EMI- Ente Moda Italia e ICE (Istituto Italiano per il Commercio Estero), con le loro nuove iniziative, hanno contribuito agli ottimi risultati di pubblico e affari di Made in Italy at The Collective, rassegna della moda maschile italiana che fa capo a EMI, a New York dal 30 gennaio al primo febbraio scorsi all’interno del grande salone The Collective. Tra gli espositori provenienti dal nostro Paese, Pietro Thiella (Presidente della Cantoni USA Inc. con i marchi San Remo, Fabio Inghirami e Reporter, oltre che Amministratore Delegato della Camiceria Pancaldi) parla di un "salone in sintonia con un consumatore americano più affinato sul gusto italiano". "Per noi - continua Thiella - gli USA sono un mercato strategico e la nostra showroom conferma con il suo intenso giro d'affari l’attenzione che poniamo a questa interessantissima realtà . Per avere nuovi contatti, oltre che nella showroom siamo presenti anche a Made in Italy at The Collective, che ci sembra frequentato da veri compratori e non da semplici curiosi". "The Collective, oltre a garantire la continuità con i propri clienti, è anche occasione di nuovi incontri", ribadisce Paola Crea (Galatioto) secondo la quale "oggi la domanda dei compratori USA è molto più consapevole circa la qualità dell’offerta. Possiamo dividere tra una clientela tradizionale e una che invece è in cerca di novità . Comunque, a The Collective incontriamo sempre clienti nuovi e notiamo una forte fidelizzazione di quelli già acquisiti: in particolare, per esempio, abbiamo instaurato un ottimo rapporto con Bendel". Per Michael Burns (Franco Ziche) "la competenza dei buyer è fortemente migliorata e alcuni di loro vogliono addirittura sapere quali sono i filati con cui è stato realizzato il singolo capo. La nostra collezione è fatta di maglieria leggera, colorata e non solo di grigio e nero, ed è piaciuta in modo particolare. Il nostro obiettivo è quello di aumentare il numero di clienti americani e riteniamo che questa nostra prima presenza in fiera sia molto utile per questo". "Per quanto ormai sia conosciuto, un po’ più di richiamo pubblicitario per il salone non guasterebbe - dice Lanfranco Messori (Messori). - Il salone è interessante e attira una clientela varia e differenziata, che ama in particolare le collezioni decisamente 'fashion', come quelle che io realizzo". Alberto Castangia (Castangia dal 1850) sostiene comunque che "in USA rinasce la sartoria italiana, non solo come nuovo gusto dell’uomo americano, ma anche grazie al fatto che gli Stati Uniti oggi godono di un'economia florida e quindi non esistono problemi per quanto riguarda gli acquisti di capi raffinati come quelli made in Italy". Sportswear o classico? Sulla validità della fiera si sofferma anche Graziano De Boni (Marzotto).
"È la seconda volta che partecipiamo alla rassegna e siamo molto soddisfatti grazie ai contatti con i retailer, che rappresentano il target ideale per un 'made in Italy' come il nostro - dice De Boni. - Abbiamo notato una grande attenzione della clientela verso lo sportswear e verso un capospalla moderno e destrutturato. Oltre che sugli specialty e sui grandi magazzini di alto livello, possiamo contare su un'ottima clientela composta da un centinaio di retailer sparsi in ogni località , California, Florida, Chicago, eccetera. Abbiamo da poco aperto una nostra showroom a New York dedicata ai tessuti e ai filati". Secondo Vincenzo Carnevali della Mabro Uomo, siamo di fronte a "un salone stabile e positivo, che conferma i buoni rapporti con una clientela acquisita e fidelizzata. La nostra giacca un po’ segnata, realizzata con tessuti pettinati e leggeri, oppure in cashmere e seta, piace molto, mentre c’è ancora un certo distacco dalla giacca sfoderata per la quale il cliente americano non è ancora pronto. La prossima apertura della nostra showroom a New York conferma tutta l’importanza che diamo a questo mercato". Luciano Torresani (Nervesa), presente per la prima volta a The Collective, esprime la sua soddisfazione per una manifestazione "frequentata da validi dettaglianti, che cercano soprattutto la qualità senza porsi problemi di prezzo. Si tratta di una clientela che si accosta più volentieri al capo tradizionale che non a quello soft". Claudio Marenzi (Herno) afferma che "la fiera ha assunto un ruolo importante per chi, come noi, vuole crescere nel mercato USA. La richiesta è ancora orientata verso la parte più classica delle nostre collezioni, sulla qualità , e dunque i nostri prezzi non rappresentano un problema.
c’è maggiore concorrenza nello sportswear, che ha una produzione mondiale più vasta e dunque presenta sul mercato americano capi a prezzi molto competitivi. Da parte nostra, oltre che sulla qualità puntiamo anche sullo stilismo e intatti da quest'anno presenteremo la nuova collezione Herno Donna disegnata da Rebecca Moses". Concludendo con l’accessorio più importante nella moda maschile, la cravatta, Angela Libani (Cosma) spiega che "per avere successo con gli ottimi retailer visti al salone, occorre che la cravatta abbia un marchio conosciuto e affidabile. Siamo entrati in sintonia con l’esigenza del consumatore USA, cui proponiamo una cravatta classica, con i tocchi di colore che tanto piacciono agli americani".
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