Come un gigante che sta per crollare. La Fiat ha preannunciato che stanno per arrivare migliaia di licenziamenti. Per non colpire il suo cuore geografico, Torino, riguarderanno gli stabilimenti di Arese, presso Milano, e Termini Imerese, in Sicilia. E già molti esperti parlano di questo come del penultimo capitolo della storia della casa automobilistica torinese, prima della cessione completa agli americani della General Motors. Quel che è certo è che la situazione della Fiat è sempre più difficile: il settore auto non tira e l’azienda deve prendere provvedimenti per arginare la crisi. Anche gli incentivi governativi hanno procurato più benefici ai concorrenti che all’azienda italiana. Al capezzale del Lingotto da giorni si sta svolgendo un consulto drammatico. Marzano, che ha già incontrato i vertici dell’azienda, esporrà nelle prossime ore la situazione a Berlusconi. Mercoledì, a Roma, i manager Fiat incontreranno i sindacati. Sul tavolo troveranno le cifre che disegnano la crisi del settore auto: a settembre, mentre il mercato automobilistico recuperava l’8,5%, il gruppo Fiat perdeva complessivamente il 7,5%. Questo significherà presto, molto presto, tagli strutturali in due stabilimenti.
Il piano sarebbe già pronto. Qualche anticipazione è giunta anche dal Financial Times, comunicazioni ufficiali, seppure informali sono invece arrivate nel pomeriggio ai vertici degli enti locali torinesi. Un vertice che si è tenuto in un ristorante del capoluogo piemontese, dove il presidente della Fiat, Paolo Fresco, l’amministratore delegato, Gabriele Galateri, e l’amministratore delegato, Giancarlo Boschetti, hanno illustrato al presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, ed al presidente della Provincia, Mercedes Presso, la situazione del gruppo ed i provvedimenti che sono previsti.
Il piano prevederebbe migliaia di esuberi che riguarderanno gli stabilimenti di Termini Imerese - dove si produce la "Punto", che impiega 1.800 addetti -, Arese -dove sono occupate 750 persone e dove si producono le vetture ecologiche (Multipla bi-power)-, e Mirafiori, dove i problemi sarebbero solo transitori, relativi al passaggio alle nuove produzioni. Lo hanno assicurato i vertici della Fiat che prevedono per i dipendenti dello stabilimento torinese, cuore dell’azienda, la messa in cassa integrazione a zero ore con rientro nel 2003. In questo caso si tratterebbe di problemi legati a passaggio a nuove produzioni, in attesa dello smantellamento delle linee di Marea e Panda che dovrebbero essere sostituiti da modelli più consoni allle richieste del mercato dell’auto.
In sostanza i vertici della Fiat tentano di ristrutturare il ramo auto per riposizionarlo sul mercato. Secondo la corrispondenza riportata sul Financial Times, si pensa ad accelerae l’eliminazione graduale di due modelli del gruppo ”€œPanda e Marea, appunto- spianando così la strada ad un'integrazione più completa tra la Fiat Auto e la General Motors. I cui vertici, non più di due settimane fa si sono detti disponibili a rendere efficace l’eventuale opzione Fiat alla vendita del restante 80% dell’azienda alla GM dal gennaio del 2004.
Le conseguenze immediate di queste indiscrezioni di sono registrati in Borsa, dove il titolo automobilistico ha avuto un crollo, ed a Termini Imprese, dove è esplosa la rabbia degli operai di Termini Imerese, che hanno bloccato la strada dello stabilimento, mentre gli i consiglieri comunali hanno occupato la sede del Consiglio.
Il governo per ora tace, ma sono annunciate numerose interpellanze al ministro per le Attività produttive, Marzano.
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