mila, giunti come di consueto dalla Puglia, la regione italiana degli ulivi. Seguite l’esempio di Cristo, «re della pace» grida il Papa ai ragazzi sulla piazza vaticana. «Nel corso dei secoli quanti giovani hanno ascoltato questo invito e quanti continuano a farlo nei giorni nostri. Giovani del terzo millennio non abbiate paura di offrire la vostra vita come risposta totale a Cristo. Egli solo cambia la vita e la storia del mondo».
Del dramma della guerra (definita «epifania di male e di morte») si riparla durante la preghiera dei fedeli. In lingua spagnola si ricordano, infatti, tutti coloro che «soffrono nel mondo, soprattutto a causa della violenza e dei conflitti». Mentre in lingua araba i fedeli invocano l’aiuto di Dio affinchè le religioni siano elementi di «dialogo e di confronto» tra loro e possano spegnere «ogni intolleranza e disprezzo». Infine in lingua swahili, quasi a riportare alla luce le guerre dimenticate africane: «ogni uomo riconosca nell’altro un fratello e insieme rendano più abitabile la nostra terra».
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