Agricoltura e speculazione edilizia hanno distrutto i vigneti

foto:-© di Silvia M. Carrassi di duilio Pacifico

La speculazione edilizia in Avellino città negli anni 70 , di cui il sottoscritto è stato testimone distrusse centinaia di ettari di vigneti oggi DOCG e almeno quaranta proprietà di diritto per usucapione , di altrettante famiglie avellinesi che si ritrovarono con un pugno di mosche in mano e con la propria casa distrutta e con i proprio vigneti recisi dalle ruspe. Essendo un amante della campagna e de verde guardavo da piccolo con le lacrime agli occhi , quello sperpero che distruggevano vigneti di “ Fiano di Avellino” e di “ Sangiovese”, abilmente curati da centinaia di anni; se mi consentite ancora un ricordo , centinaia di ettari di vigne e noccioleti dovettero far posto a qualche Coop. e a qualche Banca; questa zona di Avellino città , ricca di vigneti , si chiama Valle di Avellino, i ed è tutta una zona caotica , piena di scuole come ho detto , cooperative , banche e case popolari semivuote .

I vigneti di Valle di Avellino erano rinomati in tutta la Campania , le famiglie della zona erano conosciute da tutti come quelle che dedicavano grande cura traboccanti alla vendemmia senza aggiunta di “ cartelle “, cioè di Elementi chimici additivi negativi come il solfato di Sodio (Bisolfito in dialetto”¦). Passò velocemente alla parte agronoma: questi terreni suddivisi in vari nuclei familiari, almeno quaranta che partivano (parlo di famiglie , non di singole persone ma di famiglie numerose di almeno Otto/nove persone) dal la Via Morelli e Silvati (storici Ufficiali patrioti ), sino alla contrada periferica detta “ frazione Valle di Avellino” erano coltivati soprattutto a “ Fiano di Avellino” cioè a quella vite che oggi si chiama DOCG e che i latini chiamavano “vitis apiana “ perché le api la gradivano almeno quanto i bevitori di oggi. Un bravo alle api! Inoltre al secondo posto , c'era l’ uva detta Piedirosso che il nonno metteva in purezza nella grande botte e altrettanto facevano i nostri vicini di poi al terzo posto veniva il Sangiovese, insieme allo Sciascinoso, poi la coda di volpe, la fragola rossa e la fragola bianca ( più signorilmente scriverò il Fragolino, sia in versione rouge che in versione Blanc); inutile dirvi il sapere di quel vino fragolo , che profumava di Rose, di mirtillo, di more selvatiche e ovviamente di fragole.. Centinaia di moggi coltivati sin dal 1600 dalle nostre generazioni di contadini avellinesi doc , quanto il loro vino; il sottoscritto è uno degli testimoni dello Scempio e di quelle famiglie.

Un giorno proprietari terrieri mai visti in decine di anni, che volevano esercitare un diritto che neanche il più scadente avvocato poteva sostenere, vennero armati di ruspe, Vigili Urbani e minacce: “o ve ne andate o portiamo i carabinieri” “..qua si deve costruire”¦ annà venì e ruspe” dissero in dialetto, i Ras dell’Avellino di allora E le povere famiglie ignoranti che non erano andati nemmeno alle elementari abboccarono.

Oggi non credo che si possa trovare proprietari tanto ignoranti come i nostri nonni , (ignorante stà per Buona Fede”¦) ma io ho voluto ricordare alla regione Campania e alla Cittadinanza avellinese, quella che beve buon vino, che fine hanno fatto le Campagne di Avellino città e i loro coltivatori diretti per cui oggi nel 2005 si rimpiange da tutte le parti quelle enormi quantità di ettari di terreno coltivati che erano e potevano essere oggi una ricchezza inestimabile per Avellino.