Grazie a Italia dei Diritti Brunetta fa marcia indietro su pubblico impiego

Il presidente Antonello De Pierro: “Una grande soddisfazione che rende giustizia alle vessazioni subite dai dipendenti statali”

Roma – "Grazie alle numerosissime proteste portate avanti anche grazie alla copiosa e attiva partecipazione dei nostri simpatizzanti che ci hanno sostenuto, con e-mail, lettere e quantaltro, siamo riusciti a far fare marcia indietro al ministro Brunetta”. Questo lincipit di Antonello De Pierro, presidente dellItalia dei Diritti, nel commentare lintroduzione soft nel decreto anticrisi, allart. 17, interamente dedicato agli enti pubblici e ai suoi dipendenti di norme che invaliderebbero la linea portata avanti dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Tra le misure, che con molta probabilità diventeranno legge con la prevedibile conversione, il ripristino delle vecchie fasce orarie di visita per i lavoratori malati, la proroga del processo di stabilizzazione del personale precario fino a tutto il 2010 e lannullamento della decurtazione sul salario accessorio dei primi 10 giorni di malattia. "E una grande soddisfazione - dice De Pierro riferendosi alla silenziosa abrogazione delle norme del noto decreto Brunetta - che rende giustizia a una vera e propria vessazione subita dai dipendenti pubblici che non ha fatto altro che aumentare i casi di mobbing allinterno della PA, essendo diventati gli impiegati molto più ricattabili di prima.
Non abbiamo, infatti, mai compreso la logica con la quale è stato partorito un simile obbrobrio legislativo ma conosciamo perfettamente quali sono state le conseguenze che esso ha ben presto causato”. Ma evidentemente il senno che ha mosso tale decisione è stato lo stesso col quale lentourage del ministro si è rapportato ai collaboratori del movimento allorquando questi chiedevano, a nome del presidente dellItalia dei Diritti, un incontro chiarificatore con il fautore di un provvedimento che in uno Stato dichiarato democratico può essere anche non pienamente condivisibile. Tornando a uno dei temi scottanti del dibattito De Pierro continua: "Vorrei ricordare al sig. Brunetta che, in caso di malattia, le fasce orarie previste dalla legge precedente al suo insediamento, non sono da interpretarsi in chiave repressiva ma di semplice accertamento da parte del medico fiscale delle dichiarate patologie del dipendente ammalato. Quindi non sono misure coercitive come possono risultare quelle che erano state imposte dal suo provvedimento, ovvero dalle ore 8 alle 20, con ununica ‘ora daria dalle 13 alle 14. Queste sono fasce carcerarie, arresti domiciliari che in alcune particolari malattie possono prolungare il periodo di degenza con grave nocumento per la PA stessa, se pensiamo ad esempio allelevato numero di persone affette da depressione o altri disturbi psichici”. Poi ribadendo limpegno messo in pratica dallItalia dei Diritti in questi ultimi tempi il presidente De Pierro afferma: "Linserimento dellart.17 nel decreto anticrisi sancisce il fallimento totale della così chiamata ‘cura Brunetta tanto sbandierata e pubblicizzata allinizio ma magistralmente taciuta nel suo annullamento. Siamo orgogliosi di aver ottenuto questo risultato”. "Tuttavia - aggiunge - in un Paese normale il ministro Brunetta, dopo un insuccesso così clamoroso si sarebbe già dimesso , ma in Italia probabilmente resterà al suo posto e continuerà a fare danni”. E ricorda: "Quando avevamo chiesto, tempo fa, un incontro con lui ci è stato rifiutato, con molta probabilità per paura di confrontarsi su un provvedimento fragile e dal cui contraddittorio sarebbe uscito sicuramente perdente. Per noi è una grande vittoria aver costretto il ministro a fare dientrofront e rendere giustizia ai dipendenti pubblici che hanno dovuto subire insulti, ingiurie e vessazioni apostrofati comefannulloni o ‘panzoni parlando dei poliziotti”. "La nostra battaglia contro il ministro, purtroppo non dimissionario - conclude De Pierro - continuerà ora per il riconoscimento della responsabilità soggettiva a carico dei dirigenti e dei funzionari della PA che attivano procedimenti ingiusti, poi ribaltati dal Tar. Come già ribadito in più occasioni, in questi casi non dovrà pagare lAmministrazione Pubblica ma i singoli responsabili. Anche su questo tema la lotta che porteremo avanti nei prossimi mesi sarà dura e di certo non faremo sconti”.