Roma: "Dopo l’entrata in vigore dell’ormai famoso decreto Brunetta ci siamo attivati con il movimento per evidenziare tutti i fattori influenti negativamente sul personale al quale il provvedimento è rivolto. Non sappiamo, ma alla luce dei fatti riteniamo di no, se il ministro Brunetta sia a conoscenza di un fenomeno denominato mobbing che, purtroppo in maniera molto diffusa, affligge parte del personale della Pubblica Amministrazione". Parole pesanti quelle pronunciate da Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti, che hanno come unico bersaglio il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta, reo di una politica propagandistica di caccia alle streghe (valga su tutte la lotta ai "fannulloni"), ma ignaro o peggio ancora del tutto indifferente ai reali problemi che attanagliano l’amministrazione pubblica, troppo spesso protagonista di episodi spiacevoli. Tra questi la pratica del mobbing sul posto di lavoro.
Afferma De Pierro, da sempre sensibile e attento a portare alla luce questi esempi di cattiva governance: "Dalla nostra inchiesta, fatta di sondaggi e interviste, è emerso che parte delle patologie lamentate dai dipendenti traggono origine dalla pressione psicologica e dalle vessazioni subite sul luogo di lavoro. A tutto ciò - prosegue - va aggiunto anche un discreto numero di disturbi che gli impiegati sono costretti a volte ad accusare per sfuggire ai deprecabili e biasimevoli comportamenti legati al fenomeno in questione".
Altro aspetto inquietante della vicenda riguarda le azioni mobbizzanti a cui molto spesso sono sottoposti i rappresentanti delle forze dell’ordine, anche in virtù dei delicatissimi compiti a cui devono adempiere nell’esercizio del proprio mestiere: "Non è un caso - chiarisce De Pierro - che nell’Arma dei Carabinieri si registrino numerosi casi di suicidio. Dalla nostra inchiesta sono emersi soprusi che definirei agghiaccianti e che spesso i malcapitati non denunciano per paura di ritorsioni o per la complessità che comporta una citazione in giudizio su questo tema. Tra l’altro, il mobbing spesso va ad agire sulle condizioni psico-fisiche: per chi ha in dotazione un'arma è sempre un rischio dichiarare tali patologie per ovvi motivi di opportunità che metterebbero in discussione il mantenimento stesso del posto di lavoro".
Dai risultati in possesso dell’Italia dei Diritti, ottenuti con una specifica inchiesta, si desume un dato allarmante: circa un terzo delle patologie lamentate dagli impiegati della P.A. è causato direttamente o indirettamente dal mobbing. "Noi come movimento - sottolinea il presidente De Pierro - chiediamo al ministro Brunetta di prendere in considerazione e approfondire tale fenomeno, e successivamente attivarsi affinché venga, se non debellato, almeno arginato il più possibile. Tra quegli impiegati «fannulloni» che sono stati lo slogan propagandistico della campagna di Brunetta figurano persone che quotidianamente vengono a contatto e in contrasto con superiori o pari grado che hanno seri disturbi dei tratti di personalità. Pertanto con il loro atteggiamento condizionano pesantemente il buon funzionamento della Pubblica Amministrazione". Chiaro il riferimento al mobbing verticale o bossing che si esercita quando l’attività persecutoria è condotta da un superiore verso un subordinato per screditarlo e costringerlo alle dimissioni.
"Auspico - conclude polemicamente De Pierro - che il ministro si renda conto del doppio disagio a cui viene sottoposto un dipendente vessato da un lato dai mobber e dall’altro da un accanimento deciso dello Stato nel penalizzare l’evolversi clinico delle patologie accusate, un diritto garantito dall’articolo 32 della Costituzione ma che sembrerebbe, in questo frangente, palesemente disatteso".
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