Stati alterati della coscienza e studi sulla struttura interna del tempo

Mercoledì
09:20:50
Marzo
19 2008

Stati alterati della coscienza e studi sulla struttura interna del tempo

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Firenze: NEUROBIOLOGIA - La copiosa letteratura medica sulle percezioni anomale dello spazio e del tempo da parte di persone in condizioni psichiche particolari (i cosiddetti "stati alterati della coscienza") è stata la base di partenza per l’avvio di un filone di ricerca sulla struttura interna del tempo, su iniziativa di Metod Saniga, un ricercatore dell’Accademia delle Scienze Slovacca.

Di norma, noi percepiamo lo spazio come una realtà tridimensionale in cui ci si può liberamente spostare avanti ed indietro (avendo quindi, nei limiti della propria agilità fisica, il controllo di tutte e tre le dimensioni spaziali) ed il tempo come una realtà unidimensionale, distinta dallo spazio, in cui si ha il controllo soltanto del presente; il passato, infatti, è già stabilito e può solo essere ricordato, mentre per il futuro si possono solo fare ipotesi sulla base della conoscenza del passato e del controllo del presente.

D'altra parte, sappiamo tutti che la coscienza del tempo presenta grandi differenze di percezione fra individuo ed individuo e, nello stesso individuo, in condizioni psicologiche diverse; la più semplice di queste differenze è quella per cui il tempo alle volte ci sembra che fluisca troppo rapidamente, alle volte sembra non passare mai, a seconda se ci troviamo in situazioni di grande piacere o di intensa sofferenza.

Oltre a queste differenze molto comuni, esistono anche numerosissimi casi "anomali", studiati nel dettaglio dalla letteratura medica, di persone che, a causa delle particolari condizioni psichiche in cui si trovano, percepiscono lo spazio ed il tempo in modo del tutto diverso. In certi casi il tempo è descritto come fortemente discontinuo ("frammentato"), in altri viene percepito come se si fermasse del tutto o si espandesse senza limiti. Anche il senso dello spazio viene riferito come fortemente alterato. Lo spazio può apparire a volte amplificato o compresso, condensato o rarefatto, perfino con un numero differente di dimensioni; può, ad esempio, diventare bidimensionale ("piatto"), acquistare altre dimensioni, o anche essere ridotto nella coscienza ad un semplice punto. Succede anche che alterazioni della percezione del tempo siano accompagnate da corrispondenti alterazioni della percezione dello spazio.

È interessante notare che percezioni anomale della realtà vengono anche raccontate frequentemente nella letteratura fantastica, nella narrativa e nella saggistica da parte di scrittori e poeti di notevole spessore come Jorge Luis Borges, Anton Cechov, Hermann Hesse, Oscar Wilde (tanto per citarne alcuni) o da scienziati come C. Gustav Jung.

Tutto ciò contrasta abbastanza nettamente con la descrizione che la fisica dà , per esempio, del tempo, non considerando nel dovuto rispetto la sua direzione privilegiata dal passato verso il futuro e facendo dipendere la velocità del suo passaggio soltanto dalle posizioni e dalle velocità relative dei sistemi di riferimento degli osservatori e dalla presenza di masse gravitazionali. Il tempo e lo spazio, secondo teorie cosmologiche correnti, potrebbero avere avuto inizio ed esistenza con il Big Bang, l’esplosione della singolarità gravitazionale nella quale era concentrata tutta la materia e l’energia dell’universo e nella quale le leggi della fisica non possono avere alcuna validità .

La fisica, quindi, nonostante sia la disciplina scientifica più sofisticata nel descrivere la realtà "oggettiva", non essendo capace di spiegare la direzione ordinaria del tempo, non può, a maggior ragione, dare conto delle "patologie" della percezione di cui si parlava. Per quanto riguarda lo spazio, la fisica non offre una interpretazione plausibile e convincente del perché esso abbia proprio tre dimensioni e giustifica questa caratteristica, insieme ad altre non ancora spiegabili, con l’artificio intellettuale del cosiddetto principio antropico per il quale l’universo è così come è perché, se fosse diverso, noi non saremmo qui ad osservarlo.

Le scoperte della biologia sull’evoluzionismo ed i lavori sulle strutture dissipative, con il concetto di irreversibilità che ne deriva, hanno rafforzato l’idea di tempo direzionale e reso più evidenti le lacune della fisica. Il Premio Nobel per la Chimica Ilya Prigogine arriva a sostenere che il Big Bang da cui è nato il nostro universo non viene da una singolarità ma soltanto da una instabilità di fase; il tempo, secondo Prigogine, ha preceduto il Big Bang e non è nato con esso.

In ogni caso, il vasto repertorio dei fenomeni di percezioni anomale del tempo negli stati alterati della coscienza non è certamente compatibile con il tempo della fisica, nonostante l’aggiunta della direzione privilegiata, individuale o cosmologica, che i processi irreversibili suggeriscono. Il problema fondamentale della cosiddetta realtà oggettiva dello spazio e del tempo non smette di occupare i nostri pensieri.

Saniga ha dedicato alcuni anni allo studio della letteratura riguardante gli stati alterati della coscienza ricavandone la consapevolezza che l’applicazione del metodo scientifico può portare importanti rivelazioni sulla natura del tempo e sulla sua struttura.

Il primo passo è stato quello di operare una prima classificazione degli stati alterati della coscienza in categorie che presentano aspetti similari riguardo alla percezione dello spazio e del tempo. Tra queste categorie sono state riconosciute alcune psicosi mentali in cui i pazienti descrivono l’arresto del tempo o il tuffo nel passato con l’annullamento del futuro, spesso in corrispondenza alla percezione di uno spazio bi-tri dimensionale; le esperienze di prossimità alla morte connesse con la life review (ed, a volte, la life preview), le assunzioni di droghe connesse con l’amplificazione dello spazio insieme con l’espansione del tempo; infine la pratica della meditazione profonda con l’amplificazione più o meno grande del presente, fino alla percezione dell’eternità .

l’abbondanza e la specificità di questi dati sperimentali e la permanente assenza di una loro spiegazione scientifica hanno stimolato Saniga ad utilizzare i metodi della matematica (in particolare della geometria proiettiva) con l’obiettivo di formulare una teoria per la descrizione delle percezioni dello spazio e del tempo.

Il lavoro, iniziato nel 1995, ha visto Saniga interagire con l’Istituto di Fisica Cosmica del CNR di Palermo, con i Dipartimenti di Matematica dell’University of Arizona (Tucson) e dell’Iowa State University, con il Dipartimento di Psicologia della Harward University e con il tedesco Astrophysikalische Institute di Postdam, con cui sono nate proficue collaborazioni scientifiche sull’argomento.

Paul Klee, Labirinto distrutto, 1939 Berna, Klee Stiffung

Nel corso di uno stage di 4 mesi a Palermo, finanziato con una borsa di studio della NATO assegnata dal CNR, Saniga ha portato a termine in questi mesi una prima fase della costruzione di una metodologia scientifica. I presupposti di essa ed una sua prima applicazione ai dati sperimentali riferiti in letteratura sono stati presentati e discussi nel corso di una tavola rotonda internazionale, intitolata Scienza e Trascendenza, organizzata l’8 Maggio scorso presso la sede centrale del CNR in Piazzale Aldo Moro a Roma e, successivamente, nel corso di un seminario tenuto il 10 Giugno presso l’Area della Ricerca di Palermo.

Saniga non ha certamente la pretesa di risolvere un problema tanto fondamentale che ha visto dispute eccellenti fin dagli albori della civiltà , semmai di portare un contributo ad un'antica discussione le cui prime notizie risalgono alla scuola del "divenire reale" di Eraclito. Scuola che, passando per Pitagora ed Aristotele e andando fino a Newton, Kant e Russel, con argomentazioni più o meno complesse e differenziate, considerava il tempo come un fatto fisico reale che la mente umana percepisce ed elabora così come tutti gli altri stimoli esterni.

Esisteva ed esiste, comunque, ancora una scuola alternativa di pensiero iniziata sempre in Grecia da Parmenide con il suo "divenire illusorio", e ripresa prima da Plotino e da S. Agostino, e poi, a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, da Brentano e Husserl, secondo la quale il tempo sarebbe una idealizzazione di contenuti mentali.

In mezzo a queste due concezioni si pone, d'altra parte, Paul Ricoeur, il quale afferma che ambedue contengono una parte di verità e che nessuna della due può occultare l’altra. Potremmo dire che, pur accettando l’esistenza di uno spazio e di un tempo "oggettivi", non è detto che questi corrispondano esattamente alla rappresentazione normale che ne abbiamo.

A mio parere i risultati della ricerca di Saniga ben si accordano con questa visione della realtà . l’esistenza di "stati alterati della coscienza" con percezioni "anomale" dello spazio e del tempo stanno, infatti, ad indicarci una "realtà oggettiva" più complessa di quella che riusciamo a percepire nel nostro "stato normale", il quale potrebbe essere il risultato di una selezione di metodologie operative messe in atto dal cervello umano, anche in funzione delle scelte comportamentali fatte dalle società umane nel corso dei secoli.

di Rosolino Buccheri
Dirigente di Ricerca, Istituto di Fisica Cosmica con Applicazioni all’Informatica del CNR, Palermo

Nella foto: Todd Siler, Detonating consciousness, 1992

Source by FI_CNR


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