Milano: I paradisi fiscali ispirano sentimenti contrastanti. Negativi se associati al riciclaggio e alla frode mentre affascinano se visti attraverso la bellezza dei luoghi e i tesori e segreti che custodiscono. I paesi più industrializzati e gli organismi internazionali stessi li hanno a volte contrastati e a volte tollerati.
Ma dopo una crescita irrefrenabile, con unespansione irreversibile delleconomia globale a cui non si è affiancata una globalizzazione del diritto tributario, la crisi finanziaria ha ora rimesso in discussione il mondo variopinto dei paradisi fiscali e Giuseppe Marino, direttore del Master in Diritto tributario dellimpresa alla Bocconi e docente di Diritto tributario allUniversità di Milano, in ‘Paradisi e paradossi fiscali. Il rovescio del diritto tributario internazionale (Egea, 2009, 159 pagine, 18 euro), ha colto loccasione per fare il punto sui paradisi nel mondo e gli ultimissimi sviluppi in termini di legislazione, in una guida contornata con un pizzico di ironia e leggerezza. "Il desiderio,” spiega Marino, "è di impostare il lavoro come una sorta di caccia al tesoro, dove le competenze tecniche in diritto tributario si fondono con la fantasia ! del romanzo”.
Il libro parte proprio con una guida attraverso le vicende storiche e recenti dei paradisi più rappresentativi, inclusi loasi nel deserto di Dubai, il caldo caraibico delle Bahamas e Singapore, la Svizzera asiatica. Segue unaccurata analisi della fisionomia camaleontica dei paradisi, da quelli fiscali a quelli bancari, da quelli societari a quelli penali. Si prosegue con una descrizione delle misure di contrasto messe in atto nel diritto tributario internazionale e da parte degli organismi internazionali mentre unaltra parte si concentra sul rapporto tra lItalia e i paradisi fiscali negli ultimi 20 anni.
Analizzando la situazione, la crisi finanziaria ha ora offerto agli stati, dato che il finanziamento per lo sviluppo non può che venire dal prelievo fiscale, loccasione per riaffermare i loro poteri sovrani e nulla sembra più come prima dopo che nel marzo scorso la Svizzera ha deciso di assicurare una collaborazione fiscale amministrativa alla comunità internazionale e ha aperto negoziati con diversi stati. Ma, conclude Marino, una vera svolta non è certa e esistono ancora molte zone dombra e il rischio che "si profili un orizzonte gattopardesco in cui tutto cambia per non cambiare”.
"La verità,” sostiene Marino, "è che i paradisi fiscali non sono altro che lo specchio dei tempi in cui viviamo e la morale è che in diritto tributario internazionale il confine tra il rispetto dei nobili principi, prima fra tutti luguaglianza di fronte alla capacità contributiva, e le inarrestabili esigenze di denaro pubblico tamponate con gli scudi fiscali, è una sottile linea a geometrie variabile.”
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