ROMA - Stato di emergenza contro l’immigrazione clandestina. l’annuncio del ministro dell’Interno Scajola arriva in una giornata particolarmente drammatica sul fonte dell’immigrazione, con lo sbarco a Catania di mille persone, tra cui centinaia di bambini. Da New York, dove si trova in visita, Scajola ha parlato di un provvedimento, che sarà portato in Consiglio dei ministri, per "dotare i prefetti di tutti i poteri necessari ed eccezionali per gestire questo flusso che ci sta preoccupando in maniera particolare".
Si tratterebbe in sostanza di disposizioni (che secondo le prime indiscrezioni dovrebbero durare tra sei e dodici mesi) per consentire alle autorità di governo di utilizzare lo strumento del decreto per adottare misure immediate, come la requisizione di luoghi per organizzare centri di accoglienza e misure di sicurezza per fronteggiare eventuali nuovi sbarchi.
Ma il nuovo allarme viene anche a cadere in un momento particolarmente caldo del dibattito politico sull’immigrazione: domani torna infatti in discussione alla Camere la legge Bossi-Fini, approvata dal governo. E alle proteste dell’opposizione si aggiungono le tensioni interne alla Casa delle Libertà , con i centristi preoccupati dell’eccessivo peso dei leghisti in materia e la Lega impegnata a sostenere la linea dura.
"Mentre nuovi disperati arrivano all’assalto delle coste italiane - ha detto oggi Giuseppe Fioroni dell’esecutivo della Margherita - il Parlamento si appresta ad approvare una legge che è morta ancor prima di nascere perché inefficace nelle misure e sbagliata nelle premesse: il pugno di ferro in mare non fermerà mai la diaspora". La legge, che andrà - se approvata - a modificare la cosiddetta Turco-Napolitano del 1998, prevede in sintesi: nessuna sanatoria per gli extracomunitari senza permesso di soggiorno, misure ferree per l’espulsione e pene più dure per i recidivi. In più, secondo due emendamenti approvati dal Consiglio dei ministri e dal Senato, saranno utilizzate anche le navi della marina militare per investigare, controllare e ispezionare le imbarcazioni sospettate di trasportare clandestini.
Piero Fassino non nasconde la sua sorpresa per la decisione del ministro degli Interni. "Se il governo ritiene di adottare anche strumenti ulteriori oltre alla legge già in vigore - osserva - è libero di farlo. l’importante è che questo tema venga affrontato sulla base della ragione, del buonsenso e dell’equilibrio. Lasciando da parte i proclami con cui Bossi ha ubriacato per mesi le televisioni italiane".
Ma contro Bossi, questa volta, oltre al centrosinitra c’è anche parte del governo, preoccupato che il protagonismo del leader della Lega in materia di immigrazione possa essere alla fine controproducente. I cattolici soprattutto, dopo che la Conferenza episcopale italiana ha espresso parere negativo sul decreto legge approvato dal governo Berlusconi. "Il problema dei clandestini sta tornando a essere un’emergenza per il nostro Paese - ha dichiarato il presidente del Ccd Marco Follini - e in questo scenario trovo grottesco Bossi possa accusare il governo di far parte di una sorta di ’Spectre’ internazionale ai danni della sovranità italiana. Trovo doppiamente grottesco che l’accusa venga mossa da un membro del governo stesso".
Unberto Bossi, infatti, polemica sul provvedimento di Scajola in corso, se l’è presa con l’esecutivo accusandolo di "muoversi male" nel campo dell’immigrazione e sostenendo addirittura che lo sbarco sia frutto di "combutte internazionali che pretendono di distruggere la sovranità del nostro paese". "Dicono - ha aggiunto Bossi - che li hanno fatti passare perché minacciavano di buttare i bambini in mare, ma questi sono solo alibi per l’impotenza del governo, dove troppa gente perde il suo tempo a pensare al dopo Berlusconi, anzichè mantenere le promesse fatte al popolo prima delle elezioni".
Il Carroccio chiede dunque un giro di vite ancor più duro e minaccia, in caso contrario, di abbandonare la maggioranza. "Il governo rispetti gli accordi presi per la lotta all’immigrazione clandestina o la Lega riconsidererà l’opportunità di restare nell’esecutivo", ha detto Giancarlo Giorgetti, numero due del partito. "I cittadini non hanno visto finora cambiamenti di rotta sostanziali da parte dell’esecutivo rispetto all’opera dei precedenti governi".
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