Varese: "Liniziativa del governo che riprenderà a settembre i negoziati con la Svizzera per affrontare la questione dei ristorni fiscali dei 55 mila frontalieri lombardi della zona di confine, che provengono dalle province di Varese, Como, Lecco, Sondrio, è la chiave di volta per risolvere la questione. La diplomazia è la via da percorrere da sempre indicata: di certo non è quella della magistratura elvetica. Che il Pd voglia mettere il cappello politico sulla vicenda è sbagliato oltre che non corrispondente alla verità storica. La vittoria è bipartisan, frutto di un gioco di squadra. Ed è stata ottenuta dapprima con iniziative presso lUnione europea, proseguita con il coinvolgimento a più livelli istituzionali, dalla Provincia di Varese alla Regione Lombardia, alla collaborazione con deputati svizzeri che hanno fatto da intermediari. La vittoria è del territorio e dei lavoratori, che non hanno tessera di partito”. Lo afferma il vice coordinatore lombardo del Pdl ed europarlamentare Lara Comi.
"Se vogliamo inquadrare bene la vicenda – spiega Comi – dobbiamo dire che linteresse sulla problematica dei frontalieri è nato dapprima, ed è stato condiviso, insieme con il consigliere Rienzo Azzi. Nel dicembre 2010 presso il Consiglio e la Commissione europea ho presentato due interrogazioni sulla questione. Ed è proseguita con una battaglia di assessori e consiglieri e regionali del Pdl che è giunta anche presso il Consiglio regionale della Lombardia dove è stata depositata una mozione che chiedeva tra laltro lintervento del governo nazionale e la rimozione della Svizzera dalla black list degli Stati a regime fiscale privilegiato.
Tanto più che lo ha già fatto lOcse. Lo scorso 25 luglio – aggiunge Comi – sono intervenuta a Varese allassemblea di un centinaio dei sindaci di frontiera. Che si è chiusa con la sottoscrizione di un documento comune indirizzato al governo che chiedeva di sbloccare la vicenda. E in quella sede, come europarlamentare, ero accompagnata dal deputato svizzero Ignazio Cassis che si è fatto garante, come rappresentante del governo centrale di Berna, della violazione del trattato bilaterale da parte del Canton Ticino. A dimostrazione che la linea del manicheismo è sbagliata. Non è in corso una guerra tra Svizzera e Italia. E che qualcuno abbiamo soffiato sul fuoco giocando sulla pelle dei lavoratori lombardi con campagne denigratorie solo per ottenere vantaggi fiscali a danno dei comuni di frontiera è inaccettabile”.
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