«Vado avanti io. Seguite me e state attenti a dove mettete i piedi». Ma la sorte ha voluto che quel passo falso, compiuto su un tetto, a 25 metri d’altezza, lo facesse proprio lui che aveva avuto la premura di avvertire i colleghi. È morto così Vincenzo D. C., geometra milanese di 44 anni, sposato e con due figli. È morto davanti agli occhi, increduli e terrorizzati, del figlio diciottenne che lavora nella stessa società del padre. Precipitato perché il vetro del lucernario su cui gli era scivolato il piede non ha retto al suo peso e si è infranto facendo precipitare l’uomo lungo la tromba delle scale del palazzo.
Quel percorso sul tetto di via Camperio 14 zona Cordusio il geometra l’aveva fatto molte volte, da quando l’amministratore del condominio l’aveva chiamato per un’infiltrazione d’acqua. Dopo i sopralluoghi, aveva chiamato una ditta specializzata nel sistema della videoispezione delle condutture. E ieri, di prima mattina, era stato fissato l’appuntamento per la riparazione: i tecnici avrebbero dovuto inserire una telecamera nella conduttura delle acque reflue in modo da individuare il punto della perdita. Nell’avvertire le tre persone (il figlio e i due dipendenti della società specializzata) che, insieme a lui, erano salite sul tetto, il geometra si rivolgeva in primo luogo a suo figlio di 18 anni. «Guarda bene a dove metti i piedi», gli aveva detto poco prima che mettesse lui stesso un piede in fallo sul lucernario che fa filtrare la luce nelle scale del palazzo. Il vetro non ha retto al peso di Vincenzo D. C., 44 anni e un fisico piuttosto corpulento. Si è spaccato e l’uomo ha fatto il volo lungo la tromba delle scale, fino al primo piano del palazzo. È morto quasi subito: i medici del "118" hanno cercato di rianimarlo, ma le conseguenze del volo di cinque piani sono state talmente gravi che i soccorritori non hanno fatto in tempo a portarlo all’ospedale. (continua...)
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