REPUBBLICA DOMINICANA,Il bilancio industriale dei primi otto mesi dell’anno, per le cosiddette ’zone franche’ dominicane delle province di Santiago, La Vega e Espaillat, registra 23.200 posti di lavoro persi e 33 imprese chiuse: la sola Santiago , a causa della chiusura di 13 importanti aziende, ha perso 14.000 posti di lavoro, che generavano un monte salari mensile di quasi mezzo milione di dollari.
Le conseguenze della crisi - provocata secondo il governo dall’alto costo delle materie prime importate dall’estero, a cominciare dal petrolio - oltre che dalla scarsa competitività delle fabbriche dominicane e dalla concorrenza cinese soprattutto nel tessile, rischiano di essere gravi non solo per lo sviluppo del paese e per il prodotto interno lordo del 2005 ma anche, nel breve periodo, per le famiglie e, nel medio, per l’economia locale, alla quale verrà a mancare l’ apporto degli acquisti delle famiglie degli operai e degli impiegati delle aziende chiuse. A La Vega la chiusura di 17 imprese ha provocato 7.200 disoccupati, soprattutto nel settore tessile.
Gli altri posti di lavoro sono andati persi a Espaillat. [LL]
MISNA.ORG
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