VIENNA -- Le delegazioni della Serbia e degli albanesi del Kosovo si incontrano martedì a Vienna per i primi colloqui dalla fine della guerra del 1999. Si parlerà soprattutto di questioni concrete, come le esigenze energetiche della provincia serba, la cui popolazione è in maggioranza albanese, e il ritorno in patria dei profughi. Un tema scottante come la futura indipendenza della regione albanese non dovrebbe essere affrontato.
Il primo ministro serbo, Zoran Zivkovic, e il vice premier, Nebojsa Covic, guidano la delegazione serba. Dall’altra parte, il presidente del Kosovo Ibrahim Rugova e il Presidente del Parlamento Nexhat Daci.
Il riavvicinamento non è iniziato sotto i migliori auspici: il primo ministro della comunità albanese kosovara si è tirato fuori a dispetto delle pressioni dei Paesi occidentali, mentre le autorità politiche serbe hanno minacciato sino all’ultimo un boicottaggio.
Ieri, lunedì, il fallimento dell’iniziativa diplomatica sembrava concreto: i serbi, contrari al fatto che nella delegazione del Kosovo non vi fosse neanche un rappresentante della minoranza albanese, minacciavano di ritirarsi.
Fonti diplomatiche dell’Ue riferiscono che il responsabile della Politica Estera e di Difesa dell’Ue, Javier Solana, si è adoperato freneticamente al telefono per ricomporre la frattura. Nella tarda serata di lunedì è arrivato finalmente il compromesso: il presidente della Serbia e Montenegro, Svetozar Marovic, ha annunciato che una delegazione governativa avrebbe preso parte ai colloqui.
"Sono consapevole - ha detto martedì Solana - che il primo passo di un lungo cammino è, spesso, il più difficile da compiere". "Man mano che si andrà avanti con i colloqui, i progressi diverranno sempre più semplici", ha proseguito.
A dispetto dell’ottimismo di Solana, la questione dei profughi è una vera e propria bomba ad orologeria che mette a repentaglio la buona conclusione delle trattative. Non si tratta solo dei 3.700 dispersi, ma anche dei 180.000 serbi fuggiti dalla regione a maggioranza albanese per timori di rappresaglie dopo la fine delle ostilità nel 1999.
l’emergenza energetica del Kosovo è l’altro tema che riceverà attenzione. La regione della Serbia meridionale soffre, infatti, di cronici blackout. Si parlerà anche di trasporti - gli albanesi del Kosovo chiedono a Belgrado di riconoscere le targhe automobilistiche prodotte in Kosovo - e di telecomunicazioni.
Il Kosovo è sottoposto all’amministrazione delle Nazioni Unite nel 1999 dopo la campagna militare della Nato. l’Alleanza dell’Atlantico del Nord decise di intervenire per interrompere la campagna di repressione degli albanesi da parte delle autorità serbe.
La situazione, a quattro anni di distanza, resta di difficile soluzione: la Serbia ribadisce che il Kosovo è parte integrante della nazione balcanica, mentre gli albanesi continuano a chiedere l’indipendenza.
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