“VINO:MUSICA LIQUIDA...“

Martedì
16:47:40
Marzo
30 2010

“VINO:MUSICA LIQUIDA...“

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Dopo la pausa invernale è arrivato il momento,per noi umili gastronauti foggiani...quelli delle cene a casa di Antonio Marino,di riprendere la navigazione nel “mare magnum“ del gusto,alla ricerca dell’ennesima emozione.
E’ una navigazione che amo definire di piccolo cabotaggio,senza eccessivi voli pindarici,con solide radici nella cucina dell’entroterra dauno e suggestioni che si spingono fino agli estremi contrafforti odorosi del promontorio garganico.Una cucina,la nostra,che sa essere profondamente di terra ed autenticamente marinara,frutto di una cultura e di una civiltà millenarie.
Ci siamo ritrovati in cinque:Antonio,Rosario(2/3 della “Setta dei bevitori estinti “),Roberto,Fabio ed il nostro “chef“ ,nonché padrone di casa,Antonio Marino.L’inizio è di quelli che non fanno correre rischi:il superclassico binomio ostriche e champagne.Ad aprire le danze uno splendido Janisson-Baradon rosè.
Profumo di mare,sentori minerali saturano l’aria.
Nel successivo“brodetto di cozze“ la sapidità dell’intingolo fa da giusto contraltare alla vibrante e densa trama dello champagne e,nell’effluvio di bollicine che rifrangono la luce soffusa della stanza,i primi spasmi di piacere accennano a materializzarsi.
La seconda bottiglia,uno Chardonnay Tasca d’Almerita del 2007,merita una sortita nella memoria.Come non indugiare nei rivoli delle rimembranze al ricordo di una memorabile recensione dello Chardonnay Vendemmia Tardiva del 1992,dopo un 1991miracolosamente baciato dalla Botrytis Cinerea(a latitudini sicule una rarità pressoché assoluta!),che dalle pagine dell“Annuario dei Vini d’Italia“ di Luca Maroni mi svelò l’esistenza di galassie gustative fino ad allora sconosciute?Intuii che il mondo del vino era uno scrigno colmo di infinite piacevolezze da scoprire e sperimentare.E lo Chardonnay della tenuta di Regaleali è sempre stato un vino capace di accendere i sensi,dalla livrea d’oro zecchino,dalla consistenza oleosa,dai profumi minerali ed esotici mirabilmente fusi in un groviglio inestricabile di sensazioni,dall’enorme e congenito portato vanillico potenziato dai dolci umori del legno.
Ma quel che ha scatenato autentici mugolii di piacere è stato il “primo“.Fra le tante paste fresche disponibili la scelta è caduta sui classici “troccoli“ foggiani accompagnati da pomodorini,rucola,patate e cozze.L’aver tagliuzzato finemente parte delle patate ha prodotto...nell’opera lenta e sapiente del mantecare...un parziale fondo di purea che ha avvolto la superficie porosa della pasta,impregnandola e rendendola sfiziosamente rugosa.In un’amalgama perfetta tutti i sapori sono esplosi all’unisono in bocca come onde di una marea inarrestabile.
La preparazione del “secondo“ ci ha fatto riprendere fiato e ci ha concesso un’opportuna pausa di riflessione per resettare papille ormai preda di riverberi gustativi prevaricanti.
Fragranti seppioline cosparse di una lieve impanatura e mazzancolle alla brace costituiscono un passo sicuro quando la materia prima è garantita per freschezza e qualità.Ad accompagnarle un’altra novità,una preparazione avente la duplice funzione di contorno e sorbetto:fettine sottili di arance e finocchi disposte in alternanza e condite con sale,pepe nero,un pizzico di erba cipollina e umettate generosamente con crema di aceto balsamico.
Quale geniale alchimia!Quale rinfrescante e balsamica combinazione!
L’entusiasmo si è moltiplicato all’apertura del terzo campione in bottiglia:Cervaro della Sala 2006.Dopo un inizio olfattivo incerto,tutto il suo alto lignaggio si è dispiegato col progressivo raggiungimento della temperatura ottimale e la giusta ossigenazione.Noblesse oblige,verrebbe da commentare.
Con chardonnay di tal fatta si può affrontare la Borgogna senza tema di sfigurare.
Al dolce si è giunti felicemente stremati.Tale era lo stupore per non aver mai abbandonato il crinale dell’eccellenza per tutta la durata della cena che si è temuto un finale in declino.Ma eravamo ignari di una sorte benigna che ci aveva già riservato una “chiusa“ con veri e propri fuochi d’artificio:la torta “Millefoglie“ di Moffa,uno dei pochi maestri pasticcieri della città,e quel portentoso nettare che risponde al nome di Moscadello di Montalcino 2006 del produttore La Poderina.
E di colpo non è stata più solo una questione di frutti o fiori o un’affare di papille gustative ormai in affanno.
Nella mia anima...prepotentemente...ha fatto irruzione la musica: sembrava risuonassero d’intorno note celestiali ad accompagnare il naufragar dei sensi in un dolce delirio.

ROSARIO TISO

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Source by ROSARIO_TISO


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