Nuova Bocconi, un cuore internazionale per Milano

Venerdì
15:10:15
Ottobre
31 2008

Nuova Bocconi, un cuore internazionale per Milano

Napolitano, Barroso e Moratti all’inaugurazione dell’edificio di via Roentgen, appena designato World Building of the Year al World Architecture Festival. Un patrimonio per l’Ateneo e la città

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Milano: Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e il sindaco di Milano, Letizia Moratti, hanno partecipato, questa mattina, alla cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio dell’Università Bocconi in via Roentgen, all’angolo con viale Bligny.

Segnando il ritorno in un unico palazzo di tutti i docenti della Bocconi, che in passato erano divisi in più edifici, "l’inaugurazione della nuova sede è un fatto storico con grandi implicazioni strategiche e organizzative", ha detto il rettore della Bocconi, Angelo Provasoli, passando le consegne al suo successore, Guido Tabellini, che entrerà in carica domani.

Grazie soprattutto alla nuova aula magna che affaccia su viale Bligny attraverso una grande vetrata, e alla pavimentazione che, da via Roentgen, prosegue uniforme all’interno del campus, l’edificio marca la continuità tra la città e il suo ateneo, a conferma di una tendenza iniziata già nel 1941, con la realizzazione del primo edificio dell’attuale campus. "Nessuno degli edifici della Bocconi, tutti opera di importanti progettisti", ha affermato il presidente dell’Università, Mario Monti, "è mai stato costruito con il solo scopo di creare nuovi spazi per la vita universitaria; ciascuno di essi si è posto come una parte integrante dell’area cittadina. Il nostro campus è l’espressione urbanistica e architettonica della visione culturale della Bocconi, caratterizzata da innovazione e avanguardia, ma anche di una vocazione internazionale che l’Universi! tà ha in comune con la città".

Una simbiosi che proseguirà nei prossimi anni, ha sottolineato il consigliere delegato della Bocconi, Bruno Pavesi, con lo sviluppo dell’area dell’ex Centrale del Latte. "Tali lavori", ha sostenuto il consigliere delegato, "contribuiranno non solo alla capacità dell’Università di offrire servizi di qualità ai propri studenti, ma anche a favorire la riqualificazione urbanistica del quartiere".

Luigi Guatri, presidente dell’Istituto Javotte Bocconi, ha rievocato la scelta, presa negli anni '80 sotto la presidenza di Giovanni Spadolini, di sviluppare il campus intorno alla sede storica di via Sarfatti, anziché cercare spazi ampli in aree più periferiche della città. Il primo progetto di sviluppo dell’area di via Roentgen fu presentato da Guatri, allora rettore della Bocconi, al sindaco di Milano, Paolo Pillitteri, nel 1987. "Trascorsero poi parecchi anni", ha detto Guatri, "ben 21 in totale, a motivo di opposizioni di vario genere. Ma alla fine il buon senso e il desiderio del Comune di Milano e della Regione di aiutarci prevalsero".

Il progetto, assegnato allo studio dublinese Grafton Architects di Yvonne Farrell e Shelley McNamara all’inizio del 2002 a seguito di un concorso internazionale, ha ricevuto il 24 ottobre, a una settimana esatta dall’inaugurazione, il World Building of the Year Award al World Architecture Festival organizzato a Barcellona dalla rivista londinese Architectural Review. Le opere di architettura concluse negli ultimi 18 mesi che hanno preso parte al premio sono state 722, provenienti da 63 paesi, scremate a 224 da 43 paesi per la fase finale di Barcellona.

Pietra e cristallo per una Bocconi che incontra la città

Le vetrate e la piazza su viale Bligny, la pavimentazione che, da via Roentgen, prosegue all’interno e i volumi flottanti degli uffici marcano la continuità con la città e l’incontro tra spazio celeste e sotterraneo Il nuovo edificio dell’Università Bocconi all’angolo tra viale Bligny e via Roentgen, progettato da Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello studio irlandese Grafton Architects, marca la continuità tra la città di Milano e il suo ateneo e, in quanto metafora della metropoli e degli scambi che la animano, è dichiaratamente influenzato dal Broletto, luogo pubblico in cui convivono cortili e volumi sopraelevati.
La capacità di cogliere e restituire in modo innovativo lo spirito della città si è dimostrata decisiva nel convincere la giuria internazionale del World Architecture Festival di Barcellona ad assegnare alla nuova Bocconi il World Building of the Year Award, in un concorso al quale hanno partecipato 722 opere di tutto il mondo completate negli ultimi 18 mesi. Spazio che non si propone solo di ospitare i sette dipartimenti e i 24 centri di ricerca dell’Ateneo, ma anche di stimolare il lavoro intellettuale e creativo: "il palazzo", sostiene Severino Salvemini, ordinario di organizzazione alla Bocconi, "è un'operazione architettonica sofisticata, ancora da personalizzare come un abito sartoriale, ma già chiaro nella sua struttura coraggiosa e azzardata. l’azzardo doveroso di una istituzione che deve dimostrare di saper rompere gli schemi, osare ed essere pioniera anche nel campo degli spazi lavorativi".
l’ingresso si affaccia sul vivace e trafficato viale Bligny con una sorta di piazza, che porta all’ampia vetrata trasparente a precipizio sul grande foyer posto in parte al primo e in parte al secondo livello sotto terra. Anche se il perfetto isolamento acustico assicura che nessuna delle attività interne possa disturbare il quartiere circostante, dal foyer si vede fluire la vita della città e dalla strada è visibile quella del foyer. Proprio questo elemento, simbolico dell’apertura dell’Università verso la città, è quello che ha fatto decidere all’unanimità per il progetto Grafton la giuria del concorso internazionale indetto nel 2001 e conferisce all’edificio il lignaggio di simbolo di pietra e cristallo per la città.
l’edificio, su una superficie di 68.628 metri quadrati, conta sei piani sopra terra e tre piani sotto terra ed è suddiviso in uno spazio pubblico, comprendente l’Aula Magna da 1.000 posti, uno spettacolare foyer da 2.500 metri quadrati su due livelli e cinque sale congressi; e uno spazio privato che comprende postazioni di lavoro per 1.240 persone suddivise in 731 uffici e 53 tra sale riunioni, sale break e sale server. Il parcheggio sotterraneo può ospitare 200 auto. Il nuovo edificio consente all’Università di ricompattare un campus cittadino arrivato, in passato, a contare ben 27 sedi e costituisce l’ingresso, finalmente affacciato verso il centro cittadino, di un'area che comprende edifici attigui di pregio architettonico, a partire dalla sede centrale di via Sarfatti 25, progettata da Giuseppe Pagano e realizzata nel 1941, il pensionato (1953) e la biblioteca (1966) di Giovanni Muzio, la chiesa S. Ferdinando (1962) di Ferdinando Reggiori, la Sda Bocconi (1986) di Vittore Ceretti e l’edificio ellittico ad aule (2000) di Ignazio Gardella. I lavori per il nuovo edificio di via Roentgen, iniziati nel 2002, si sono conclusi nel 2008 e sono costati 100 milioni di euro, compresi gli allestimenti interni.

Nell’imponenza materica della facciata su via Roentgen, dietro la quale si aprono ampi e stupefacenti spazi, il nuovo edificio si rifà al carattere di molti palazzi milanesi, "duri all’esterno, amichevoli all’interno", dichiarano McNamara e Farrell. "è per questo che abbiamo creato un contorno simile a una crosta, a uno scudo, costruito in ceppo di Gré, una pietra locale presente nelle facciate di molti palazzi milanesi. Lo abbiamo poi lavorato per dare il senso di profondità, densità e massa". Il marciapiede di via Roentgen, lungo 90 metri, costituisce, con le parole degli architetti, "uno spazio pubblico che prosegue nell’edificio, portando con sé la superficie di pietra, la pavimentazione della città".
Dal punto di vista architettonico, il progetto ruota intorno a due idee di base: volumi flottanti e diffusione della luce naturale. "Abbiamo pensato gli uffici come spazi sospesi a formare una spettacolare volta, che filtra luce a tutti i livelli", dicono Farrell e McNamara. "Gli uffici formano un paesaggio sopraelevato e abitato".
A dispetto dell’imponente facciata, l’edificio è luminosissimo e stupisce per la mancanza di pilastri. Ambienti aperti, scale ed elementi in cemento armato sembrano sospesi nell’aria, grazie a un principio strutturale simile a quello dei ponti. Le solette dei piani sono appese, attraverso tiranti d'acciaio, a grosse travi e l’impatto visivo è ulteriormente alleggerito dalla presenza di vetrate e aperture che riescono a convogliare la luce naturale fino al sottosuolo. Corti interne, foyer, giardini pensili e terrazzamenti a diversi livelli sono invasi dalla luce, che raggiunge e rischiara quasi a giorno anche i piani interrati.
La continuità tra università e città, marcata orizzontalmente dal grande spazio d'ingresso di fronte all’Aula Magna, è percepibile anche verticalmente grazie ai volumi sospesi degli uffici che consentono agli spazi interni ed esterni di sovrapporsi. "Il punto di energia è dove il mondo celeste incontra quello sotterraneo", raccontano ancora gli architetti. "In termini spaziali il mondo sotterraneo è solido, denso e scavato. Per contrasto, con le loro grandi dimensioni, gli uffici flottano come ponti sospesi nello spazio. Abbiamo così voluto marcare una continuità tra il paesaggio cittadino e quello creato da questo spazio sotterraneo, ma aperto".
La nuova Bocconi World Building of the Year

"Il progetto enfatizza le caratteristiche pubbliche e sociali della vita accademica e la sua capacità di coltivare relazioni con la città e il mondo circostante", secondo la giuria al World Archtecture Festival di Barcellona Il nuovo edificio dell’Università Bocconi all’angolo tra via Roentgen e viale Bligny a Milano, progettato da Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello studio irlandese Grafton Architects, è stato giudicato miglior edificio dell’anno al World Architecture Festival, svoltosi dal 22 al 24 ottobre a Barcellona, e ha così vinto il World Building of the Year Award. l’edificio sarà inaugurato, con una serie di eventi aperti alla cittadinanza, in una tre giorni che durerà da giovedì 30 ottobre a sabato 1 novembre.
La nuova Bocconi si è prima aggiudicata il titolo di migliore edificio nella categoria "Formazione", poi quello assoluto, in competizione con gli altri 16 vincitori di categoria. Al concorso, organizzato dalla britannica Architectural Review e riservato ad opere concluse negli ultimi 18 mesi, hanno partecipato 722 progetti da 63 paesi, 224 dei quali sono giunti alla fase finale di Barcellona.
"Il nuovo edificio per la faculty dell’Università Bocconi di Milano", recita la motivazione della giuria, "è un'aggiunta sobria, ma distintiva, all’ermetico paesaggio cittadino di Milano. Scavato nel centro cittadino, crea un magico regno sotterraneo di sale congressi, cortili e foyer, tutti accessibili al pubblico, con gli uffici per i docenti letteralmente sospesi nello spazio. La giuria ha apprezzato il maturo trattamento degli spazi, della luce e dei materiali locali da parte di architetti che, pur non essendo di Milano, sono riusciti a distillare l’essenza di questa dura città in forme sicure e contemporanee. Il progetto enfatizza le caratteristiche pubbliche e sociali della vita accademica e la sua capacità di coltivare relazioni con la città e il mondo circostante".
Assegnato a Grafton Architects all’inizio del 2002, a seguito di un concorso internazionale ad inviti al quale hanno partecipato dieci studi di prestigio internazionale, il nuovo edificio della Bocconi è stato concluso nel 2008 ed è costato complessivamente 100 milioni di euro. La giuria del World Architecture Festival per la categoria "Formazione" era costituita da Stefan Behnisch, Behnisch & Partner, Germania; Raj Rewal, Raj Rewal Associates, India; Catherine Slessor, The Architectural Review, Gran Bretagna. La supergiuria finale, presieduta da Robert Stern, Yale School of Architecture, era formata da Cecil Balmond, Ove Arup Partners; Ricky Burdett, London School of Economics; Charles Jencks, critico; Suha Ozkan, XXI Architectural Culture Centre, Ankara.

Architettura e cultura alla Bocconi in un sabato per il pubblico

Le visite guidate a cura dell’Aim e "Lo specchio di Borges", spettacolo gratuito di Massimiliano Finazzer Flory, per festeggiare con la città la nascita di un vero campus metropolitano Nove ore di visite guidate, per consentire a tutti di vedere quello che è stato giudicato al World Architecture Festival di Barcellona il miglior edificio costruito al mondo nell’ultimo anno e mezzo, e uno spettacolo di lettura di poesie di Borges per riflettere sul bisogno di conoscenza dell’uomo. Sono i due appuntamenti di domani, sabato 1 novembre, il giorno in cui il nuovo palazzo dell’Università all’angolo tra via Roentgen e viale Bligny si aprirà al pubblico.
Le visite guidate, organizzate dalla Aim, Associazione interessi metropolitani, non riguardano solo il nuovo edificio, progettato da Yvonne Farrell e Shelley McNamara dello studio Grafton Architects di Dublino, ma l’intero campus Bocconi che, grazie all’apertura del nuovo palazzo, che ne costituisce una sorta di portale d'ingresso, acquista nuova compattezza e omogeneità. Ne fanno parte la sede centrale di via Sarfatti 25, progettata da Giuseppe Pagano e realizzata nel 1941, il pensionato (1953) e la biblioteca (1966) di Giovanni Muzio, la chiesa S. Ferdinando (1962) di Ferdinando Reggiori, la Sda Bocconi (1986) di Vittore Ceretti e l’edificio ellittico ad aule (2000) di Ignazio Gardella. Le guide partiranno ogni quarto d'ora dalle 9,30 alle 18 dall’atrio della sede centrale di via Sarfatti 25.
Lo specchio di Borges è il titolo dello spettacolo gratuito che inizierà alle ore 17 nella vecchia aula magna di via Sarfatti 25. Massimiliano Finazzer Flory leggerà poesie di Jorge Luis Borges con l’accompagnamento di musiche di Astor Piazzolla eseguite dal quintetto Neofonia Ensemble del maestro Gianni Mola. "Lo Specchio di Borges è un progetto non solo teatrale che ha al centro l’incontro tra letteratura e musica", dice Finazzer Flory, "mediate dalla filosofia. Si vuole offrire un evento dedicato ai libri, all’amore per i libri, alla passione per la parola. La scenografia interagisce con i temi emblematici dello spettacolo: lo specchio, l’immagine del tempo e dello spazio, e i libri come strumento stupefacente e metafora del bisogno di conoscenza dell’uomo".

Source by Bocconi


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