La previsione del "fallimento politico" per gli amministratori delle Regioni e degli enti locali costituisce un fondamentale complemento della riforma relativa al federalismo fiscale e rappresenta il definitivo passaggio dall’irresponsabilità alla responsabilità nella gestione della finanza regionale e locale.
Come nell’assetto civilistico le amministrazioni devono "fallire" nel momento in cui, su iniziativa propria o dei creditori o degli organi di controllo, vengono registrati determinati indicatori di bilancio negativi in assoluto o in relativo rispetto alla gestione precedente.
I "libri" non vengono portati in tribunale ma - a seguito di commissariamento - al popolo elettore con la conseguenza della ineleggibilità a qualunque funzione politica degli amministratori "falliti". In questo modo il disegno di legge odierno non considera solo le violazioni sanzionate da norme penali ma introduce una robusta deterrenza alla cattiva gestione a prescindere dai profili penali.
Per le Regioni la novità si collega alla esperienza già realizzata in materia di commissariamento delle gestioni deficitarie della sanità , la cui spesa costituisce l’83 per cento medio della spesa corrente delle Regioni.
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