CNR: SU LADYSILVIA: I nostri uffici giudiziari rischiano di collassare sotto il peso di nove milioni di processi pendenti e di 2 milioni e mezzo di reati denunciati ogni anno. Una macchina farraginosa, considerata lenta e costosa dal 90% degli italiani, che potrebbe avvantaggiarsi dei sistemi informatici, come previsto da decreti e linee guida, garantendo maggior efficienza, trasparenza e qualità al nostro sistema giustizia.

“Fra gli applicativi funzionanti, ma che necessiterebbero di radicali aggiornamenti”, spiega Davide Carnevali dell’Irsig-Cnr, che insieme con i colleghi Marco Fabri e Francesco Contini ha svolto la ricerca, “vi è il Re.Ge (Registro Generale) per la gestione dei procedimenti penali, installato in tutti i 165 tribunali, nelle relative procure della Repubblica e nelle 26 corti di appello. Però, nei rari casi in cui si è cercato di migliorare l’applicativo a livello locale, abbozzando utili integrazioni con i programmi di videoscrittura per la creazione automatica dei provvedimenti, la Direzione generale Sistemi informativi automatizzati del ministero ha generalmente disincentivato tali iniziative, nel timore di assistere ad un utilizzo del software diverso da ufficio a ufficio senza offrire valide alternative”.
“Carenze consistenti emergono sul fronte dei servizi di interoperabilità ”, interviene Francesco Contini. “La posta elettronica è diffusa, ma non essendo considerata mezzo ufficiale di comunicazione spesso è ancora limitata a preannunciare documenti inviati poi via fax o per posta. Il protocollo informatico, invece, è stato attivato ma solo come registro e perciò non consente l’archiviazione e lo scambio di documenti”.
Il processo civile telematico sembra generare le aspettative più elevate. “Un progetto in cantiere dal 2000”, dice Marco Fabri, “che mira ad un procedimento civile senza carta in cui tutte le transazioni fra le parti e l’ufficio giudiziario (giudice, personale di cancelleria, ufficiale giudiziario) avvengano elettronicamente dando vita al cosiddetto fascicolo elettronico, accessibile all’interno e all’esterno dell’ufficio. I programmi del ministero prevedono la sperimentazione in sette uffici giudiziari pilota (Bari, Bergamo, Bologna, Catania, Genova, Lamezia Terme e Padova) e il successivo sviluppo in almeno altri 50. Questo progetto ha comportato una spesa di quasi 5 milioni di euro nel 2003 e di 3.800.000 euro nel 2004. Purtroppo le ambizioni del progetto devono fare i conti con le caratteristiche organizzative degli uffici, il quadro normativo ed istituzionale di riferimento e le persistenti e note difficoltà di cambiamento della nostra amministrazione giudiziaria. Non possiamo quindi che essere pessimisti in merito alle reali possibilità che il processo civile telematico produca i risultati indicati nel piano triennale per l’informatica 2005-2007: un’accelerazione delle cause di almeno il 20% e un recupero di efficienza nei servizi di cancelleria del 30-40%”.
All’estero i casi di successo mostrano invece come un approccio più pragmatico sia in grado di favorire l’evoluzione dei servizi elettronici. Money Claim On-Line, sviluppato in Inghilterra e Galles a partire da un data base preesistente, permette ad esempio al cittadino di ottenere un decreto ingiuntivo on line. In Finlandia, grazie a semplici cambiamenti del codice di procedura, è possibile iniziare un procedimento civile o penale attraverso una comunicazione via fax o e-mail con il risultato che il 65% dei documenti ricevuti dalle corti in materia civile sono depositati in forma elettronica. L’Austria, invece, “incentiva” l’utilizzo del proprio sistema di e-justice attraverso una riduzione dei cosiddetti diritti di cancelleria da applicare ai documenti giudiziari inviati per posta elettronica. Questi, come altri esempi di successo realizzati non solo in Europa, sono accomunati da una costante attenzione volta a garantirne semplicità di utilizzo e a limitare fonti di complessità tecnologica, normativa e organizzativa molto difficili da gestire.
“L’approccio italiano ha finito per proiettare il nostro paese in un tunnel di progetti costosi, difficili da sviluppare e da adottare, e di un apparato normativo sovradimensionato”, conclude il prof. Di Federico. “Se il ministero della Giustizia nei prossimi anni non sarà capace di semplificare sistemi informativi e regole di accesso ai servizi, focalizzando gli sforzi in base a priorità reali, l’e-justice in Italia difficilmente farà passi in avanti. I ritardi vengono sempre imputati alla mancanza delle risorse, senza spiegare perché i passati finanziamenti abbiano prodotto risultati tanto modesti. Senza variazioni nelle strategie, ulteriori risorse aumenteranno solo la sproporzione tra costi e benefici”.
Una banca dati sulle variazioni climatiche negli ultimi due secoli è stata realizzata grazie al progetto europeo ALP-IMP (Multi-centennial climate variability in the Alps based on Instrumental data, Model simulations and Proxy data), al quale ha partecipato per l’Italia il gruppo di Climatologia storica dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (Isac) del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna, guidato da Teresa Nanni. La ricerca è stata svolta in collaborazione con Maurizio Maugeri dell’Istituto di Fisica Generale Applicata dell’Università degli Studi di Milano.