La Robin Hood Tax è un boomerang rischioso per lintero Paese. Lattesa "segnalazione” al governo dellAutorità per lenergia elettrica e il gas sulla addizionale Ires, ormai ribattezzata, sia pure del tutto impropriamente, con il nome dellarciere di Sherwood, entra nel dibattito sulla manovra finanziaria sottolineando in modo super partes i rischi di unimposta che colpisce direttamente le società che operano nel settore energetico, dal gas al petrolio allelettricità.
Per il presidente dellAutorità, Guido Bortoni, "il principale effetto di un aumento dellIres è ridurre la propensione allinvestimento nellattività colpita dallaumento”. E lAeeg teme che questo possa rivelarsi un boomerang perché "è attraverso la contrazione degli investimenti e, di conseguenza, dellofferta che può avere luogo, in linea generale, la futura traslazione degli effetti dellaumento delimposta diretta sui prezzi e quindi sui consumatori”.
Fuori dal linguaggio tecnico e di settore, la segnalazione al governo dellAutorità sottolinea che la Robin Hood Tax rischia di trasformarsi in un doppio autogol perché colpisce un settore come quello energetico che è uno dei pochi che continua a investire in nuovi impianti per diversificare il mix e mettere al sicuro gli approvvigionamenti di materie prime energetiche e per migliorare le reti con leffetto di creare occupazione e dare lavoro alle imprese e di ridurre il gap che ancora separa il prezzo dellelettricità in Italia da quello medio europeo.
LAeeg afferma, infatti, che lipotesi dellinserimento delladdizionale Ires così come prospettata dalla manovra in discussione "riveste profili di criticità per lo sviluppo della infrastrutturazione energetica del Paese, presupposto indispensabile affinché al settore produttivo e ai consumi domestici possa essere fornita energia a prezzi competitivi e allineati con gli altri Paesi dellUnione Europea”.
Lauspicio quindi è che il Governo torni sui suoi passi o almeno riduca i riflessi negativi sul comparto energetico estendendo laddizionale Ires anche ad altri settori che operano in concessione, evitando così laggravamento dellimposta (dal 6,5 al 10,5%) sul solo settore energetico.
Dello stesso parere dell’Autorità è anche la corte dei Conti: il presidente Luigi Giampaolino, nel corso di un’audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, ha sottolineato che "effetti indesiderati potrebbero derivare anche dalla concreta applicazione della previsione (art. 7 del dl in esame) che amplia la platea dei soggetti imponibili all’addizionale Ires per le società operanti nel settore energetico (introdotta con il dl 112/2008) e ne aumenta l’aliquota (fino al 10,5%) per il triennio 2011-13”.
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