È alle porte la nuova proposta che porterà , tutte quelle realtà imprenditoriali che inviano Milioni di e-mail, ad un mercato controllato, da sistemi di tassazione simili al caro e Vecchio Francobollo postale.
La scena che si potrà presentare, sarà simile a quella che abitualmente vediamo dal tabaccaio o in posta..
Vorrei un Francobollo da un Centesimo? Mi dia 100 Francobolli da 35 Centesimi...di Euro.
Scena simile ad un film di fantascienza ma reale come un dialogo tenuto in un ufficio postale del futuro. Questo secondo ha proposta fatta di recente da Bill Gates. Che senso avrebbe «affrancare» i messaggi di posta elettronica?
Secondo il fondatore della Microsoft, imporre una tassa di questo tipo avrebbe un sicuro effetto anti-spam, ovvero arginerebbe le milioni di e-mail spazzatura che, come ben sanno tutti gli utilizzatori di Internet, invadono ogni giorno le caselle personali o aziendali, rallentando il lavoro e provocando danni che la società di analisi americana Nucleus Research ha quantificato in 870 dollari l’anno per impiegato. Gates ha lanciato l’idea per una riforma del sistema al Forum economico mondiale di Davos, lo scorso gennaio.
Secondo la visione di Gates non vorrebbe significare solo l’obbligo di acquistare un «francobollo elettronico», magari con carta di credito o tessere a scalare. La tassa dovrebbe colpire soprattutto le aziende che inviano milioni di messaggi non richiesti. Come ha spiegato Ryan Hamlin, direttore della ricerca anti-spam della Microsoft, «si tratta di rendere oneroso l’invio di posta spazzatura. Attraverso micro-pagamenti oppure con un sistema in grado di rendere faticoso l’invio delle email. Per esempio con software che impongono ai server di risolvere dei quiz matematici prima di autorizzarli a recapitare le email. Gli spammers, per risolvere milioni di quiz sarebbero obbligati ad acquistare macchinari molto più potenti: cosa tutt’altro che economica».
E’ ipotizzabile un futuro con francobolli elettronici? «Sì - risponde Roberto Galimberti, fondatore di I.net e uno dei pionieri dei servizi di posta elettronica in Italia - anche se è un’idea da mettere alla prova del mercato». Galimberti dirige un’azienda sui cui server viaggia il 30% delle email italiane. E ha un’idea tutta sua su come arginare lo spamming. «Il nostro principio - spiega - è di eliminare la posta indesiderata all’arrivo, non bloccarla all’origine, come vorrebbe fare Bill Gates, cosa che stimolerebbe al massimo il desiderio di rivalsa degli spammer. Noi abbiamo strumenti che cestinano il 97-98% dei messaggi spazzatura grazie a sistemi che "imparano" via via a riconoscerli. Certo, la lotta tecnologica rimane: ma è più equilibrata».
Tratto da: http://www.corriere.it
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